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Semplificazioni in arrivo per i tributi locali

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Il disegno di legge «Semplificazione», approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (AC 1074), prevede alcune importanti novità per i tributi locali che vale la pena di esaminare pur non essendo ancora definitive in attesa del passaggio in Senato.

Spostamento della scadenza della dichiarazione Imu-Tasi
In primo luogo, l'articolo 10 del Ddl prevede il differimento della scadenza delle dichiarazioni Imu e Tasi dal 30 giugno dell'anno successivo a quello in cui si è verificata la variazione rilevante che comporta l'obbligo della dichiarazione, al 31 dicembre sempre dell'anno successivo.
È dubbio se lo spostamento riguardi anche la Tari, poiché la norma, pur riferendosi espressamente alla dichiarazione Tasi, modifica il comma 684, articolo 1, della legge 147/2013 che in realtà tratta della dichiarazione della Iuc e, quindi, anche della Tari. Da rilevare che non viene spostato il termine della dichiarazione di variazione, contenuto nel comma 685. Forse per un mancato coordinamento normativo.
La norma non appare una reale semplificazione né per i contribuenti, tenuti all'adempimento in un periodo dell'anno di solito pieno di altre scadenze e neppure per gli enti impositori, che dispongono dei dati relativi a talune variazioni incidenti sulla determinazione del tributo con minimo un anno di ritardo dal momento in cui le stesse si sono verificate. Ciò appare contraddittorio con la volontà, annunciata nel disegno di legge sulla «nuova Imu», di far inviare ai contribuenti il modello di versamento pre compilato. Inoltre, a ciò si deve aggiungere la riduzione di almeno 6 mesi del periodo concesso agli enti per la notifica dei conseguenti avvisi di accertamento.

Modifiche allo Statuto del contribuente
Va rilevata, inoltre, la modifica all'articolo 6 dello Statuto del contribuente (Legge 212/2000). L'articolo 15 del Ddl specifica che i modelli di dichiarazione, le relative istruzioni, i servizi telematici, la modulistica e i documenti di prassi amministrativa devono essere messi a disposizione del contribuente, con idonee modalità di comunicazione e di pubblicità, almeno 60 giorni prima del termine assegnato al contribuente per l'adempimento. L'attuale normativa stabilisce solo che i modelli dichiarativi, le istruzioni e le altre comunicazioni siano rese disponibili in tempo utile.
La norma, inoltre, aggiunge all'articolo 6 il comma 3-bis, il quale conferma che i modelli dichiarativi e le istruzioni devono essere comprensibili anche ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria, nonché la riduzione degli adempimenti e degli oneri gravanti sui contribuenti.
Da valutare poi i potenziali effetti sui tributi locali della disposizione dell'articolo 16 che prevede l'obbligo del contraddittorio preventivo per taluni accertamenti dei tributi erariali (modifica che introduce il nuovo articolo 5-ter del Dlgs 218/1997), tenuto conto che in alcuni casi le norme del citato Dlgs sono state ritenute applicabili anche ai tributi locali.

Efficacia delle delibere tributarie
L'articolo 18 del Ddl ha esteso a tutti i tributi comunali, a decorrere dal 2020, l'obbligo dell'invio al ministero dell'Economia e delle finanze delle deliberazioni regolamentari e di quelle riferite alle tariffe ed alle aliquote ai fini della pubblicazione nel sito del dipartimento delle Finanze.
Per i tributi delle Province e delle Città metropolitane tale norma si applica invece dal 2021. Un decreto ministeriale dovrà stabilire le specifiche tecniche da utilizzare per l'invio delle informazioni in formato elettronico, in modo da consentire il prelievo automatico delle stesse e stabilirà altresì modalità di attuazione anche graduale del predetto obbligo. In realtà l'obbligo di invio delle delibere di aliquote e tariffe e dei regolamenti delle entrate tributarie al ministero è già oggi previsto dal comma 15, articolo 13, del Dl 201/2011, il quale però fissa un termine per la loro trasmissione corrispondente a 30 giorni dalla esecutività della deliberazione o comunque entro 30 giorni dalla scadenza del termine per approvare il bilancio di previsione. Addirittura oggi la norma sanziona il mancato invio con il blocco delle risorse spettanti ai Comuni. Tuttavia tali disposizioni non hanno visto le regole attuative che avrebbero dovuto essere definite da apposito Dm.

Pagamento dei tributi
Con l'entrata in vigore della nuova norma scompaiono il termine previgente per l'invio e la sanzione del blocco delle risorse, ma viene introdotto un nuovo termine da rispettare per consentire l'efficacia nello stesso anno delle deliberazioni adottate, quantomeno per tutti i tributi comunali diversi da Imu, Tasi, addizionale Irpef e imposta di soggiorno.
Proponendo lo stesso meccanismo già noto oggi per Imu e Tasi, vale a dire l'obbligo di inoltro telematico della deliberazione al ministero (tramite il Portale dei comuni) entro il 14 ottobre dell'anno di riferimento, per consentire la pubblicazione nel sito del ministero entro il 28 ottobre nel medesimo anno. La deliberazione acquista efficacia solo dal momento della pubblicazione nel sito del ministero, a condizione che sia pubblicata entro il 28 ottobre. Ciò comporta, secondo la previsione del disegno di legge, che tutti i versamenti dei tributi comunali diversi dall'imposta di soggiorno, dall'Imu, dalla Tasi e dall'addizionale Irpef, la cui scadenza è fissata prima del 1 dicembre dell'anno di riferimento, devono effettuarsi utilizzando gli atti applicabili nell'anno precedente (aliquote, tariffe, norme regolamentari e altro).
Solo le scadenze fissate dopo il 1° dicembre comportano l'obbligo di adeguarsi alle regole efficaci per l'anno di riferimento, con conseguente conguaglio. Se le delibere non sono pubblicate entro il 28 ottobre, valgono quelle dell'anno precedente. È del tutto evidente che tale regola crea difficoltà applicative nella Tari, dove i Comuni saranno costretti a fissare l'ultima scadenza di pagamento dopo il 1° dicembre e al massimo entro il 30 aprile dell'anno successivo, se non vogliono pregiudicare l'imputazione all'anno di riferimento dell'accertamento contabile dell'entrata, ed a far corrispondere ai contribuenti nelle prime rate un importo determinato con le tariffe dell'anno precedente e l'ultima rata a conguaglio con le nuove tariffe.
Complicazione inutile considerando che la stragrande maggioranza dei Comuni invia al contribuente l'avviso di pagamento con le somme da pagare e che, pertanto, i contribuenti non devono effettuare alcun conteggio. Ciò, inoltre, nel caso di aumento delle tariffe crea deficienze di liquidita per gli enti fino a dicembre, poiché fino ad allora gli stessi introitano l'entrata commisurata alle vecchie tariffe mentre pagano le fatture del gestore con i nuovi costi. Per non parlare del disagio che si crea nel caso di riduzione delle tariffe, con il cittadino costretto a pagare importi più elevati nelle prime rate rispetto all'ultima.
Complicazioni si hanno anche per la Tosap permanente e per l'imposta sulla pubblicità, le cui scadenze cadono di norma prima dicembre, con i contribuenti costretti a un saldo a gennaio dell'anno dopo, e per la Tosap temporanea (di norma da versare anticipatamente o comunque entro la fine dell'occupazione), che verrebbe a essere quantificata durante l'anno in base alle regole precedenti, costringendo poi a improbabili conguagli con le tariffe dell'anno di riferimento.

Imposta di scopo
Per l'imposta di scopo, il contributo di sbarco, il contributo di soggiorno e il contributo previsto dalla legge di bilancio per il Comune di Venezia, sempre a decorrere dal 2020, i regolamenti comunali avranno efficacia solo dalla primo giorno del secondo mese successivo a quello della pubblicazione nel sito del ministero dell'Economia e delle finanze, pubblicazione che avviene entro 15 giorni lavorativi dalla data di inserimento da parte del Comune nel Portale del federalismo fiscale. In questo modo si precisa che la decorrenza dei regolamenti comunali in materia, che si ricorda possono essere adottati anche dopo la scadenza del bilancio, avviene solo dopo la loro approvazione e dopo un congruo tempo dato ai contribuenti per adeguarsi.
Il Ddl provvede poi ad abrogare il comma 2, articolo 52, del Dlgs 446/1997, sopprimendo l'ormai desueta e da tempo abbandonata pubblicazione di un avviso in Gazzetta Ufficiale relativo all'adozione dei regolamenti sulle entrate comunali. Tuttavia il comma 2 fissava anche la decorrenza dell'efficacia dei regolamenti comunali il 1° gennaio successivo a quello della loro approvazione.
In ogni caso l'articolo 53, comma 16, della legge n. 388/2000 continua a specificare che la decorrenza dei regolamenti delle entrate comunali è fissata al 1° gennaio dell'anno di riferimento, qualora gli stessi siano approvati entro il termine previsto dalla legge statale per l'approvazione del bilancio di previsione. Meno chiara a questo punto diviene la decorrenza di un regolamento approvato oltre il termine del bilancio, venendo a mancare la regola generale che la fissava al 1° gennaio dell'anno successivo.

Beni merce esenti da Tasi
L'articolo 19 del Ddl esonera dalla Tasi i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita, fintantochè permanga tale destinazione («beni merce»), a decorrere però solo dal 2022, stimando un minor gettito complessivo di 15 milioni, ristorato dallo Stato ai Comuni. Viene meno quindi da tale data la facoltà per il comune di continuare ad applicare il tributo su detti beni (esenti da Imu), nella misura massima del 2,5 per mille.

Eliminazione obbligo dichiarativo per comodati e canoni concordati
In tema di riduzioni, il Ddl elimina l'obbligo dichiarativo necessario nell'Imu e nella Tasi per poter beneficare della riduzione prevista in favore delle abitazioni concesse in comodato, nonché quello previsto per la riduzione di aliquota nel caso di abitazioni locate con contratti a canone concordato, per il quale è anche vietato imporre altri oneri dichiarativi o di comunicazione. Curiosamente però, nel caso di canone concordato, l'eliminazione dell'obbligo è stata effettuata solo per l'Imu e non anche per la Tasi.

Altre disposizioni
Un'altra disposizione che interessa il settore tributario è quella contenuta negli articoli 27 e seguenti del Ddl, laddove si prevede la concessione di contributi pari all'ammontare dei tributi comunali pagati nell'anno precedente, in favore di talune attività artigianali, commerciali, che provvedono all'ampliamento di esercizi commerciali esistenti o alla riapertura di esercizi chiusi da almeno 6 mesi, situati nei Comuni fino a 20mila abitanti. La gestione di tali contributi, finanziati dallo Stato, ricade sui Comuni e in particolare sul responsabile del servizio tributi per quanto attiene alla determinazione dell'importo dovuto.
Infine, occorre segnalare la norma che consente ai Comuni di introdurre nei propri regolamenti che il rilascio di licenze, autorizzazioni, concessioni ed il relativo rinnovo in materia commerciale o produttiva sono subordinati alla verifica della regolarità del pagamento dei tributi locali (articolo 35).

(*) Vice presidente e docente Anutel


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