Home  › Fisco e contabilità

Fondo crediti dubbia esigibilità riducibile solo in variazione

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

In sede di costruzione del bilancio di previsione 2019-2021, gli enti locali dovranno determinare il fondo crediti di dubbia esigibilità secondo le regole definite lo scorso anno. La legge di bilancio 2019 (legge 145/2018), infatti, ha previsto la possibilità di ridurre l'ammontare del fondo solamente in sede di variazione al bilancio. Facoltà, inoltre, non accordata a tutti gli enti, ma solo a quelli rispettosi dei termini di pagamento e capaci di smaltire i propri debiti commerciali.

Le norme delle legge di bilancio 2019
I commi 1015-1018 della legge 145/2018 hanno stabilito la facoltà per gli enti locali, nel corso del 2019, di variare il bilancio di previsione per ridurre lo stanziamento del fondo crediti di dubbia esigibilità, relativo all’anno in corso, a un valore pari all’80% dell’accantonamento quantificato nell'allegato al bilancio riguardante il fondo (allegato 9-c al Dlgs 118/2011).
Tuttavia, possono procedere in tal senso solo gli enti locali che hanno provveduto alla pubblicazione nei termini di legge degli indicatori di tempestività dei pagamenti trimestrali e annuali previsti dall’articolo 33 del Dlgs 33/2013, relativi agli anni 2017 e 2018, e che, prima dell'avvio di SIOPE+, hanno regolarmente trasmesso alla piattaforma dei crediti commerciali le comunicazioni relative al pagamento delle fatture.
Pur rispettando le condizioni richieste, per poter beneficiare della riduzione dell'accantonamento al fondo crediti, gli enti devono trovarsi anche in una di queste due situazioni alternative: a) avere indicatore annuale di tempestività dei pagamenti (Dpcm 22 settembre 2014), calcolato e pubblicato per il 2018, rispettoso dei termini di pagamento relativi alle transazioni commerciali fissati dal Dlgs 231/2002 e aver pagato le fatture ricevute e scadute nel 2018 per un importo complessivo non inferiore al 75% del totale ricevuto; oppure aver ridotto del 10% il debito commerciale residuo rispetto a quello del 2017, come definito dall'articolo 33 del Dlgs 33/2013, oppure che non hanno alcun debito residuo o che hanno un debito costituito solo da partite oggetto di contenzioso o di contestazione.
In alternativa possono accedere al beneficio gli enti locali che soddisfano due condizioni: a) indicatore di tempestività dei pagamenti al 30 giugno 2019 rispettoso dei termini di scadenza dei pagamenti commerciali, con fatture commerciali ricevute e scadute nel primo semestre 2019 pagate per almeno il 75% del totale ricevuto; b) aver ridotto del 5% il debito commerciale residuo rispetto a quello al 31 dicembre 2018, oppure che non hanno alcun debito residuo oppure costituito solo da partite oggetto di contenzioso o di contestazione.

Considerazioni
La disposizione descritta non consente agli enti locali di ridurre l'incidenza dell'accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità per il 2019 già in sede di predisposizione del bilancio di previsione.
Il fondo, pertanto, dovrà essere calcolato con le regole previste dal detto principio contabile applicato sulla contabilità finanziaria, riducendo l'importo minimo da accantonare per il 2019 all'85% e per il 2020 al 95%, come stabilito dal principio contabile modificato dall'articolo 1, comma 509, della legge 190/2014. Solamente con specifica variazione al bilancio, al verificarsi delle condizioni sopra indicate, sarà possibile ridurre lo stanziamento riportato nella missione 20 per il 2019 all'80% dell'accantonamento quantificato secondo le regole ordinarie (al lordo della riduzione del 15%), come risultante dal prospetto allegato al bilancio di previsione. Liberando in tal modo risorse, anche se nell'effettuare tale manovra si dovrà tenere conto del grado di esigibilità delle entrate, per non compromettere la tenuta degli equilibri futuri del bilancio.
Inoltre, potranno usufruire della norma agevolativa solamente gli enti in regola, nel 2017 e nel 2018, con la pubblicazione nella sezione amministrazione trasparente de proprio sito istituzionale degli indicatori trimestrali ed annuali di tempestività dei pagamenti (adempimento, almeno nel 2017, oggetto di verifica da parte degli Oiv dei nuclei di valutazione) e con l'aggiornamento della piattaforma della certificazione dei crediti con i pagamenti effettuati, almeno fino all'entrata in vigore delle regole del SIOPE+ (per la maggior parte dei Comuni ormai già dallo scorso ottobre).
A condizione, però, che nel 2018 i predetti enti siano stati rispettosi dei termini di pagamento delle fatture, che abbiano smaltito almeno ¾ delle fatture scadute nello stesso anno e che abbiano ridotto del 10% (probabilmente da intendersi come livello minimo, anche se la norma parla di riduzione del 10%) il debito residuo al 31 dicembre 2018 rispetto a quello risultante alla fine del 2017.
Nulla è perduto, tuttavia, per gli enti che non rientrano in queste ultime due condizioni, purché diventino puntuali nei pagamenti e nello smaltimento dei debiti commerciali entro la metà del 2019.

Ritardo nei pagamenti, risorse congelate
Nel 2019 il mancato rispetto dei termini di pagamento o la mancata riduzione dello stock di debito commerciale impediranno la riduzione del fondo crediti di dubbia esigibilità.
Ben più gravi saranno invece le conseguenze dal 2020. La legge di bilancio 2019 (commi 859 e seguenti) stabilisce che la mancata riduzione dell'ammontare dei debiti commerciali residui alla fine dell'anno precedente rispetto a quello del penultimo esercizio di almeno il 10%, ovvero il mancato rispetto dei termini di pagamento delle fatture commerciali alla fine dell'anno precedente determinano l'obbligo di disporre, entro il 31 gennaio dell'anno in cui sono accertate le descritte condizioni, un accantonamento nel bilancio, denominato fondo di garanzia debiti commerciali, che non può essere impegnato e che confluisce nell'avanzo di amministrazione.
Tale accantonamento è calcolato sull'ammontare della spesa per beni e servizi e oscilla tra il 5% e l'1% della stessa a seconda della dimensione del ritardo accumulato nei pagamenti. Determinando in tal modo un congelamento della spesa imposto allo scopo di procurare le risorse monetarie necessarie a recuperare il ritardo accumulato.

(*) Vice presidente e docente Anutel


© RIPRODUZIONE RISERVATA