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Derivati, la Regione Sicilia cerca l’uscita anticipata

di Nino Amadore

Una strategia che coinvolge a vario titolo la Regione siciliana, Cassa depositi e prestiti e banche per chiudere una volta e per sempre l’epoca dei contratti derivati nell’isola. I contratti in essere sono cinque e risalgono tutti al 2005 con scadenze che vanno dal 2021 al 2023; allora al governo della Regione siciliana c’era Totò Cuffaro: lo scopo era di coprire con queste operazioni derivate i rischi dei tassi dei mutui già contratti con Cassa depositi e prestiti.

I primi passi per chiudere anticipatamente la partita sono stati fatti: intanto è stata avviata la rinegoziazione con le cinque banche con cui la Regione ha contratti derivati in essere e poi è stato ottenuto dal Mef il via libera nell’ambito di una operazione che riguarda la rinegoziazione complessiva di tutti i mutui in essere della Regione con Cassa depositi e prestiti. Sono i passaggi illustrati dall’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione Gaetano Armao che ha annunciato l’operazione nell’ambito della presentazione del Bollettino sul fabbisogno finanziario della Regione siciliana. «Abbiamo definito l’operazione finanziaria, siamo ai dettagli - ha detto l’assessore -. Posso dire al momento che la Sicilia è la prima Regione a farlo: si tratta di un progetto pilota. Non posso aggiungere altro».

Per il momento, dunque, bisogna accontentarsi dei documenti distribuiti. Secondo i tecnici dell’assessorato all’Economia, intanto, l’operazione finanziaria che consentirà di azzerare i contratti derivati e i relativi oneri (oggi 40 milioni annui) e «far conseguire ai bilanci regionali, a partire dal 2019, futuri consistenti risparmi di spesa». Secondo la Corte dei conti «in termini di soli maggiori interessi nel periodo di vita dei derivati (2005-2017)la Regione ha sostenuto , rispetto a quanto dovuto alla Cassa depositi e prestiti, spese per 297,4 milioni di euro». Per la Corte dei conti «l’andamento dei tassi attesi genera un mark to market estremamente negativo, tale che risulta pressoché impossibile chiudere questi onerosi contratti e liberare risorse che potrebbero essere destinate alle funzioni istituzionali dell’ente».

Altro dato, sempre secondo i tecnici dell’assessorato, è quello dell’esposizione debitoria verso le banche controparti che al 31 agosto di quest’anno era di 191 milioni: in pratica, sempre secondo quanto riportato nel Bollettino, il mark to market con Nomura al 31 agosto è di -62,752 milioni, quello con Bnl e Merrill Lynch di -69,525, quello con Deutsche Bank e Unicredit di -33,044 milioni. Ma allegato al Bollettino presentato ieri c’è un quadro di quella che viene definita esposizione verso le controparti Swap.  Questa la situazione descritta degli swap: con Nomura un nozionale swap residuo di 134,416 milioni; con Merrill Lynch (nozionale swap residuo di 94 milioni); con Bnl (residuo di 45,8 milioni); con Deutsche Bank (residuo di 64,7 milioni); con Unicredit (residuo di 50,9 milioni).  Per un totale di poco più di 389,9 milioni. In pratica la somma che dovrebbe essere restituita a Cassa depositi e prestiti.


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