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Aggiornamento inventari e stato patrimoniale

di Antonino Borghi (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Nel questionario sui bilanci di previsione 2018/2020 allegato alle linee guida per la relazione dei revisori dei conti degli enti locali, approvate dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti con delibera n.8/2018, è contenuta nella sezione terza la domanda n. 7 che intende sapere se «il sistema contabile integrato e le misure organizzative interne garantiscono il costante e corretto aggiornamento degli inventari e dei conti patrimoniali accesi alle immobilizzazioni». Una corretta applicazione del sistema integrato, infatti, richiede oltre la rilevazione automatica delle scritture economico-patrimoniali anche l’aggiornamento degli inventari per le movimentazioni delle immobilizzazioni.

L’atto di liquidazione
Sul piano pratico è necessario che l’atto di liquidazione della spesa che fa scaturire rilevazioni economico patrimoniali contenga anche tutte le indicazioni per le scritture inventariali e, se la spesa è assistita da contributi in conto capitale, anche l'indicazione dell'importo da rilevare nei «Ratei e risconti passivi e contributi agli investimenti» nel passivo dello stato patrimoniale.
In particolare per la manutenzione straordinaria l’atto deve indicare nel dettaglio su quale bene è per quale importo è stata effettuata. In generale l’incremento delle immobilizzazioni deve trovare un collegamento con le rilevazioni nella contabilità finanziaria del titolo II. Una manutenzione classificata come straordinaria perché ha comportato un ampliamento, ammodernamento o miglioramento degli elementi strutturali del bene, che si traduce in un effettivo aumento significativo e misurabile di capacità, produttività, sicurezza o di vita utile del bene, sin dall’impegno deve essere rilevata al titolo II per permettere poi in sede di liquidazione la corretta rilevazione nelle immobilizzazioni e la scrittura inventariale.
Nella contabilità finanziaria occorre rilevare anche i fatti gestionali dell’esercizio riferiti al patrimonio immobiliare che non hanno dato luogo a transazioni monetarie, quali per esempio le permute, le acquisizioni gratuite, le donazioni, le dismissioni di cespiti, le opere acquisite a scomputo di contributi concessori.

Le scritture inventariali
Le scritture inventariali sono la fonte descrittiva e contabile valutativa per la compilazione dello stato patrimoniale. Ciascun valore incluso nel patrimonio permanente dovrà essere supportato ai fini informativi, di conciliazione e controllo da analitiche scritture descrittive ed estimative. L’inventario deve essere chiuso al termine d’ogni esercizio, conciliando il dato fisico con quello contabile, costituendo documento di dettaglio delle attività e passività dell’ente.
Le eventuali differenze fra inventario contabile (quello risultante dalla contabilità integrata) e inventario fisico necessitano di un atto motivato di eliminazione dei beni fuori uso da parte del responsabile del servizio a cui il bene era stato affidato. Le variazioni inventariali non rilevate nel sistema contabile, dovranno essere comunicate dagli agenti responsabili all'ufficio competente per le conseguenti annotazioni. Se un bene non ha completato il processo di ammortamento, ma è di fatto non più utilizzabile deve essere dichiarato fuori uso rilevando la minusvalenza.

Il patrimonio
Il patrimonio è scindibile in patrimonio finanziario e patrimonio permanente.
Per il patrimonio finanziario (crediti, disponibilità liquide, debiti) il conto del bilancio e i suoi allegati, costituiscono, di fatto, l’inventario. Per il patrimonio permanente (immobilizzazioni, rimanenze, attività finanziarie, ratei e risconti, debiti da finanziamenti, beni di terzi in uso, crediti inesigibili ecc.) è necessario invece disporre di apposite scritture inventariali.
La sezione delle Autonomie, con delibere n. 32/1986 e n. 650/1988, ha ritenuto che per quanto attiene alla funzione ricognitiva il patrimonio permanente si ricollega al riepilogo degli inventari, mentre gli aspetti riguardanti il patrimonio finanziario sono collegati al conto annuale di bilancio. I cespiti completamente ammortizzati, ma ancora funzionanti, devono comunque restare esposti negli inventari e nello stato patrimoniale con evidenziazione del costo originario e degli ammortamenti accumulati.
È possibile tenere inventari sezionali o settoriali; le risultanze complessive vanno a costituire l'inventario generale i cui valori devono essere conciliati con quelli espressi nello stato patrimoniale.
Agli inventari sono allegati i titoli, gli atti, le carte e tutti i documenti di rilevazione delle attività e passività permanenti. I beni di modesto valore possono, dal Regolamento di contabilità, essere considerati beni di consumo da impegnarsi al titolo I della spesa e quindi non inventariabili. Per i beni mobili non inventariabili, (e quindi non capitalizzabili) come definiti dal Regolamento di contabilità, l'ente deve porre in essere le rilevazioni disposte dal Regolamento stesso.

(*) Presidente Ancrel


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