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Fondo crediti di dubbia esigibilità nella Tari sempre con i criteri contabili

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Nella determinazione del fondo crediti di dubbia esigibilità da iscrivere nel bilancio relativo alla Tari, il Comune deve attenersi alle regole dettate dai principi contabili e non può operare svalutazioni analitiche legate alle caratteristiche del tributo o dei creditori. Così la Corte dei conti, Sezione regionale di controllo della Campania con la deliberazione n. 196/2019, ha risposto a un Comune che aveva chiesto lumi sull'applicazione del Fcde nella Tari.

L'analisi della Corte
La Corte dei conti campana evidenzia prioritariamente che il Fcde deve essere determinato secondo le regole dettate dal principio contabile applicato n. 2, sia nel bilancio di previsione e sia nel rendiconto, costituendo, nel primo caso, una posta che riduce le autorizzazioni di spesa, in base alla capacità degli accertamenti di competenza di tradursi in riscossioni e, nel secondo caso, una tecnica di rettifica che corregge il valore nominale dei crediti residui confluiti nel risultato di amministrazione , creando apposite riserve di valore da impiegare in futuro per fronteggiare eventi rischiosi di bilancio.
Il Fcde è quindi un fondo rischi obbligatorio, volto ad «assicurare» non la mancata riscossione di un credito, ma l'incapacità organizzativa e ambientale di riscuotere, cioè l'incapacità di rendere effettivi i propri diritti di credito. Non assicura quindi un rischio futuro e incerto (il mancato pagamento di un credito), ma un rischio costante e attuale, di organizzazione. Infatti, il suo calcolo non è legato alla storia del singolo credito, ma a criteri standard storici, in quanto basati sull'andamento passato complessivo. Infatti l'accantonamento deve essere operato anche se il credito (accertamento) riportato in bilancio è altamente liquido, ma l'andamento storico mostra invece una costante incapacità o tardività nel riscuotere.
Anche i crediti relativi alla Tari devono rispettare questi criteri, tanto che la determinazione del Fcde deve avvenire secondo le regole di legge, dovendosi comunque reperire le risorse mancanti qualora, in seguito alle svalutazioni effettuate, l'ente non è in grado di raggiungere il pareggio.

L'accantonamento per la svalutazione dei crediti nella Tari
Sul piano tariffario, nella determinazione dei costi del servizio inseriti nel piano finanziario, occorre tenere conto oltre che dei crediti inesigibili, vale a dire di quelli per i quali non sussistono più fondate speranze di riscossione (ad esempio per intervenuta decadenza o prescrizione, ovvero perché sono state infruttuosamente esperite tutte le azioni cautelari ed esecutive, o ancora, secondo il metodo semplificato consentito dalle linee guida Tares 2013, trascorsi infruttuosamente sei mesi dalla notifica del titolo esecutivo, criterio al momento non riconosciuto dai nuovi criteri dettati dall'Arera nel documento 351/2019 in corso di definitiva emanazione), anche dell'accantonamento per i rischi su crediti, volto ad anticipare le future inesigibilità.
La quantificazione di quest'ultima voce avviene oggi con criteri assai diversificati tra i vari enti (criteri fiscali, civilistici, basati sullo stanziamento del Fcde), rispetto ai quali il documento Arera pone ordine, riconoscendo il solo criterio fiscale (con tutti i rischi per la tenuta dei conti dei bilanci). Tuttavia, anche secondo le regole previste oggi dal Dpr 158/99, in attesa della riforma annunciata, l'accantonamento al fondo rischi su crediti è una componente del costo da coprire con la Tari. Dal punto di vista contabile questo onere è allocato nel Fcde, tenuto conto che quest'ultimo sovente risulta superiore alla quota inserita nel piano finanziario. Ciò a causa dei diversi criteri di determinazione delle due voci, una basata sulla presumibile futura inesigibilità e l'altra, il Fcde, calcolata in base al tasso medio degli ultimi 5 anni di mancata riscossione a competenza (salvo eccezioni ammesse dal Principio contabile e dalla Commissione Arconet), tasso che risente negativamente oltre che delle inesigibilità, anche della lentezza della riscossione dei crediti.
Ne consegue, anche secondo quanto chiarito dalla Corte campana, che in siffatta situazione l'ente deve dare copertura alla quota del Fcde calcolato sulla Tari eccedente l'importo del fondo rischi su crediti riportato nel piano finanziario, con differenti risorse del bilancio. Questa quota, infatti, laddove l'accantonamento al fondo rischi del piano finanziario sia stato calcolato con una metodologia capace di intercettare l'effettiva futura inesigibilità dei crediti, rappresenta proprio la quota di spesa bloccata a causa della tardiva capacità dell'ente di introitare entrate comunque esigibili.

(*) Vicepresidente Anutel e docente Anutel


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