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Cantiere sempre aperto per i revisori degli enti locali

di Grazia Zeppa (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Sono numerose le novità che hanno interessato negli ultimi mesi i revisori degli enti locali, prima tra tutte l'adeguamento dei compensi.
Dopo una lunghissima attesa durata 13 anni, infatti, è arrivato il Dm Interno del 21 dicembre 2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 gennaio 2019, che ha previsto l'aggiornamento dei limiti massimi dei compensi base spettanti ai revisori in relazione alla classe demografica e alle spese di funzionamento e di investimento degli enti. I nuovi compensi decorrono dal 1° genaio 2019 e l'eventuale adeguamento non può avere effetto retroattivo, come ribadito recentemente, tra l'altro, anche dalla Corte dei conti - Emilia Romagna - con delibera del 21 gennaio 2019 n. 5.

Le motivazioni
Il nuovo decreto, seppur sitenticamente, fornisce importanti motivazioni a supporto dell'adeguamento dei compensi, in particolare il considerevole aumento dei controlli e delle verifiche affidati dal legislatore al revisore nel corso degli anni.
Si segnala che il precedente decreto del 2005 doveva essere aggiornato triennalmente, in base all'articolo 241 del Tuel, e inoltre che per ben 7 anni, dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2017, per effetto dell'articolo 6, comma 3, del Dl 78/2010, i revisori si sono visti decurtare ingiustamente i compensi (come deliberati al 30 aprile 2010) del 10%.
La norma principale che regola i compensi dei revisori rimane tuttora l'articolo 241 del Tuel e il comma 7 che dispone «l'ente locale stabilisce il compenso spettante ai revisori con la sessa delibera di nomina» non pare assolutamente escludere la possibilità di adeguamento dei compensi.
La questione deve essere lasciata alla libera autonomia negoziale delle parti. Infatti, come più volte confermato da diverse Sezioni della Corte dei conti, nonostante le disposizioni vigenti in tema di compensi e di rimborsi possano circoscrivere l'autonomia negoziale delle parti, la natura convenzionale del rapporto tra ente e revisore mantiene una natura privatistica. Da rammentare anche i contenuti della deliberazione della Sezione Autonomie della Corte dei conti n. 16/2017 che in più punti evidenzia l'importante ruolo attivo del revisore nel sistema Paese ai fini del raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, con la propria attività di controllo e verifica.
Si ritiene, quindi, che un adeguamento del compenso dei revisori degli enti locali, in base ai limiti fissati dal nuovo decreto, possa essere legittimamente deliberato dai consigli non solo per i revisori nominati dal 1° gennaio 2019, ma anche, con specifica delibera, per i revisori in carica al 31 dicembre 2018.
In merito l'Osservatorio sulla finanza e contabilità degli enti locali, con atto di orientamento del 13 luglio 2017 evidenziò la necessità di ancorare il compenso anche a un limite minimo da individuare nel limite massimo della fascia demografica inferiore a quella dell'ente di appartenenza.

Proposte
In cantiere, purtroppo, ci sono anche proposte che potrebbero capovolgere il futuro dei revisori degli enti locali e che speriamo con forza non vengano prese in alcuna considerazione dal legislatore. La più preoccupante di queste è sicuramente quella che richiede di restringere a livello provinciale l'elenco dei revisori articolato attualmente a livello regionale.
C’è anche una ulteriore proposta finalizzata a ottenere in mano politica la scelta del presidente dei collegi, oggi stabilita dalla norma in base a criteri oggettivi (maggior numero incarichi compiuti). Dopo oltre 6 anni dall'entrata in vigore del nuovo «sistema sorteggio», basato su principi di indipendenza e di formazione obbligatoria, tali richieste paiono davvero incomprensibili e immotivate. Se una ragione sottesa alla prima richiesta può essere quella di contenere i costi di trasferta, si segnala che l'articolo 241, comma 6 bis, del Tuel, prevede che l'importo annuo del rimborso di tali spese non possa superare il 50% del compenso annuo attribuito.
Basterebbe allora una semplice modifica di tale norma per contenere questo rischio potenziale, commisurando la percentuale alla fascia demografica dell'ente, ossia diminuendola in enti di maggiori dimensioni, in cui sono previsti compensi più elevati e aumentarla (sempre nel limite del 50% o anche inferiore) in enti di minori dimensioni in cui sono previsti compensi più contenuti. In tal modo il rischio potenziale di aumento di tali costi sarebbe azzerato e le ragioni a supporto della proposta automaticamente decadrebbero.
Infine, la seconda proposta relativa alla scelta del presidente nell'attuale contesto risulta del tutto fuori luogo. Il principio di terzietà su cui poggia il sistema sorteggio va salvaguardato, non può essere compromesso da proposte che sono una chiara espressione di volontà di ritorno ad un sistema passato ove i controllati sceglievano e gestivano i propri controllori.
Ci auguriamo che in sede legislativa si facciano le necessarie e opportune valutazioni a garanzia di un sistema virtuoso di controlli degli enti Locali, già attivato e implementato in questi anni e oggi in corso di modifiche rivolte a garantire sempre più un sistema che mira ad avere revisori indipendenti e formati.

(*) Presidente Ancrel Romagna


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