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Blocco dell'avanzo di amministrazione e fondo pluriennale vincolato dopo la bocciatura della Consulta

di Luigi Filace (*) - Rubrica a cura di Anutel

La sentenza della Corte costituzionale n. 101 del 2018, cbociando il blocco dell'avanzo di amministrazione e del fondo pluriennale vincolato, pone una questione determinante per gli equilibri finanziari degli enti locali sottoposti alle regole del pareggio (raggiungimento del saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, della legge 24 dicembre 2012 n. 243) .

Il giudice delle geggi, infatti, nel dichiarare l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1, comma 466, della legge 11 dicembre 2016 n. 232 (Legge di Bilancio 2017) «nella parte in cui non prevede che l'inserimento dell'avanzo di amministrazione e del fondo pluriennale vincolato nei bilanci dei medesimi enti territoriali abbia effetti neutrali rispetto alla determinazione dell'equilibrio dell'esercizio di competenza» costringe il Legislatore a riscrivere il concetto di equilibrio dettato dalle norme vigenti.

In effetti, alla luce di questa pronuncia, gli enti soggetti alle regole del pareggio di bilancio sono posti nella condizione di includere e considerare – stabilmente - tra le poste costituenti le entrate dell'esercizio di competenza, la quota di avanzo libero e/o vincolato che l'ente intenda iscrivere nel primo esercizio della programmazione finanziaria.

La conseguenza di quest'operazione comporterebbe un miglioramento oggettivo del risultato valido ai fini del conseguimento del saldo utile al pareggio certificato in sede di bilancio di previsione all'Allegato n. 2 «Prospetto allegato al bilancio di previsione».

L'addendo positivo, infatti, pari alla quota di fondi, vincolati dall'ente nel risultato di amministrazione (desumibili dal modello A allegato del rendiconto nella parte «totale parte vincolata C»), applicati e quindi utilizzati nell'esercizio, parteciperebbero – a pieno titolo - alla computazione finale del saldo.

La formula potrebbe, cosi, essere esplicitata sinteticamente:
Avanzo + FPV ( - meno quota finanziata da indebitamento ) + titoli 1 + 2 + 3 + 4 + 5 (Entrata) - Titoli 1 – ( FCDE) + 2 + 3 (Spesa)

Utilizzando questa metodologia, si sterilizzerebbe l'effetto precedente che vedeva l'applicazione di quote di avanzo libero e/o vincolato gravare – direttamente - sulla quota di deficit disponibile per l'ente.

La copertura finanziaria specifica delle spese correnti e d'investimento finanziate da questa entrata - riferita alla quota di avanzo applicata al bilancio dall'Ente con le procedure stabilite dal Tuel e dai principi contabili -, limiterebbe – così - sostanzialmente i “gravosi sacrifici” che i Sindaci sopportano per il conseguimento dell'obiettivo.

Questo appare il senso della pronuncia della suprema Corte, in particolare al punto delle motivazioni 6.2.2 che qui si riporta: «È illegittimo altresì nella parte in cui non prevede che l'impiego dell'avanzo di amministrazione e del fondo pluriennale vincolato abbia effetti neutrali rispetto alla determinazione dell'equilibrio del bilancio di competenza».

(*) Funzionario titolare Po alta professionalità presso Direzione Infrastrutture - Lavori Pubblici Mobilità del Comune di Napoli


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