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Si ampliano i controlli del collegio sindacale nelle società partecipate

di Paolo Salani (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Siamo in periodo di approvazione dei bilanci di esercizio delle società di capitali, tra le quali sono ricomprese quelle partecipate da enti pubblici.
In virtù dell'entrata in vigore del Dlgs 175/2016, meglio conosciuto come «Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica» tutte le società partecipate da enti pubblici devono avere, obbligatoriamente, un organo di controllo. Nella maggioranza dei casi tale organo è il collegio sindacale.
Il ruolo del collegio sindacale è particolarmente delicato in tutte le realtà societarie, ma ancor più lo è in tutte le società nelle quali trova applicazione anche l'impianto normativo delineato dal Dlgs 175/2016.

Ruolo del collegio
Ricordiamo che l'articolo 2403 del codice civile stabilisce che il collegio sindacale ha il dovere di vigilare sull'osservanza della legge e dello statuto. Il compito si concretizza nella vigilanza sulla correttezza formale degli atti e delle delibere assunte dagli organi sociali e si compie di norma, durante le riunioni sia del consiglio di amministrazione che dell'assemblea dei soci.
Il controllo di legittimità del collegio dei sindaci, in merito alla vigilanza sul rispetto di tutte le norme statutarie e delle norme legislative si esplica, ad esempio, con l'accertare la regolarità delle convocazioni sia del consiglio di amministrazione che dell'assemblea dei soci, in particolare, ai sindaci compete la verifica del rispetto dei termini di convocazione (si veda l’articolo 2366 per le Spa e 2479-bis per le Srl).
I sindaci hanno l'obbligo di assistere alle riunioni di consiglio e alle adunanze assembleari e in questi contesti hanno altresì l'obbligo di intervenire in modo critico se insorgono violazioni della legge o dello statuto.

Società partecipate
In questo quadro generale, in cui si muove il collegio, dobbiamo necessariamente porre attenzione sul mondo delle “società partecipate” da enti pubblici e alle novità introdotte dal Dlgs 175/2016. In particolare, nel testo unico in materia di società a partecipazione pubblica c'è un preciso riferimento, di carattere sanzionatorio, che può incidere sullo svolgimento dell'assemblea dei soci. L'attenzione del collegio sindacale va focalizzata in tutti quei casi per i quali è applicabile l'articolo 24, comma 5, del Tusp, che pone dei limiti stringenti al diritto di voto delle amministrazioni pubbliche che detengono partecipazioni in società di capitali. La norma infatti prevede testualmente che: «In caso di mancata adozione dell'atto ricognitivo ovvero di mancata alienazione entro i termini previsti dal comma 4, il socio pubblico non può esercitare i diritti sociali nei confronti della società e, salvo in ogni caso il potere di alienare la partecipazione, la medesima è liquidata in denaro in base ai criteri stabiliti all'articolo 2437-ter, secondo comma, e seguendo il procedimento di cui all'articolo 2437-quater del codice civile».
Le disposizioni dei commi 3 e 5 dell'articolo 24 del Dlgs 175/2016, come stabilito dall'articolo 21, comma 2, del Dlgs 100/2017, si applicano a decorrere dal 1° ottobre 2017 e sono fatti salvi gli atti di esercizio dei diritti sociali di cui al predetto articolo 24, comma 5, compiuti dal socio pubblico sino a tale data.

Enti pubblici
Ritornando ai compiti del collegio sindacale nei casi in cui operi all'interno di una società partecipata da enti pubblici e pertanto nel contesto in cui siano applicabili le disposizioni del Dlgs 175/2016, appare necessario che il collegio stesso ponga in essere ulteriori procedure di controllo volte a verificare se il socio pubblico (o i soci pubblici) facenti parte della compagine sociale sia o meno dotato dell'esercizio del diritto di voto o del diritto alla partecipazione all'assemblea dei soci.
Il controllo del collegio sindacale che riguarda l'applicabilità del comma 5 dell'articolo 24 del Dlgs 175/2016 nei confronti dell'amministrazione pubblica socia della società, dovrà comunque essere posto in essere in modo concomitante al controllo che dovrà essere necessariamente e prioritariamente effettuato da chi è chiamato a presiedere l'assemblea dei soci. È infatti il presidente dell'assemblea il primo responsabile rispetto alla violazione di una normativa di legge.

Operatività
In caso di differente valutazione sull'applicabilità della normativa tra chi presiede l'assemblea ed il collegio dei sindaci, da un punto di vista operativo, il collegio sindacale può assumere il comportamento volto ad intervenire in modo critico all'eventuale discussione sul merito e far emergere i profili delle eventuali violazioni della legge, far constatare, nel verbale della riunione, il dissenso nel caso in cui, nonostante l'interpretazione data si voglia, da parte dei soci e/o del presidente dell'assemblea comunque assumere delibere in contrasto con la legge o lo statuto.
Successivamente all'adozione della delibera, il collegio può impugnare le delibere assembleari annullabili poiché difformi al dettato della legge e dello statuto, ai sensi dell'articolo 2377 del codice civile.

(*) Dottore commercialista e revisore legale


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