Home  › Fisco e contabilità

Dichiarazioni Tari al 30 giugno o al 31 dicembre dell'anno successivo? I dubbi post decreto Crescita

di Christian Amadeo (*) - Rubrica a cura di Anutel

Se da una parte il decreto Crescita (Dl 34/2019 convertito dalla legge 58/2019) ha portato alcune novità interessanti per i tributi comunali, dall'altra ha introdotto nuove norme di dubbia utilità e soprattutto foriere di incertezza applicativa.
Tra le innovazioni positive si citano le banche dati delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive e che verranno fornite ai Comuni che hanno adottato l'imposta o il contributo di soggiorno, consentendo finalmente agli enti locali di avere a disposizione strumenti di controllo più efficaci. Pollice alzato anche per la possibilità offerta ai Sindaci di introdurre una norma regolamentare finalizzata al subordino del rilascio/rinnovo licenze attività commerciali e produttive alla regolarità del pagamento dei tributi locali.

Le perplessità
Le decisioni da pollice verso adottate nel decreto Crescita riguardano invece le dichiarazioni ai fini Imu e Tasi. Intanto non si capisce la logica dello spostamento del termine di presentazione delle dichiarazioni dal 30 giugno al 31 dicembre dell'anno successivo a quello di inizio/variazione del possesso dell'immobile: perché fissarlo nel bel mezzo delle festività e quindi con maggiore rischio che il contribuente interessato dimentichi l'adempimento?
Dal punto di vista dei Comuni, ciò comporta due effetti importanti, che si ripercuotono di conseguenza sui contribuenti: se il 31 dicembre cade in giorno feriale, gli enti locali avranno sei mesi in meno per notificare l'avviso di accertamento per omessa dichiarazione, considerando il termine del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui doveva essere presentata la dichiarazione, come previsto dal comma 161, articolo 1, della Legge n. 196/2006. Se invece il 31 dicembre cade di sabato o festivi, in conseguenza del fatto che il termine è automaticamente prorogato al primo giorno utile non festivo e quindi, nell'anno successivo, i Comuni avranno un anno in più per notificare l'avviso di accertamento (in pratica sei anni anziché cinque).
C'è poi da chiedersi come tale norma appena approvata si possa conciliare con il disegno di legge della «nuova Imu» che dovrebbe entrare in vigore dal 2020: in primo luogo, tutte le tre proposte normative attualmente al vaglio prevedono la scadenza del 30 giugno per la dichiarazione. Inoltre, il termine attualmente in vigore (31 dicembre) mal si concilia con la volontà del legislatore della nuova Imu di prevedere l'invio, da parte dei Comuni, di modelli F24 precompilati. Si rischierebbe di fornire calcoli non aggiornati tempestivamente, in caso di variazioni che incidono sull'ammontare dell'imposta. Quindi, se dal 2020 tornerà in vigore il termine del 30 giugno, significa che i Comuni dovranno tenere conto, in sede di controllo delle sole dichiarazioni relative all'anno di imposta 2018, del termine del 31 dicembre anziché del 30 giugno.

Il dubbio sulla Tari
C'è un altro aspetto sottovalutato, ma che riveste importanza fondamentale per Comuni e contribuenti, per effetto dello spostamento del termine della dichiarazione Tasi dal 30 giugno al 31 dicembre a opera del decreto Crescita: il comma 684, articolo 1, della legge 147/2013, modificato dall'articolo 3-ter del Dl 34/2019, riguarda l'obbligo dichiarativo ai fini della Iuc e di conseguenza concerne non solo l'Imu e la Tasi, ma anche la Tari.
I Comuni, pertanto, si chiedono quale sia, a normativa vigente, il termine per presentare la dichiarazione Tari: 30 giugno o 31 dicembre dell'anno successivo? La formulazione letterale dell'articolo 3-ter potrebbe far propendere per la volontà del legislatore di applicare il nuovo termine solo alla Tasi, essendo stata utilizzata la locuzione «concernente la dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (Tasi)».
Se il legislatore avesse voluto disporre il termine del 31 dicembre solo ai fini Tasi sarebbe stato meglio scrivere «limitatamene alla dichiarazione relativa al tributo per i servizi indivisibili (Tasi)» o escludere esplicitamente la Tari. È quindi più che mai urgente e indispensabile un intervento normativo che chiarisca inequivocabilmente se il nuovo termine si applica anche alla Tari. L'augurio è ovviamente che l'auspicata norma chiarificatrice escluda l'estensione alla Tari, anche per allinearsi ai termini previsti per le dichiarazioni della nuova Imu dal 2020…

(*) Responsabile ufficio stampa, componente consiglio di presidenza e docente Anutel


© RIPRODUZIONE RISERVATA