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Bonaccini (Emilia Romagna): «Per noi sono strategici il lavoro e le imprese»

di Ilaria Vesentini

«La nostra richiesta di autonomia non ha nulla a che fare con la pretesa di maggior potere in sé, né con la richiesta di maggiori risorse. Al contrario, abbiamo avanzato fin dall’inizio proposte molto puntuali per la regione, per rafforzare la capacità di programmazione degli investimenti, di semplificare e snellire procedure e burocrazia, di aumentare l’efficacia e l’efficienza dei servizi». Il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ripete i concetti chiave che sono nero su bianco sin dall’estate del 2017, quando la Giunta pubblicò il primo documento di indirizzo per l’autonomia differenziata. Puntando a ottenere maggiore libertà d’azione su 15 delle 23 materie possibili, 12 di competenza legislativa concorrente Stato-Regioni e 3 di esclusiva statale.

All’indomani del via libera della Conferenza Stato-Regioni e in vista dell’approdo della legge quadro sull’autonomia in Cdm, Bonaccini non intende scendere a compromessi su materie strategiche per la competitività del territorio «come il lavoro e le imprese, la rigenerazione urbana e le infrastrutture, la messa in sicurezza del territorio e la gestione dei rifiuti, l’edilizia scolastica, universitaria e sanitaria». E aggiunge però che l’Emilia-Romagna, a differenza di altre regioni, non ha mai chiesto maggiori risorse o concessioni autostradali, «non vogliamo la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale, né regionalizzare la scuola».

«Nessuno vuole indebolire lo Stato. Noi vogliamo un’Emilia-Romagna forte in un’Italia forte, unita e solidale – aggiunge il governatore del Pd, che anche sull’autonomia si gioca la riconferma alle elezioni il 26 gennaio 2020 -. L’autonomia così intesa, nel pieno rispetto della Costituzione, siamo certi possa essere utile a tutte le Regioni, soprattutto adesso che, come concordato con il ministro Boccia, si profila un impianto che garantisca tutti i territori e tutti i cittadini, a partire dal dover fissare entro un anno i livelli essenziali delle prestazioni da dover assicurare in ogni area del Paese. È l’impostazione che per primo chiesi già al Governo precedente». E conclude: «Rispetto all’approccio iniziale anche Veneto e Lombardia abbiano fatto importanti passi avanti. Alcune loro richieste credo siano superate e questo è un bene, perché ha permesso di superare legittime preoccupazioni ma anche alcuni pregiudizi nel Paese».


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