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Manovra, la fiscalità locale resta in attesa di interventi

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Annunciati nella legge di bilancio propositi di riforma per l’Imu, con l’auspicata unificazione con la Tasi, il testo presentato al Senato contiene invece solo pochi interventi in materia di tributi locali, peraltro formulati in man iera non del tutto felice. Assenti, poi, le modifiche normative da tempo richieste.

Cosa c’è
La legge di bilancio interviene innanzitutto per risolvere la questione degli aumenti dell'imposta sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni disposti dai Comuni anche in forma tacita dal 2013, dichiarati illegittimi dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 15/2018.
Il comma 535 consente ai Comuni, a decorrere dal 2019, di incrementare le tariffe e i diritti contenuti nel capo I del Dlgs 507/1993 fino al 50%, per le superfici superiori al metro quadrato. Ciò con l’intento di reintrodurre la facoltà per le amministrazioni locali di deliberare gli aumenti già in molti casi stabiliti in passato. Peccato che la norma abrogata dall'articolo 23, comma 7, del Dl 83/2012 (cioè l’articolo 11, comma 10, legge 449/1997), consentiva ai Comuni di deliberare aumenti delle tariffe fino al 20%, senza limitazioni di superficie, e ulteriormente di incrementare le medesime fino al 50%, ma solo limitatamente alle superfici superiori al metro quadrato (circolare Finanze n. 247/e/1999 e n. 1/2001).
La norma della legge di bilancio, nella versione attuale, permette invece incrementi fino al 50% solo per le superfici superiori a 1 metro quadrato. Ciò potrebbe comportare, per gli enti che si erano avvalsi fino al massimo in passato della facoltà concessa dalla legge, di non riuscire a riottenere l'intero gettito perduto, venendo meno l'incremento prima consentito fino al 20% delle tariffe per tutte le superfici e non solo per quelle superiori a un metro quadrato.
Urge un intervento correttivo nel passaggio in Senato, onde evitare perdite di gettito. Le quali vanno poi ad aggiungersi al costo dei rimborsi per il passato. Il comma 534 consente ai Comuni di diluire i rimborsi dell’imposta sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni per il 2013-2018 in 5 anni, dalla data di definitività della richiesta del contribuente. Dicitura che appare non del tutto felice, considerando che il termine di 180 giorni previsto per l'evasione delle richieste di rimborso (articolo 1, comma 164, legge 296/2006) è ordinatorio e che, anzi, in caso di mancata risposta entro 90 giorni, opera il silenzio – rifiuto.

Sulle abitazioni in comodato
La legge di bilancio, al comma 644, interviene anche sulla riduzione prevista nell’Imu e nella Tasi per i fabbricati abitativi concessi in comodato ai parenti di primo grado del possessore (articolo 13, comma 3, Dl 201/2011). La stessa viene estesa anche al caso di decesso del comodatario, con subentro del coniuge superstite in presenza di figli minori. Restano comunque tutte le altre condizioni previste dalla norma per poter usufruire dell’agevolazione. Questa disposizione, secondo la relazione tecnica, ha un modesto impatto di 500mila euro a livello nazionale.

Maggiorazione Tasi possibile anche per il 2019
Il comma 643 conferma la possibilità per i Comuni di mantenere la maggiorazione Tasi anche per il 2019. Possono conservarla solo gli enti che l'avevano applicata già nel 2016-2018. Resta confermata al momento, invece, la fine della sospensione degli aumenti di aliquote e tariffe dei tributi comunali, restituendo alle amministrazioni locali l’esercizio della leva fiscale.

Cosa non c’è
Oltre alla marcia indietro sull’unificazione di Imu e Tasi (che comunque i Comuni possono portare a termine autonomamente, grazie allo sblocco degli aumenti tributari, pur rinunciando in questo caso al gettito sui fabbricati rurali e sugli immobili invenduti e spostando comunque l’onere tributario dai detentori ai possessori), non è presente, almeno al momento, la proroga della deroga dei limiti ai coefficienti Tari, disposta fino al 2018 dalla legge 147/2013. Con l'obbligo, per gli enti che utilizzano il metodo normalizzato e che avevano sforato i limiti, di rientrare all’interno dei range previsti dal Dpr 158/1999.
I conseguenti aumenti per alcune categorie di utenze non domestiche sono pesanti. Inoltre, si è persa l’occasione per disciplinare in modo puntuale i criteri per la determinazione del fondo rischi su crediti da iscrivere tra i costi del piano finanziario della tassa sui rifiuti, ponendo fine a comportamenti notevolmente difformi da parte degli enti.
Nessuna traccia, infine, degli interventi richiesti sulla riscossione degli enti locali. Il tutto aspettando le novità che deriveranno dal passaggio in Senato.

(*) Vice presidente e docente Anutel


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