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Regolamenti sui tributi locali, le verifiche del revisore prima di rilasciare il parere

di Tiziana Vinci (*) - rubrica a cura di Ancrel

L'obbligo di rilasciare parere sui regolamenti di applicazione dei tributi locali è fissato in capo all'organo di revisione dell'ente locale dall'articolo 239 del tuel, al comma 1, lettera b), punto 7. Poco oltre, lo stesso articolo 239 del tuel specifica che nei pareri è espresso un motivato giudizio di congruità, coerenza e attendibilità.
In dottrina è stato più volte ribadito che, nel caso dei regolamenti, il giudizio di congruità e di attendibilità deve risultare dalla verifica della corretta applicazione delle norme e dei principi e deve essere tenuto conto di ogni altro elemento utile alla sana gestione dell'ente.
Da ultimo, anche il principio 2.8 di vigilanza e controllo dell'organo di revisione degli enti locali, pubblicati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esporti contabili, si è occupato dei pareri dell'organo di revisione sui regolamenti di applicazione dei tributi locali. Specificando che la verifica preordinata al rilascio debba essere fatta sulla completezza del regolamento e sul rispetto dell'autonomia demandata all'ente. Per i regolamenti tributari, in modo particolare, occorre verificare, sempre sulla scorta del predetto principio 2.8, anche il rispetto dei principi di adeguatezza, trasparenza, e semplificazione degli adempimenti dei contribuenti.

L'autonomia impositiva
Sul rispetto dell'autonomia impositiva, l'organo di revisione dovrà verificare che sia stata rispettata la riserva di legge espressa dall'articolo 52 del Dlgs 446/1996 e quindi controllare che nel regolamento sottoposto a parere non vengano disciplinate materie attinenti l'individuazione e la definizione di nuove fattispecie imponibili non previste dal legislatore statale, dei soggetti passivi e della aliquota massima dei singoli tributi.
Occorre altresì tenere ben presente che la pretesa tributaria è irrinunciabile e l'indisponibilità dell'obbligazione tributaria è un principio immanente che va rispettato, quindi bisogna che l'organo di revisione verifichi che non siano regolamentati condoni o riduzioni improprie della pretesa.
Il regolamento dell'applicazione di tributi locali deve essere coerente sia con il contenuto della norma statale che disciplina il tributo, sia con quanto statuito negli altri regolamenti interni dell'ente che riguardano le stesse materie, per esempio con quanto stabilito nel regolamento generale delle entrate o nel regolamento della riscossione o in quello relativo alla rateizzazione dei tributi.
Per non mettere a repentaglio l'attendibilità delle entrate tributarie, il regolamento, essendo atto di natura amministrativa, deve essere validamente formato e approvato non oltre i termini di approvazione del bilancio di previsione stabiliti dalla legge.
L'organo di revisione deve verificare, inoltre, che siano rispettati i principi di ragionevolezza e di non discriminazione e che sia assicurata la semplificazione degli adempimenti a carico dei contribuenti.

Rate e ravvedimento operoso
Un controllo approfondito deve essere teso a verificare che quanto disciplinato nel regolamento non pregiudichi l'attendibilità delle entrate tributarie ed a tal proposito occorre prestare molta attenzione a due aspetti particolari: la possibilità di rateizzare le entrate tributarie e la possibilità per i contribuenti di accedere all'istituto del ravvedimento operoso.
La possibilità di effettuare rateizzazioni superiori all'arco temporale del bilancio di previsione mina l'attendibilità dell'entrate nel tempo stabilito dallo strumento di programmazione e pregiudica il raggiungimento dell'equilibrio finanziario.
Il regolamento della rateizzazione deve prevedere in modo puntuale le condizioni relative al riconoscimento del beneficio, individuando in modo oggettivo le fattispecie che possano far riconoscere lo stato temporaneo di difficoltà economica, precisando i criteri guida per la definizione del periodo temporale di pagamento e la misura del tasso di interesse.
Ai fini della definizione del periodo di rateizzazione deve altresì identificato anche il titolo che definisce la pretesa (avviso di accertamento, ingiunzione fiscale), perché non bisogna oltrepassare il termine di decadenza dell'azione di riscossione coattiva.
Per quanto riguarda l'Istituto del ravvedimento operoso è opportuno ricordare che il termine «lunghissimo» - ammissibile per i tributi erariali - ossia oltre i termini di presentazione della dichiarazione relativa all'anno in cui è stata commessa la violazione – generalmente identificabili in un anno - o, nei casi in cui non c'è nuova dichiarazione, oltre la scadenza del versamento, non è applicabile ai tributi locali in forza del combinato disposto dell'articolo 13, commi 1 e 2, Dlgs 471/1997 e dall'articolo 13, comma 1 a), 1 a) bis ed 1 b del Dlgs 472/1997.
Si ricorda, infine, che i regolamenti di applicazione dei tributi sono assoggettati al controllo del Mef che li può impugnare pregiudicandone la validità, mentre qualora il regolamento presentasse aspetti invalidi, contrari alle riserve di legge, anche se non risulta alcuna impugnazione da parte dello stesso ministero, potrebbe essere disapplicato dalle commissioni tributarie in relazione alle singole controversie.
La potestà regolamentare tributaria degli enti locali è uno strumento potente che consente di colmare, adattandoli ai singoli contesti, quegli spazi legislativi che volutamente sono stati lasciati vacanti dal legislatore statale.
Attraverso il potere regolamentare si realizza il principio di sussidiarietà verticale che affida al livello di governo più vicino alla cittadinanza i compiti di gestione amministrativa della cosa pubblica. L'ente dovrebbe porre la massima cura, pertanto, nella predisposizione di tali regolamenti evitando inopportuni copia-incolla di regolamenti adottati da altri enti con caratteristiche profondamente diverse.

(*) Presidente Ancrel Messina


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