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Lo stato della finanza locale e il problema riscossione

di Tommaso Ventre (*) - Rubrica a cura di Anutel

L'approvazione dell’emendamento «salvanapoli» nel decreto Milleproroghe in discussione al Senato, offre lo spunto per una amara riflessione sullo stato in cui versano le finanze degli enti locali e su come governo e parlamento, pur nello spirito di soluzione di problemi di ampia portata, rincorrano il caso specifico senza un disegno organico e strutturale; sicchè la legge più che essere generale e astratta diventa sempre più specifica e distratta.
Se il dissesto di un Comune non fa più notizia e appartiene, oramai, alla cronaca locale, troppo poco ci si chiede perché si verifichino (e si possano ancora continuare a verificare) situazioni di dissesti a catena. Ci si dovrebbe quanto meno interrogare, oltre che sul profilo giuridico su quello morale di uno Stato che consente il dilagare di un fenomeno, non certo auspicabile, di fallimento di amministrazioni pubbliche. Se sul piano civilistico l'ordinamento cerca di porre degli argini e adotta misure di salvaguardia della pubblica fede, sul piano pubblicistico questo non avviene e troppo spesso chi ha causato il deficit degli enti non solo rimane «impunito», ma anzi continua ad amministrare (indifferentemente come amministratore eletto o come responsabile della gestione).

Manca la «presa di coscienza»
Gli studi sull'argomento e le iniziative legislative non hanno portato, ancora, a una presa di coscienza del fenomeno patologico delle uscite che superano le entrate nel quale versano alcuni enti. Fenomeno accentuato con il processo comunemente denominato federalismo fiscale, che nel nostro Paese più che avere accresciuto l'autonomia finanziaria dei Comuni (allo stato solo virtuale) ha spalmato sugli stessi il debito pubblico dello Stato!
Le analisi statistiche, tra cui quella condotta dall'Università Ca' Foscari, inoltre, hanno evidenziato come il dissesto sia anche in parte prevedibile sulla base dell'analisi di alcuni indicatori, e come sia forte la connotazione territoriale del fenomeno (concentrato soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia).
La grave crisi finanziaria che molti enti oggi attraversano è in alcuni casi dovuta alle inefficienze di gestione del sistema di riscossione. Inefficienze che diventano tanto più gravi e irrimediabili quando sono dovute a cattive gestioni esterne alle amministrazioni dei Comuni. Tributitalia e Mazal rappresentano solo alcuni di quei casi che hanno avuto una rilevanza anche mediatica (a causa delle enormi esposizioni e dei danni causati alle casse dei Comuni) di società che all'apparenza sembravano essere partner affidabili e serie e poi invece si sono rilevate fallimentari!
Quando poi è lo stesso Stato, anche sotto tale profilo, a causare squilibri finanziari, occorre davvero interrogarsi sul sistema in generale e pensare a una riforma dei meccanismi e degli strumenti. Sul punto basti pensare alla gravità, da nessuno evidenziata, della recente conferma della condanna di Equitalia nel giudizio di appello contro il Comune di Ciampino (Corte dei conti, sentenza n. 34/2018). Orbene, con tale pronuncia la Corte dei conti ha riconosciuto il cattivo operato dell'agente della riscossione condannandolo (seppure ridimensionando la condanna di primo grado che lo vedeva soccombere di circa dodici milioni) a risarcire all'ente quasi dieci milioni di euro per somme non riscosse. Le situazioni, similari in tanti Enti, dopo la prima condanna operata dalla Corte dei Conti Sezione giurisdizionale del Lazio che, con la sentenza del 6 maggio 2015 n. 255 sono state diverse e la giurisprudenza contabile sempre più spesso si sta pronunciando contro l'operato di Equitalia (si veda ad esempio la recente Sentenza n. 69/2018 della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Regione Calabria).

Il controllo sui ruoli in riscossione
È fondamentale quindi un costante controllo sui ruoli affidati, che possa avvenire anche con meccanismi più efficienti e tempestivi di verifica. Troppo spesso infatti si è ritenuto sufficiente liberarsi del problema riscossione coattiva con l'affidamento a Equitalia, senza poi preoccuparsi di vigilare sull'operato e sui risultati riportati dimenticando che una efficace ed effettiva riscossione coattiva è il punto di partenza del risanamento delle casse degli Enti, perché solo laddove il contribuente si vede aggredito e spogliato dei propri averi per la partecipazione alle spese pubbliche sarà spronato ad adempiere puntualmente alle obbligazioni tributarie a suo carico.
L'autoadempimento del contribuente rappresenta oggi più che mai la marcia in più di cui gli enti hanno bisogno per potere avere un flusso costante e definito di entrata che consenta una quanto meno non affannosa gestione della macchina comunale lungo la strada in salita dell'autonomia finanziaria.

(*) Professore aggregato di fiscalità degli enti locali Università della Campania L. Vanvitelli - Docente Anutel


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