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La crisi di impresa nelle società pubbliche

di Enrico Meucci - Rubrica a cura di Ancrel

Il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (Dlgs n. 14/2019, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 febbraio 2019 n. 38) che per la massima parte entrerà in vigore nell'agosto 2020, non esclude la sua applicabilità alle società detenute da enti pubblici, siano essi statali, regionali o locali, che pertanto ne saranno soggette, così come sono state incluse nella pregressa normativa fallimentare dalla Riforma Madia (Tusp) formata dai Dlgs 175/2016 e 100/2017 che trattano proprio delle crisi d'impresa delle società a partecipazione pubblica, con le particolarità previste dall'articolo 14 e correlati.
Ci pare opportuno, pertanto, approfondire le modalità e le procedure introdotte dal nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza e la loro compatibilità con quelle della Riforma Madia.

Allerta e composizione della crisi
Nel nuovo Codice per le crisi si tratta, dall'articolo 12 in poi, dei provvedimenti di allerta e composizione della crisi, per prevenire l'eventuale insolvenza.
Nella Riforma Madia questi rischi sono sostanzialmente già individuati, ed eventualmente prevenuti, con la redazione del documento del rischio aziendale (governo societario), da allegare e pubblicare con il bilancio di esercizio. Esiste quindi una certa comunanza delle norme sia per un tipo di società che per l'altro.
Oltre alle altre specificità della Riforma Madia, sembra che il legislatore abbia voluto far precedere la riforma del Tusp al Codice delle crisi anche per non avere troppe differenze sulle procedure e sugli indici e parametri da utilizzare. In particolare, occorre soffermarsi sulla «procedura di allerta» prevista dagli articoli dal 12 in poi del nuovo Codice, che presvede: «Costituiscono strumenti di allerta gli obblighi di segnalazione posti a carico dei soggetti di cui agli articoli 14 e 15, finalizzati, unitamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell'imprenditore dal codice civile, alla tempestiva rilevazione degli indizi di crisi dell'impresa e alla sollecita adozione delle misure più idonee alla sua composizione».
Quindi si parla in questo caso di indizi di crisi, che poi saranno da confrontare con i parametri da individuarsi dal Cndcec (articolo 14) e dell'adozione di misure idonee alla composizione dell'eventuale crisi, attraverso gli strumenti e gli organismi preposti. Quindi una procedura a rilevanza «esterna» con interessamento della struttura riferita alle Camere di commercio.

Imprese pubbliche
Invece per quelle a carattere pubblico «in presenza di indicatori di crisi aziendale l'organo amministrativo deve adottare i provvedimenti necessari a prevenire l'aggravamento della crisi, correggerne gli effetti attraverso idoneo piano di risanamento», quindi sostanzialmente una procedura di carattere «interno» e per quanto possibile senza andare verso le procedure a rilevanza «esterna».
Per quanto possibile, poichè non è esclusa la possibilità di aderire al nuovo Codice delle Crisi, la procedura "interna" appare più conforme alle attività svolte dalle società a partecipazione pubblica, di solito servizi per la collettività a carattere pubblico e/o pubblicistico, sempreché poi non vi siano segnalazioni da parte di terzi creditori che allora attiverebbero la procedura di allerta.
Altra particolarità consiste nel fatto che per le società pubbliche le operazioni di valutazione dei rischi aziendali, di definizione degli indicatori della crisi, e della redazione del piano di risanamento sono prevalentemente posti a carico dell'organo amministrativo. Mentre invece per le società a carattere privatistico l'articolo 14 del nuovo Codice della crisi obbliga gli organi di controllo a vigilare sull'operato degli amministratori e in caso di loro mancanza fino alla segnalazione di allerta e della crisi con le strumentazioni e procedure a carattere esterno.
Anche in questo caso occorre notare la differenza tra i soggetti individuati dalle norme per la segnalazione della crisi e l'attivazione delle procedure di risanamento e/o composizione della crisi. Tuttavia, l'elemento che accomuna ambedue le fattispecie di segnalazione della crisi consiste nella comunicazione da parte degli enti impositori (Agenzia delle Entrate; Agenzia delle Entrate Riscossione; Inps; Inail e altri) che il debitore, società sia pubblica, sia privata, abbia superato i limiti di esposizione, come meglio individuati al comma 2 dell'articolo 15 del Codice della crisi.

Diverse valenze
Questi limiti per le società pubbliche hanno il significato di indicatore di crisi aziendale e attivano le procedure di monitoraggio al fine del risanamento, mentre per le società di carattere privatistico hanno il significato di indicatore dello stato di allerta che potrà poi prendere la strada della procedura negoziata per l'eventuale composizione della crisi attraverso gli strumenti consentiti dalla norma.
Nell'ambito del nuovo Codice ci sono molte altre particolarità ed affinità per il trattamento delle crisi delle società sia a carattere pubblico, sia privato che necessitano di ulteriori approfondimenti normativi, interpretativi e giurisprudenziali.
In definitiva, quindi, le società a partecipazione pubblica possono utilizzare norme separate, ma non difformi da quelle delle società a partecipazione privata, senza però essere escluse dalle nuove norme più generali relative alle Crisi d'impresa e all'insolvenza. Si veda al riguardo il recente documento a cura del Cndcec sulle raccomandazioni per la relazione sul governo societario e il programma di valutazione del rischio di crisi per le società in controllo pubblico (in base all'articolo 6, commi 2 e 4, Dlgs 175/2016.


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