Home  › Fisco e contabilità

Avviso di pagamento dei tributi a prova di vizi formali

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

La fattura contenente la tariffa di igiene ambientale è un atto impugnabile davanti al giudice tributario, ma non può essere annullata per la mancata indicazione dell'organo o delle modalità per la presentazione del ricorso, ovvero per la mancata indicazione del responsabile del procedimento.
Queste le conclusioni della sentenza della Corte di cassazione del 3 maggio 2019 n. 11664.

L'impugnabilità dell'avviso bonario
La questione esaminata dalla Corte atteneva a una fattura riportante la tariffa di igiene ambientale (TIA1), disciplinata dall'allora vigente articolo 49 del Dlgs 22/1997. La Corte ha precisato, in primo luogo, che anche la fattura, così come l'avviso bonario, è impugnabile avanti al giudice tributario, anche se non compresa nell'elenco degli atti impugnabili contenuto nell'articolo 19 del Dlgs 546/1992. Elenco che non ha valenza tassativa, come ribadito dalla Corte.
L'avviso bonario è un atto che pur non avendo la caratteristica di determinare la definitività della pretesa ove non contestato, è comunque impugnabile dal contribuente che può avere interesse a chiarire subito la sua situazione tributaria (sentenza Cassazione n. 10987/2011).

Gli elementi obbligatori degli avvisi
Nella Tari molti Comuni riscuotono il tributo inviando preliminarmente al contribuente un avviso di pagamento (di norma non notificato).
Solo qualora lo stesso non venga pagato nei termini si procede alla notifica di un sollecito di pagamento e quindi di un avviso di accertamento, atto tipico definito dall'articolo 1, comma 161, della legge 296/2006. Solamente quest'ultimo, qualora non contestato, consente la cristallizzazione della pretesa impositiva.
Proprio per la loro peculiarità di atti non tipici, gli avvisi di pagamento non sono soggetti allo stringente obbligo di indicazione degli elementi richiesti invece per gli atti impositivi dall'articolo 1, commi 161-162, della legge 296/2006 e dall'articolo 7 della legge n. 212/2000.
La Suprema Corte, per esempio, ha precisato che la mancata indicazione nella fattura (o nell'avviso bonario) dell'autorità, del termine e delle modalità per proporre ricorso non può comportare l'annullabilità della stessa, in quanto l'obbligo vige solamente per gli atti tipici e, peraltro, anche in questo caso non è prevista a pena di nullità (Cassazione, sentenze n. 20634/2008 e n. 14482/2003).
Allo stesso modo la fattura o l'avviso bonario non devono riportare obbligatoriamente il nome del responsabile del procedimento, poiché tale indicazione è prevista per gli atti tipici e anche in questo caso l'eventuale sua assenza non è causa di nullità o annullabilità dell'atto, poiché la sanzione non è prevista dalla legge (a differenza di quanto accade per le cartelle di pagamento relative ai ruoli consegnati dal 1° giugno 2008 in base all'articolo 36, comma 4-ter, Dl 248/2007).
In definitiva, l'avviso bonario o la fattura non devono obbligatoriamente riportare tutti gli elementi prescritti dalle norme vigenti per gli avvisi di accertamento, anche se ovviamente motivi di chiarezza spingono ad inserire negli stessi tutte le informazioni previste per gli avvisi anzidetti.

L'irrilevanza degli accordi tra le parti
La sentenza della cassazione del 3 maggio 2019 n. 11664 contiene anche un'interessante precisazione con riferimento alla valenza di eventuali accordi tra le parti ai fini del tributo.
La Corte, nel caso di una struttura concessa da un circolo di tennis proprietario della stessa a un soggetto che la utilizza per attività di ristorazione, con la previsione della riserva della facoltà da parte degli iscritti al circolo di utilizzare i locali, non modifica la soggettività passiva in capo al soggetto utilizzatore, poiché soggetto passivo del tributo è chiunque occupi o conduca locali (nella Tia, ma in senso similare nella Tari è chiunque possegga o detenga locali), con responsabilità solidale nel caso di più occupanti o detentori.
Quindi, tale previsione pattizia non sottrae l'utilizzatore dall'obbligo del pagamento del tributo, seppure in solido con il circolo che si è riservato la facoltà di utilizzo dei medesimi locali. Solidarietà che consente all'ente impositore di rivolgersi indifferentemente a uno qualsiasi degli utilizzatori dei locali per l'intero importo del tributo.

(*) Vice presidente e docente Anutel


© RIPRODUZIONE RISERVATA