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Cuneo e Pa, bonus al top per ministeri e scuola

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

Da luglio per oltre 3,1 milioni di dipendenti pubblici l’operazione del taglio del cuneo produrrà un incremento del netto in busta paga che oscillerà da un picco massimo di 100 euro medi mensili per i ministeriali ad un picco minimo di 5,79 euro per i i dipendenti amministrativi del comparto università.

L’operazione varata dal consiglio dei ministri di giovedì notte e finanziata con 3 miliardi di euro per il 2020 della legge di bilancio interessa direttamente non solo i lavoratori dipendenti del privato (in primis operai e impiegati), ma anche la stragrande maggioranza dei dipendenti pubblici con redditi annui fino a 40mila euro. Restano fuori in meno di 100mila persone nella Pa: magistratura presidenza del consiglio, carriere diplomatiche e prefettizie, Authority, dirigenza. Il taglio del cuneo, secondo l’ultima versione del decreto legge, interviene solo per il periodo compreso tra luglio e dicembre 2020, attraverso un doppio canale: dal 1° luglio, come detto, il bonus Renzi di 80 euro aumenta a 100 euro netti mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi. Chi, invece, percepisce un reddito da 26.600 euro a 28mila, finora escluso dunque dal bonus Irpef, beneficerà per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga. Per i redditi a partire da 28mila euro, si introduce una detrazione fiscale equivalente (pari a 480 euro rimodulati) che decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro per un reddito di 35mila euro lordi. Oltre questa soglia, l’importo del beneficio continua a decrescere fino ad azzerarsi per chi dichiara 40mila euro di reddito. La platea dei beneficiari, tra lavoratori dipendenti privati e pubblici, aumenta di 4,3 milioni, passando da 11,7 milioni che percepiscono il bonus Renzi a 16 milioni di lavoratori. Il bonus riconosciuto per redditi fino a 28mila euro è un incremento strutturale delle buste paga, mentre la nuova detrazione spetta in via sperimentale per il 2020, e nel 2021 potrebbe essere oggetto della più generale riforma dell’Irpef. Anche se il decreto fa riferimento solo al 2020, la legge di Bilancio ha già stanziato 5 miliardi per il 2021.

Vediamo, nel dettaglio, l’impatto sulla pubblica amministrazione, con la rielaborazione dei dati del conto annuale della Ragioneria dello Stato da parte dello studio De Fusco&Partners. «Sono poco più di 3 milioni i lavoratori del settore pubblico che potranno beneficiare della riduzione del cuneo fiscale per il 2020 - spiega Enzo De Fusco, consulente del lavoro e docente all’Università Roma 3-. Gli esclusi, invece, sono solo 100mila. Quindi nel settore pubblico i destinatari sono quali la totalità. Però solo 149mila lo prenderanno in misura piena di 100 euro al mese per 6 mesi. In media, invece, i lavoratori di questo settore avranno un bonus di 73 euro».

Nel comparto più numeroso, la scuola, con oltre 1,1 milioni di dipendenti tra professori e personale tecnico-amministrativo, che hanno una retribuzione media annuale di 28.440 euro, pari ad un reddito medio annuale di 25.937 euro, il taglio del cuneo fiscale porta ad un incremento netto delle retribuzioni di 440,95 euro da luglio a dicembre, pari ad un incremento mensile di 73,49 euro, che corrisponde ad una variazione del netto del 2,12%. Insomma un incremento significativo, se pur al momento limitato a sei mesi, ma comunque superiore all’ultimo rinnovo contrattuale del 2016-2018 che ha portato in media agli insegnanti aumenti di 96 euro lordi, con oscillazione da 84 a 111 euro.

Come già detto l’aumento massimo riguarda i circa 150mila ministeriali che hanno un reddito annuo medio di 27.487 euro e che otterranno nel semestre 600 euro di aumento, pari a 100 euro mensili in più (+2,77% sul netto). Seguono i circa 10mila dipendenti degli enti pubblici economici e le aziende che producono servizi di pubblica utilità con redditi medi di 29.335 euro, che avranno un aumento di 577 euro tra luglio e dicembre, pari a 96 euro mensili in più (+2,53%). Per i 34.600 vigili del fuoco con reddito medio annuo di 29.710 euro l’incremento semestrale è di 570 euro, cioé 95 euro mensili (+2,48%). Se per le agenzie fiscali il vantaggio medio semestrale è di 494 euro, pari ad un aumento mensile di 82 euro (+1,93%), per i corpi di polizia il beneficio medio corrisponde a 304 euro in più nel semestre, ovvero quasi 51 euro mensili (+1,12%).

«Si tratta di aumenti di importo rilevante - commenta Marco Leonardi, consigliere economico del ministro Gualtieri -, che incrementano le buste paga dei lavoratori della Pa che per tanti anni hanno avuto salari pressoché bloccati. L’auspicio è che questo intervento abbia un impatto positivo anche sulla nuova tornata di rinnovi dei contratti pubblici». Soddisfatta anche la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi che aggiunge: «È certamente un intervento sui redditi medio bassi importante, tuttavia è un primo passo. Vanno rinnovati i contratti, sia pubblici che privati, sono in attesa circa 13milioni di lavoratori. Così come è fondamentale aprire rapidamente il tavolo della riforma fiscale, che deve considerare anche i pensionati. Chiediamo anche la detassazione degli incrementi contrattuali».


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