Home  › Fisco e contabilità

Niente consiglio comunale per la rinegoziazione dei mutui

di Gianluca Della Bella (*) - Rubrica a cura di Anutel

Con decreto del 30 agosto 2019, il ministero dell'Economia e delle finanze ha definito le modalità con cui Comuni, Province e Città Metropolitane possono rinegoziare alcune tipologie di mutuo accesi con la Cassa depositi e prestiti, in attuazione dell'articolo 1, commi 961 e seguenti, della legge 145/2018 (legge di bilancio 2019).
Nell'allegato «A» al citato decreto sono indicati gli enti con l'elenco dei rispettivi mutui potenzialmente rinegoziabili. La legge di bilancio 2019 infatti prevedeva per gli enti locali la possibilità di alleggerire la rata di quei prestiti che avessero le seguenti caratteristiche: tasso fisso, rimborso a carico dell'ente, scadenza successiva al 2022, debito residuo superiore ai 10.000 euro e assenza del diritto di estinzione anticipata alla pari. Naturalmente condicio sine qua non per poter attivare l'operazione è che i nuovi tassi con cui calcolare i piani di ammortamento siano inferiori a quelli vigenti.
Dal punto di vista operativo, si evidenzia che dal 25 settembre è disponibile nell'area riservata agli enti locali del sito web della Cassa depositi e prestiti, l'applicativo che consente di rinegoziare tutti o parte dei mutui elencati nel decreto del ministero dell'Economia e delle finanze, con l'indicazione dei nuovi tassi di interesse applicabili alle rate rimanenti. Dato che il portale dell'istituto di credito rimarrà attivo fino al 23 ottobre 2019, gli enti che decidessero di attivare l'operazione avranno a disposizione poco meno di un mese per redigere tutti gli atti necessari al completamento dell'istruttoria.

Le caratteristiche dell'operazione
Con l'operazione di rinegoziazione, gli enti locali potranno beneficiare di una riduzione del tasso di interesse di ogni singolo mutuo, determinato sulla base delle quotazioni dei buoni del tesoro poliennali e delle rate di ammortamento dei prestiti. Grazie al livello minimo dei tassi di interesse sui mercati finanziari, i nuovi saggi in alcuni casi dovrebbero essere inferiori a quelli vigenti di diversi punti percentuali, consentendo un risparmio di spesa corrente che dipende dalla durata residua del mutuo rinegoziato.
Rispetto a tutte le altre rinegoziazioni, l'operazione di quest'anno non prevede un allungamento della durata dei prestiti, ma solo una riduzione del tasso, rimanendo invariate tutte le altre condizioni del mutuo. È per questa ragione che la Cassa depositi e prestiti non richiede una nuova delegazione di pagamento a garanzia dei prestiti oggetto di rinegoziazione, rimanendo valide quelle già rilasciate per i vecchi piani di ammortamento.

Niente consiglio comunale
In considerazione che l'operazione di riduzione del tasso di interesse applicato non comporta né un allungamento della durata del debito, né una variazione delle condizioni originarie dei prestiti, non è necessaria una deliberazione del consiglio comunale, in quanto la rinegoziazione prevista dal decreto del ministero dell'Economia e delle finanze del 30 agosto rientra tra le attività di natura gestionale di competenza dirigenziale. Sarebbe in ogni caso opportuno che la giunta comunale fornisca, con apposita deliberazione, una direttiva al dirigente deputato a sottoscrivere il nuovo contratto di prestito per avviare l'operazione.

I vantaggi
L'attuazione di questa rinegoziazione su alcuni prestiti, rientranti tra quelli indicati dal ministero dell'Economia e delle finanze, comporta per gli enti locali una serie di vantaggi. In primo luogo si ha una riduzione del tasso di interesse applicato che, come evidenziato sopra, in alcuni casi si riduce di oltre tre punti percentuali.
Il secondo vantaggio per i bilanci riguarda la possibilità di utilizzare i risparmi ottenuti per finanziare la spesa corrente. Infatti, una riduzione del macroaggregato 7 del titolo I della spesa, senza che vi siano variazioni delle altre condizioni dei prestiti, non comporta l'obbligo di applicare i risparmi per finanziare spese di investimento, come invece accade quando si ha un allungamento della durata del debito.
Per questi motivi, ottenere una riduzione del costo del debito, sebbene solo per alcune tipologie di mutui indicate dal decreto ministeriale 30 agosto 2019, significa per i bilanci degli enti locali ottenere un alleggerimento della spesa corrente che, di questi tempi, rappresenta sicuramente un'occasione da non perdere.

(*) docente e presidente regionale Anutel Marche


© RIPRODUZIONE RISERVATA