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L’ipotesi sorteggio per scegliere i revisori nelle partecipate

di Lucio Catania (*) - Rubrica a cura di Ancrel

L’Assemblea regionale Siciliana ha bocciato il sorteggio quale metodo per la scelta dei revisori dei conti delle società partecipate, non approvando il relativo Ddl che aveva ricevuto il via libera della Commissione affari istituzionali.
La questione potrebbe riproporsi a livello nazionale. Il metodo di scelta non è neutro e scevro di conseguenze, ma deve mirare a garantire l'indipendenza dei revisori, tema affrontato anche nel libro verde della Commissione europea (del 1996) su «Il ruolo, la posizione e la responsabilità del revisore dei conti nell'Unione europea».

La raccomandazione della Commissione Ue
La Commissione europea ha evidenziato come il revisore dev'essere indipendente dal cliente il cui bilancio è oggetto di controllo, tanto sotto il profilo intellettuale quanto sotto quello formale (Raccomandazione Ce del 16 maggio 2002).
Un revisore legale non deve accettare un incarico se tra lui ed il cliente esistano relazioni finanziarie, d'affari, di lavoro o di altro genere tali che un terzo ragionevole e informato ne riterrebbe compromessa l'indipendenza. La stessa «raccomandazione» evidenzia che il revisore deve prendere in considerazione tutti gli elementi rilevanti per l'esercizio del suo compito, ma nessun fattore estraneo e deve evitare di essere associato a fatti e circostanze che siano tali da indurre il terzo a mettere in dubbio la sua capacità di svolgere il proprio compito in modo obiettivo.

Il documento dei commercialisti
Anche il Consiglio nazionale dei commercialisti, con il documento del 18 novembre 2004, ha affermato che occorre assicurare l'insussistenza di situazioni d'incompatibilità previste dalla legge (indipendenza formale), ma anche che l'incarico sia svolto con imparzialità (obiettività) e onestà intellettuale (integrità) e nell'assenza di qualsiasi interesse che il revisore possa avere, direttamente o indirettamente, con l'ente (indipendenza sostanziale).
Per valutare il livello del rischio per l'indipendenza del revisore, occorre esaminare se la sua nomina consiste in un'approvazione puramente formale delle indicazioni degli amministratori o se sussiste, comunque, una loro partecipazione attiva alle trattative per la scelta del revisore potenziale.
Rispetto a un ente locale, al legislatore è apparso evidente che il consiglio comunale (o provinciale), quando non effettuava un'approvazione meramente formale delle indicazioni dei componenti dell'esecutivo, comunque sindaco e assessori partecipavano attivamente alle trattative per la nomina.

Le tesi pro e contro il sorteggio
I sostenitori del sorteggio anche per la scelta dei revisori delle società partecipate mirano a garantire maggiore indipendenza dei revisori, eliminando la discrezionalità politica nella loro scelta, evitando una commistione tra controllore e controllato e ampliando la platea dei candidati. Coloro che avversano tale scelta negano qualsiasi commistione tra controllore e controllato, ritengono che non si possa slegare il destino delle società a partecipazione pubblica da quanto previsto dal codice civile per tutte le altre società commerciali e sostengono che il sorteggio porterebbe ad avere professionisti meno competenti e preparati.
L'ente che detiene il capitale di una partecipata e che nomina i revisori non è il soggetto controllato (individuabile nella stessa partecipata e nei suoi amministratori), ma è anch'esso controllore.
Anche il consiglio comunale (che eleggeva i revisori) è un organo di vigilanza e controllo. Il passaggio al sorteggio si è reso necessario perché gli amministratori (sindaco e assessori) nella migliore delle ipotesi partecipavano alla scelta dell'organo di revisione contabile.
Per le partecipate, le stesse scelte partitiche sovrintenderebbero alla nomina degli amministratori e dei revisori. Il terzo ragionevole e informato non avrebbe la convinzione, scevra di dubbi, che il revisore sia indipendente.

Groviglio di norme
L'obbligo di un unico riferimento legislativo nel codice civile è smentito da molte norme che riguardano le società partecipate (basti pensare alla consultazione pubblica per la costituzione di partecipate dei Comuni).
Il comma 3, articolo 1, del testo unico sulle di società a partecipazione pubblica (DlLgs 19 agosto 2016 n. 175) prevede che le norme sulle società contenute nel codice civile si applicano per quanto non espressamente derogate. D'altro canto, il sorteggio dei revisori delle partecipate era già stato previsto dal comma 18, articolo 1, del Dl 126/2013 (poi decaduto per mancata conversione).

Conclusioni
La politica, purtroppo, non sempre sceglie le professionalità con criteri meritocratici, spesso le proprie scelte sono partitiche e clientelari. L'elezione dei revisori, quindi, non è una garanzia assoluta di avere revisori più competenti.
L'abilitazione alla professione è già l'assicurazione di un minimo di preparazione. Se si vuole innalzare il livello occorre puntare sulla formazione e sull'aggiornamento professionale (che non si può esaurire in due giornate formative ogni anno, pari a dieci crediti formativi).

(*) Ancrel Messina


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