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Nuove regole di finanza pubblica, opportunità preclusa agli enti in disavanzo

di Daniela Caianiello (*) - Rubrica a cura di Anutel

La legge di bilancio 2019 apre nuovi e ampi margini di manovra per poter finalmente agevolare la ripresa degli investimenti degli enti locali, che nell'esercizio 2017 hanno registrato un’ulteriore contrazione del 9,1%, toccando il minimo storico degli ultimi 40 anni pari all'1,5% del Pil (come rilevato dal rapporto della Banca d'Italia «L'economia delle regioni Italiane»). Le rigide regole dettate per il rispetto del pareggio di bilancio sono tra le motivazioni principali della riduzione della spesa in conto capitale e il loro superamento è sicuramente un'opportunità di rilancio per la nostra economia.

Gli obiettivi minimi
I nuovi equilibri delineati dalla legge di bilancio all'esame del Parlamento prevedono che gli enti dovranno garantire, esclusivamente a consuntivo, un risultato di competenza positivo (allegato 10 al Dlgs 118/2011) e ai fini del raggiungimento di tale obiettivo concorreranno anche: l'applicazione dell'avanzo di amministrazione (di parte capitale e di parte corrente), il fondo pluriennale vincolato (compreso quello derivante da indebitamento), e la gestione del debito (sia le entrate derivanti da mutui che le spese destinate all'ammortamento degli stessi).
Purtroppo di buona parte di queste aperture previste dalla norma non potranno beneficiare gli enti che in fase di riaccertamento straordinario dei residui nel 2015 hanno registrato un disavanzo: queste amministrazioni, nonostante la norma abbia consentito il recupero del disavanzo in 30 anni, senza prevedere alcuna sanzione per quelle che si fossero avvalse di tale facoltà, di fatto saranno penalizzate, perche sarà preclusa loro la possibilità di applicare l'avanzo vincolato, accantonato e destinato.

Enti in disavanzo
La bozza della legge di bilancio 2019, infatti, prevede che gli enti in disavanzo possano applicare al bilancio di previsione avanzo vincolato, accantonato e destinato per un importo non superiore al risultato di amministrazione al 31 dicembre dell'esercizio precedente, al netto della quota minima obbligatoria accantonata per il fondo crediti dubbia esigibilità e del fondo anticipazioni di liquidità, incrementato dell'importo del disavanzo da recuperare iscritto nel primo esercizio del bilancio di previsione.
Qualora tale importo sia negativo gli enti possono applicare al bilancio di previsione la quota vincolata, accantonata e destinata del risultato di amministrazione per un importo non superiore a quello del disavanzo da recuperare iscritto nel primo esercizio del bilancio di previsione.
Quindi, a fronte di una liberalizzazione nell'utilizzo dell'avanzo per tutti i Comuni non in disavanzo, per gli altri, che pure rappresentano una consistente parte, si realizzerebbe di fatto un blocco dell'applicazione dell'avanzo, soprattutto per quelli che non riescono a bandire le procedure di gara entro l'esercizio in cui è accertata l'entrata correlata (per esempio un mutuo o un finanziamento) e che quindi saranno impossibilitati ad applicare l'avanzo nell'esercizio successivo. Si creerebbe in questo modo una disparità di trattamento tra gli enti in grado di pubblicare i bandi entro l'anno, che non avrebbero problemi a contrarre mutui anche di importi considerevoli (dovendo rispettare solo il limite della capacità di indebitamento descritta dall'articolo 204 del DlLgs 267/2000), pur in presenza di sostanziosi disavanzi, e altre amministrazioni, anche più virtuose, che predisponendo invece la gara a gennaio non riuscirebbero ad applicare l'avanzo vincolato con evidente pregiudizio per la possibilità di realizzare gli investimenti programmati.

Avanzo accontonato o vincolato
Si riscontrerebbero problemi anche nell'utilizzo dell'avanzo accantonato, per esempio al verificarsi dell'evento sfavorevole per il quale l'ente si è prudentemente tutelato costituendo un congruo fondo rischi; non potrebbe applicare la quota di avanzo e quindi si vedrebbe costretto a reperire le risorse necessarie nell'esercizio corrente.
Gli stessi problemi si verificherebbero nel caso anche di avanzo vincolato derivante da trasferimenti correnti (per esempio finanziamenti finalizzati alla spesa sociale) o scaturente dalla mancata sottoscrizione nell'esercizio del contratto decentrato, che comporta il confluire della parte stabile del fondo incentivante per i dipendenti nell'avanzo vincolato.

Conclusioni
In definitiva, i limiti nell'applicazione dell'avanzo andrebbero a vanificare, almeno per gli enti che hanno rilevato un disavanzo dal riaccertamento straordinario dei residui, gli effetti benefici attesi dall'allentamento dei vincoli di finanza pubblica, compromettendo le reale possibilità di rilanciare gli investimenti, con il paradosso addirittura di ingessare maggiormente la possibilità di attivare la spesa rispetto alle regole del previgente pareggio di bilancio ormai superato.
Si auspica, pertanto, un intervento correttivo che possa eliminare tale contraddizione rispetto all'obiettivo primario della manovra che è quello di favorire la crescita del Pil del nostro Paese.

(*) Componente osservatorio tecnico e docente Anutel


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