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Prescritti i reati per lo scandalo rifiuti a Cortina del 2010

di Paola Rossi

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

Si conclude con la prescrizione, con la sentenza n. 1007 depositata ieri dalla Cassazione, la vicenda processuale che ha visto coinvolto l'ex primo cittadino di Cortina nello scandalo del bando comunale, targato 2010, per la raccolta rifiuti. L'ex Sindaco era accusato - insieme all'allora assessore ai lavori pubblici - del reato previsto dall'articolo 353-bis del codice penale (Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente) per aver "cucito su misura" dell'imprenditore da favorire il bando di gara per l'assegnazione del servizio. Obiettivo non raggiunto grazie all'opposizione della funzionaria del servizio appalti pubblici del Comune, che non ha accettato di stilare il bando sotto dettaura e ha contribuito a contrastare l'illecita collusione anche costituendosi parte civile contro i responsabili. La prescrizione è maturata durante il processo per cassazione. Ma al di là dell'intervenuta prescrizione inizialmente gli imputati avevano contestato proprio la configurabilità stessa delle loro condotte nel perimetro del reato, poiché la legge che ha previsto la nuova fattispecie era entrata in vigore il 7 settembre 2010 dopo la conclusione dell'accordo collusivo tra politici e imprenditore. Per i giudici però era rilevante come turbativa di scelta del contraente la condotta successiva, tenuta nell'ottobre dello stesso anno, con cui il sindaco sottoponeva al responsabile dell'ufficio appalti pubblici la bozza di gara concordata con il privato e predisposta da un consulente di questo.

L'abuso non prescritto - Nella vicenda giudiziaria resta però in piedi la condanna per l'abuso d'ufficio dello stesso ex sindaco, in concorso con un altro assessore comunale, contro il capo della municipale di allora, minacciato di non vedersi rinnovare l'incarico se non avesse disattivato tutti i controlli stradali - etilometri e autovelox - durante la campagna elettorale. Per tali indebite pressioni sul capo della polizia municipale, verificatesi nel medesimo periodo in continuazione del reato prescritto, era stata determinata, proprio per tale connessione, una pena più alta, che ora verrà rimodulata in diminuzione dal giudice del rinvio. L'ordine del sindaco, formalmente lecito secondo la catena di comando aveva appunto un contenuto illegittimo determinato da un fine personale, probabilmente la rielezione della propria parte politica, privo di interesse pubblico generale. Infine, va rilevato che sul reato prescritto di turbativa la sentenza chiarisce che il rifiuto del funzionario, che non ha consentito il varo del bando di gara illecito, non declassa la condotta a tentativo, poiché nei "reati di pericolo" basta che si verifichi la situazione di pericolo appunto, al di là se produca o meno conseguenze. E l'avvenuta pressione sul dipendente comunale onesto rappresenta quella turbativa sanzionata dalla previsione del reato.


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