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La scure della Consulta sulla procedura del piano finanziario di riequilibrio pluriennale

di Mario D'Urso (*) e Pino Terracciano (**) - Rubrica a cura di Anutel

Le sezioni riunite della Corte dei conti in speciale composizione, chiamate a decidere sul ricorso di un Comune che aveva impugnato l'«inammissibilità» del piano finanziario di riequilibrio finanziario, all'udienza del 3 luglio 2019, accogliendo le plurime e pertinenti eccezioni sollevate dal legale dell'ente, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 243-quater, comma 7°, del Dlgs 18 agosto 2000 (testo unico degli enti locali), in relazione all'avvio automatico della procedura di dissesto nelle amministrazioni comunali, che iniziano il proprio mandato in pendenza del termine voluto dalla legge di presentazione del relativo piano, ritenuto di natura perentoria.
Il legale del Comune, attraverso un iter motivazionale rigoroso, molto articolato e fortemente critico, ha evidenziato i dubbi di legittimità costituzionale dell'attuale sistema normativo.
L'autorevole Collegio adito, quindi, ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell'articolo 243-quater, comma 7°, del tuel, nella parte in cui prevede l'automatico avvio della procedura del dissesto finanziario – nell'ipotesi di mancata adozione della deliberazione da parte del Consiglio comunale nel termine perentorio previsto dall'articolo 243-bis (90 giorni) – anche in assenza di una previa delibera di piano e comunque senza consentire alle amministrazioni di poter tener conto della reale situazione finanziaria dell'ente per effetto del prolungamento del procedimento di controllo oltre i termini ordinatori (articolo 243 quater, commi 1 e 3)

La procedura articolo 243-bis del tuel
L'art 243 -bis del Dlgs 267/2000 prevede che i Comuni nei quali sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario, dopo aver accertato che le misure adottabili in esecuzione degli articoli 193 e 194 non siano sufficienti a superare le condizioni di squilibrio rilevate, possono ricorrere, con deliberazione consiliare alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale attraverso l'adozione di un piano di riequilibrio finanziario, la cui procedura è scandita dalla normativa di settore, che prevede una istruttoria complessa, con il concorso sia del Comune, sia del ministero dell'Interno, sia della Corte dei conti a conclusione della quale il Consiglio comunale (articolo 243, comma 5° tuel) - delibera il piano, nel termine perentorio di 90 giorni dalla data di esecutività della delibera con cui si è stabilito di presentare il piano stesso.
Se allo scadere del termine (perentorio) l'ente non vi abbia provveduto si avvia in automatico la procedura di dissesto finanziario da deliberare nei 20 giorni successivi, previa diffida del prefetto (articolo 6, comma 2°, Dlgs n. 149/2011). Nella fattispecie oggetto del ricorso era accaduto che la delibera di adottare il piano finanziario di riequilibrio finanziario pluriennale fosse stata assunta dal Commissario prefettizio pochi giorni prima delle elezioni amministrative e i nuovi amministratori, per motivi indipendenti dalla loro volontà, ampiamente documentati (ad impossibilia nemo tenetur), avevano assunto la delibera con un ritardo di soli otto giorni. Essi nel ricorso avevano motivatamente invocato le scriminanti dell'«errore scusabile», del «principio di affidamento» e della carenza di colpa grave degli interessati, i cui presupposti esistevano nella fattispecie, citando pertinente giurisprudenza delle stesse sezioni riunite della Corte dei conti in speciale composizione.

Possibile una «situazione paradossale»
Si aggiunga che neppure esisteva la ratio della perentorietà del termine, rivolta a tutelare i creditori, la cui azione rimane sospesa durante il tempo di approvazione del piano. Ebbene, nella fattispecie non vi erano creditori dato che il Comune aveva azzerato le passività. Comunque i nuovi amministratori, nelle more che la Corte dei conti – Sezione regionale di controllo si pronunciasse in merito, avevano eliminato del tutto, attraverso una meritoria opera di riduzione delle spese e di incremento delle entrate, la propria «deficitarietà finanziaria», come dimostrato del conto consuntivo 2018 approvato. Pertanto – in caso di diniego del presente ricorso – si sarebbe verificata (summum ius, summa iniuria) la paradossale situazione di doversi applicare la «sanzione» del dissesto finanziario a un Comune che frattanto aveva eliminato del tutto il suo disequilibrio finanziario (con il ritorno in bonis), situazione non consentita dal quadro normativo vigente e foriera essa stessa di danno erariale.
Le sezioni riunite della Corte dei conti in sede giurisdizionale a speciale composizione, nell'udienza del 3 luglio 2019 hanno depositato il dispositivo, con cui, pronunciandosi parzialmente, hanno dichiarato in via pregiudiziale ammissibile il ricorso e nel contempo sollevato, con separata rrdinanza, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 243- quater, comma 7°, del tuel.

(*) Avvocato
(**) Esperto di enti locali


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