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Un regolamento per contrastare l'evasione dei tributi locali delle attività commerciali

di Tommaso Ventre (*) - Rubrica a cura di Anutel

La disposizione contenuta nell'articolo 15-ter del decreto Crescita, così come modificato dalla legge di conversione, ha introdotto misure preventive per sostenere il contrasto dell'evasione dei tributi locali, riprendendo una norma originariamente prevista nella proposta di legge sulla semplificazione fiscale.

Cosa prevede la norma
La norma prevede la facoltà di disporre con proprio regolamento che il rilascio o il rinnovo e la permanenza in esercizio delle attività commerciali o produttive - sottoposte al rilascio di licenze, autorizzazioni, concessioni e dei relativi rinnovi, alla ricezione di segnalazioni certificate di inizio attività, uniche o condizionate - siano subordinate alla verifica della regolarità del pagamento dei tributi locali dei soggetti richiedenti.

L'esigenza degli enti e le esperienze pregresse su diverse basi normative
L'idea di bloccare le licenze delle attività non in regola con il pagamento dei tributi non è nuova e originariamente era stata praticata con una ordinanza del defunto Sindaco di Pollica Angelo Vassallo (in base all'allora vigente articolo 38 del Dlgs 163/2006 – Codice dei contratti- e dell'articolo 20 della Direttiva Cee 93/36 secondo cui poteva essere escluso dalle procedure di gara ogni soggetto non in regola con i pagamenti tributari) e di recente era ritornata agli onori delle cronache per le attività poste in essere a seguito delle modifiche regolamentari operate, ai soli fini della tassazione sui rifiuti, dal Comune di Riccione (sulla base della ricostruzione operata in base alla individuazione dell'inadempimento del pagamento della tassa sui rifiuti quale violazione del pubblico interesse ai sensi dell'articolo 9 del Tulps) che hanno sospeso attività storiche quali il Cocoricò.
Tali interventi si basavano, tuttavia, su diverse ricostruzioni di un quadro normativo che non prevedeva esplicitamente l'ulteriore sanzione connessa all'inadempimento tributario e, sul punto, si potrebbe obiettare che nell'applicazione dei tributi l'inadempimento è già punito con il sistema sanzionatorio che non contempla tale eventualità in caso di mancato adempimento dell'obbligazione.
Il legislatore ha preso comunque atto della diffusa volontà di molti enti di prevedere misure concrete volte a prevenire la creazione di sacche di evasione (problema sempre più sentito a causa della situazione in cui purtroppo molti Comuni si vengono a trovare allorquando queste attività cessano e risulta difficile recuperare quanto dovuto) e anche dei ragguardevoli risultati raggiunti con le citate iniziative e così ha fornito una base legislativa «solida» a tutti quegli Enti che volessero adottare misure preventive volte a stimolare il pagamento dei tributi da parte degli esercenti attività commerciali o produttive.

La finalità della disposizione
La ratio della legge è quindi quella di non consentire che soggetti sottoposti all'esercizio di attività autorizzatoria commerciale o produttiva da parte dell'ente svolgano la stessa non assolvendo al primario obbligo di pagamento dei tributi locali.
Oltre quindi alla previsione legislativa in sé, la grande novità è la generale estensione dell'ambito di applicazione del blocco all'irregolarità su tutti i tributi dell'ente.
In disparte ogni considerazione in ordine alla eventuale tenuta costituzionale di questa norma (sia per l'impatto che ha in termini di ragionevolezza e di proporzionalità sull'iniziativa economica in base all'articolo 41 sia per l'impatto che ha in termine di diverso trattamento di uguali situazioni sui contribuenti in base agli articoli 3 e 53 per la mancata previsione di eguali meccanismi nei confronti dei soggetti non esercenti attività commerciali o produttive) la previsione rappresenta un deterrente non certo gradito e «politicamente corretto» che però assolve egregiamente alla funzione preventiva e per di più senza oneri di accertamento a carico dell'ente.
Certo la disciplina impone una "attività" dei Comuni in termini di verifica della regolarità del pagamento e quindi comporta anche un aggravio di attività amministrativa ma questa spinta propulsiva avviata già dal legislatore anche con la previsione di incentivi agli uffici, rappresenta senz'altro una buona pratica da porre in essere per invertire la rotta della sofferenza finanziaria in cui giacciono molti enti.

La bozza di regolamento predisposta dall'Anutel
Di fronte ad una norma appena emanata e senza una pregressa storia applicativa l'Anutel ha inteso porsi al fianco degli enti locali predisponendo una bozza di regolamento che ha tracciato un possibile quadro di applicazione degli aspetti maggiormente significativi.
Si tratta naturalmente di una previsione regolamentare facoltativa e non necessaria e che, per l'ampia portata della norma di base può e deve essere modellata in ordine alle specifiche politiche tributarie dell'ente. Tuttavia è importante che gli Enti che volessero seguire il percorso ipotizzato nel documento predisposto lo facciano adattando le generiche previsioni alle specificità delle proprie situazioni al fine di avere uno strumento regolamentare che sia in linea con ciascuna organizzazione in termini di sistemi informativi, modalità gestionali e capacità operative.

(*) Professore aggregato di fiscalità degli enti locali Università Vanvitelli e docente Anutel


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