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Indicatore di tempestività dei pagamenti, enti impegnati nella rilevazione dei dati

di Elena Brunetto (*) - Rubrica a cura di Anutel

Le nuove disposizioni introdotte dalla legge di bilancio 2019 sulla tempestività dei pagamenti e alle conseguenti sanzioni stanno impegnando gli enti locali nella non sempre semplice attività di pulizia della piattaforma per i crediti commerciali (Pcc), per allineare i dati con la contabilità degli enti ed eliminare le tante discordanze presenti, derivanti in particolare da pregressi problemi informatici nella comunicazioni dei pagamenti relativi ai periodi precedenti all'entrata in vigore del sistema Siope +, ma anche da problematiche e disallineamenti ancora verificatisi nei periodi successivi.
A tale proposito giova ricordare che già a partire dal 2017, il ministero dell'Economia e delle finanze aveva introdotto una nuova funzione nella Pcc relativa alla possibilità di visualizzare i dati del proprio indicatore di tempestività dei pagamenti (Itp) annuale e trimestrale, anche relativamente al dettaglio delle fatture che ne costituiscono la base di calcolo.
Diventa quindi fondamentale per gli enti verificare tali valori rilevati dalla piattaforma e raffrontare gli stessi con quelli calcolati dagli applicativi gestionali in dotazione.
Il raffronto potrebbe evidenziare non poche sorprese e discordanze rispetto alle quale è bene interrogarsi.

Il calcolo dell'indicatore
Occorre ricordare innanzitutto con quali modalità debba essere calcolato l'indicatore. Il Dpcm 22 settembre 2014, definendo le modalità per dare attuazione all'obbligo di pubblicazione dell'indicatore di tempestività dei pagamenti previsto dall'articolo 33, comma 1, del Dlgs 33/2013, prevede:
- la pubblicazione, con cadenza annuale, di un indicatore dei propri tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture;
- a decorrere dal 2015, con cadenza trimestrale, la pubblicazione di un indicatore avente il medesimo oggetto e denominato «indicatore trimestrale di tempestività dei pagamenti».
L'indicatore va calcolato determinando la somma, per ciascuna fattura emessa a titolo corrispettivo di una transazione commerciale, dei giorni effettivi intercorrenti tra la data di scadenza della fattura o richiesta equivalente di pagamento e la data di pagamento ai fornitori, moltiplicata per l'importo dovuto, rapportata alla somma degli importi pagati nel periodo di riferimento.
Il decreto, poi, chiarisce quali sono le transazioni commerciali che rientrano nel calcolo dell'indicatore, intese come i contratti, comunque denominati, tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo. Nel calcolo dei tempi:
a) per giorni effettivi, si intendono tutti quelli giorni da calendario, compresi i festivi. Dal calcolo dell'indicatore vanno esclusi i periodi in cui la somma era inesigibile, essendo la richiesta di pagamento oggetto di contestazione o contenzioso;
b) per data di scadenza, si intende il termine entro il quale la fattura (o la richiesta equivalente di pagamento) deve essere pagata, in base all'articolo 4 del Dlgs 231/2002;
c) per data di pagamento, s'intende la data effettiva di pagamento del fornitore, coincidente con la data di trasmissione dell'ordinativo di pagamento in tesoreria.
L'importo dovuto costituisce la somma da pagare entro il termine contrattuale o legale di pagamento, e comprende le imposte, i dazi, le tasse o gli oneri applicabili indicati nella fattura o nella richiesta equivalente di pagamento.
L'indicatore di tempestività di pagamento così come sopra descritto, è pertanto riferito e calcolato sulla totalità delle fatture che risultano pagate dall'Ente nel periodo di riferimento, siano esse fatture relative all'esercizio in corso, piuttosto che fatture relative ad esercizi precedenti.

Discordanza tra calcoli
Numerosi Enti hanno evidenziato dati discordanti tra l'indicatore rilevato attraverso le funzionalità della Pcc e quello determinato dai propri applicativi informatici. Particolari discordanze sono state rilevate in enti di maggiori dimensioni, ove la data di emissione del mandato di pagamento spesso non coincide con la data di invio al tesoriere.
Ciò in quanto, in presenza di rilevanti volumi e di strutture organizzative complesse, può accadere che il documento di pagamento venga emesso da un ufficio (e pertanto numerato e datato), ma solo successivamente verificato, sottoscritto e inviato al tesoriere, magari anche da un ufficio diverso.
In tali casi, non essendo chiaro se il calcolo dell'indicatore Pcc utilizza la data di emissione del mandato in luogo della data dell'effettivo pagamento da parte del tesoriere, se le due date risultano a cavallo del trimestre di riferimento, l'indicatore varia e potrebbe variare anche se le estrazioni vengono effettuate in momenti successivi (prima o dopo l'invio del flusso al Tesoriere), ancorché il trimestre risulti già concluso.
Grande preoccupazione crea quindi in questo senso il mancato allineamento tra i dati degli enti e quelli presenti nella piattaforma, in quanto la stessa dovrebbe essere l'unica base informativa utilizzata per il calcolo degli indicatori che poi consentiranno la valutazione delle condizioni per l'applicabilità delle penalizzazioni previste.
Appare inoltre rilevante evidenziare che l'indicatore di tempestività di pagamento così come definito dal Dpcm 22 settembre 2014 non pare rappresentare il parametro di riferimento per l'applicazione delle sanzioni previste dai commi 862 o 864, articolo 1, della legge 145/2018 (Legge di bilancio 2019).
Tale norma, infatti, al comma 859, in merito alle sanzioni in capo agli enti che presentano un indicatore di ritardo annuale dei pagamenti, specifica che lo stesso debba essere calcolato sulle fatture ricevute e scadute nell'anno precedente. Parrebbe quindi, da una lettura letterale della norma, che vengano escluse dal calcolo, le fatture relative alle annualità precedenti, rientranti invece nel calcolo dello stock di debito che al 31 dicembre dell'esercizio precedente deve essersi ridotto del 10% rispetto al valore risultante al 31 dicembre del secondo esercizio precedente.

Necessario un chiarimento
Sarebbe quindi necessario uno specifico chiarimento su:
- la possibilità per gli enti di adempiere a quanto previsto dal Dlgs 33/2013 in merito all'obbligo di pubblicazione dei dati relativi ai pagamenti utilizzando i dati presenti nei propri archivi;
- la valenza, anche ai fini del rispetto degli obblighi di pubblicità e trasparenza, degli indicatori rilevati dalla Pcc;
- la corretta fonte certificativa dei dati, per l'applicazione delle disposizioni e delle sanzioni previste dalla Legge 145/2018, sia in relazione all'ammontare dei debiti, sia in relazione all'indicatore di ritardo annuale di pagamento.

(*) Componente osservatorio tecnico e docente Anutel


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