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Organo di controllo delle partecipate: requisiti di professionalità, onorabilità e compensi

di Roberto Camporesi - Rubrica a cura di Ancrel

I decreti attuativi dell'articolo 11 del testo unico in materia di società a partecipazione pubblica (Tusp - Dlgs 175/2016) sono stati tramessi alla Conferenza Unificata Stato – Regioni ed enti locali per ottenere l'intesa, affinché possano essere pubblicati e resi efficaci.
Tali provvedimenti riguardano anche l'organo di controllo delle società a partecipazione pubblica in quanto il «decreto fasce» prevede la disciplina dei compensi mentre il «Dpcm requisiti» prevede requisiti di professionalità onorabilità e autonomia e si collocano come integrativi delle disposizioni contenute nell'articolo 2399 del codice civile.

La norma speciale
Come pure si pone come norma speciale la disposizione contenuta nell'articolo 3 del Tuspp ove al comma secondo prevede che: «Nelle società a responsabilità limitata a controllo pubblico l'atto costitutivo o lo statuto in ogni caso prevede la nomina dell'organo di controllo o di un revisore. Nelle società per azioni a controllo pubblico la revisione legale dei conti non può essere affidata al collegio sindacale».
Ne consegue una disciplina dell'organo di controllo nella società a partecipazione pubblica non del tutto simmetrica rispetto quella codicistica e certamente un punto di differenza è proprio dato dall'obbligo dell'organo di controllo nelle Srl a partecipazione pubblica, mentre per quelle a partecipazione non pubblica stanno intervenendo in questi giorni alcune modifiche portate dal Ddl di conversione del decreto «sblocca cantieri» che hanno esteso l'obbligo dell'organo di controllo al ricorrere di determinati requisiti dimensionali. Tale asimmetria, tuttavia, tende a esaurirsi in ordine altre disposizioni in tema di doveri di controllo e vigilanza previste dal codice civile che valgono anche per gli organi di controllo delle società a partecipazione pubblica.

Le significative novità nei due decreti
Il «Dpcm requisiti» riferisce che si è tenuto conto della «necessità che i componenti degli organi sociali possiedano le conoscenze, le competenze e l'esperienza idonee all'esercizio delle loro funzioni e all'amministrazione efficace delle società a controllo pubblico nonché i requisiti di onorabilità necessari per garantire la sana e prudente gestione delle medesime società, anche al fine di allineare gli interessi dei soggetti coinvolti».
La struttura della disciplina dei requisiti di onorabilità dell'organo di controllo (parificata a quella dell'organo ammnistrativo) ricalca quella del Dlgs 39/2013 avente come oggetto «Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell'articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012 n. 190».
L'articolo 4 del Dpcm requisiti, infatti, evidenzia da un lato le cause di ineleggibilità, la cui violazione determina la decadenza automatica per giusta causa senza diritto al risarcimento dei danni, e dall'altro le cause di incompatibilità sopravvenute all'accettazione dell'incarico, per le quali scatta invece un periodo di grazia durante il quale nei sessanta giorni successivi è proposta all'assemblea dei soci la richiesta di permanenza del componente dell'organo di amministrazione o di controllo, motivata da preminenti interessi della società.
Qualora l'assemblea non approvi la proposta di permanenza, ovvero vada deserta, il soggetto decade con effetto immediato dalla carica per giusta causa senza diritto al risarcimento danni.
Colpisce l'attenzione la portata dell'articolo 4, comma 2, ove viene individuata come indice sintomatico di cause di ineleggibilità, l'emissione del decreto che dispone il giudizio, vale a dire una fase del procedimento penale nella quale non si è di fronte a una sentenza di condanna del giudice che si è espresso sul merito. Viene dato rilievo, dunque, alla presunzione di colpevolezza al semplice rinvio a giudizio ritenuto sufficiente a scalfire la onorabilità prima di ogni sentenza di condanna sul fatto. Ciò in spregio al principio di non colpevolezza stabilito dall'articolo 27 della Costituzione.

I requisiti di professionalità
Passando ai requisiti di professionalità colpisce che per il presidente dell'organo di controllo costituisce causa di ineleggibilità non avere maturato un'esperienza complessiva di almeno un quinquennio nelle attività descritte al primo comma dell'articolo 3, vale a dire attività di controllo presso società di capitali operanti in settori attinenti a quello di attività della società ovvero comparabili per dimensione e complessità.
Una norma che certamente non favorisce i giovani professionisti iscritti al registro dei revisori legali dei conti e che vuole misurare la competenza tecnica del ruolo di vigilanza e controllo sulla base di dati esperienziali, che si confà al manager, ma non a chi deve svolgere un ruolo verifica di legalità.
Fra i requisiti di «autonomia», disciplinati all'articolo 4 spicca il divieto di ricoprire cariche di organo di controllo da parte di colui che nell'esercizio precedente ha ricoperto la carica di amministratore della medesima società o di società controllate o della controllante, fermo restando il divieto di assumere l'incarico da parte di ci si trova in conflitto di interessi e non possiede i requisiti di indipendenza previsti dall'articolo 2399, comma 1, lettere b) e c) del Codice Civile.

Il livello dei compensi
Il «decreto fasce» susciterà lamentele per i livelli dei compensi che non sono certamente all'altezza delle aspettative degli organi di controllo.
Per la determinazione del limite massimo dei compensi dell'organo di controllo occorre individuare la fascia di complessità in cui si deve collocare la società in base all'articolo 2 tendo conto di indicatori dimensionali quantitativi quali: il valore della produzione, totale attivo e numero di dipendenti (tabella n.1). Una volta individuata la fascia si procede alla determinazione del compenso come previsto dalla tabella n. 3 riportata all'articolo 3, che distingue fra compenso dal presidente dell'organo di controllo e quello spettante al componente effettivo.
Volendo fare un esempio: una società di capitali che ha meno di 30 milioni di valore dalla produzione, meno di 50 milioni di attivo e meno di 100 dipendenti (con un patrimonio netto inferiore a 100 milioni) e quindi ricadente nell'ultima fascia della tabella 3 potrà erogare massimo euro 12mila di compenso al presidente ed euro 8mila al componente effettivo dell'organo di controllo. Non sfugge che l'ultima fascia della tabella 3 contiene la più parte delle società a controllo pubblico in Italia.
A mero titolo comparativo se si prendesse il riferimento di quanto contenuto nel decreto 20 luglio 2012 n. 140 del ministero della Giustizia portante «Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal ministero della giustizia, in base all'articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1 (convertito dalla legge 24 marzo 2012 n. 27) per una società ricadente nell'ultima fascia della tabella 3 (società che possiede un valore della produzione sommata al valore dell'attivo di 50 milioni) si avrebbe un compenso per un componente effettivo superiore a 40mila euro.
La differenza è significativa e non marginale e non va nella direzione di esaltare il principio d'indipendenza, che si può misurare anche dal compenso riconosciuto quale unica forma di remunerazione del lavoro svolto dall'organo di controllo. Dal tenore dell'articolo 5 (rubricato «disposizioni finali») del decreto fasce sembrerebbe che le nuove tariffe entreranno in vigore al primo rinnovo dell'organo di controllo e non in corso di mandato; in questo senso sembra interpretarsi la disposizione «si applicano ai contratti stipulati e atti emanati successivamente alla data di pubblicazione» nella Gazzetta Ufficiale della Comunità europea.


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