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Copertura dei costi del servizio rifiuti alla prova della scadenza del bilancio

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Il recente documento dell'Autorità di regolazione di Eenergia, reti e ambiente n. 351/2019 sugli orientamenti per la copertura dei costi efficienti del servizio integrato dei rifiuti, sta creando apprensione agli enti locali per quanto attiene agli effetti del nuovo metodo sugli equilibri di bilancio e sulla tempistica di approvazione dello stesso.

Il termine di approvazione del bilancio
Per quanto concerne il termine del bilancio, tenuto conto che l'Autorità ha anche recentemente ribadito che le nuove regole per determinare i costi del piano finanziario del servizio rifiuti entreranno in vigore dal 2020 (audizione alla Commissione finanze della Camera dei Deputati del 22 ottobre scorso), il timore è legato alla scarso tempo a disposizione tra l'approvazione definitiva del documento, prevista per la fine di ottobre, e i termini stabiliti dalla legge per l'approvazione del bilancio di previsione e delle tariffe Tari.
Infatti, gli enti locali che, senza attendere l'eventuale proroga dei termini per l'approvazione del bilancio, volessero approvare il documento entro il prossimo 31 dicembre, dovrebbero, secondo il principio contabile sulla programmazione, approvare lo schema di bilancio entro il 15 novembre, completo di tutti gli allegati obbligatori o quantomeno delle loro proposte. Ciò per consentire ai revisori di esprimere il proprio parere e di rispettare i termini di deposito dei documenti previsti dai diversi regolamenti comunali. Il rispetto del termine del 31 dicembre interessa particolarmente gli enti, non solo per evitare la limitazione gestionale conseguente all'esercizio provvisorio, ma anche per poter beneficiare delle semplificazioni e dell'alleggerimento dei vincoli di spesa che le norme riservano ai Comuni che approvano il bilancio entro quella data (articolo 21-bis del Dl 50/2017; articolo 1, comma 902, della legge 145/2018).
In altri termini, per poter presentare uno schema di bilancio entro la scadenza, il Comune dovrebbe in soli 15 giorni disporre del piano finanziario del servizio integrato dei rifiuti, che il soggetto (o i soggetti) gestori del servizio deve/ono redigere in base all'articolo 1, comma 683, della legge 147/2013. Documento che poi deve essere necessariamente integrato dal Comune con i costi gravanti sul proprio bilancio (si pensi a quelli relativi alla gestione della Tari, ovvero ai costi amministrativi e generali o ancora all'accantonamento al fondo rischi su crediti), integrazione che può avvenire a valle o a monte della redazione del documento da parte del gestore. Quindi il piano finanziario, a norma di legge, deve essere approvato dall'ente di governo dell'ambito territoriale, laddove esistente e operativo, ovvero dal consiglio comunale. Solo una volta intervenuta la definitiva approvazione del piano finanziario, il consiglio comunale approva le tariffe della Tari (ovvero l'ente di governo nel caso della tariffa corrispettiva, seppure con comportamenti assai difformi sul territorio nazionale). In conclusione, l'applicazione del nuovo metodo di definizione dei costi già dal 2020 richiederebbe che, in una manciata di giorni, tutti i soggetti coinvolti predispongano gli atti di competenza (o quantomeno i loro schemi).

La soluzione proposta da Arera
La soluzione al problema, ventilata dall'Autorità in occasione dell'audizione del 22 ottobre, riprende una vecchia proposta normativa volta a sganciare il termine di approvazione delle tariffe della tari da quello del bilancio, consentendo la loro definizione entro il 30 aprile dell'anno successivo. Ciò permetterebbe, secondo i fautori di questa proposta, di approvare i bilanci rinviando la problematica della tari ad un momento successivo.
Ma questa può definirsi una soluzione soddisfacente? Va premesso che un siffatto intervento richiede, oltre che una espressa previsione di legge che deroghi alle disposizioni normative che impongono l'approvazione della tariffe Tari entro il termine del bilancio (articolo 1, comma 683, legge 147/2013, articolo 1, comma 169, legge 296/2006, articolo 53, comma 16, legge 388/2000), anche una esplicita deroga alla disposizione dell'articolo 172, comma 1, letetra c), del Dlgs 267/2000, che impone l'allegazione al bilancio delle delibere relative alle tariffe ed alle aliquote dei tributi locali.
Tuttavia ciò potrebbe non bastare, poiché si pone il problema delle somme da iscrivere in bilancio relativamente alle entrate e alle spese attinenti alla gestione dei rifiuti, non potendosi semplicisticamente liquidare la questione riportando le somme dell'anno precedente. Infatti, per l'entrata mancherebbe il titolo giustificativo della previsione (le tariffe), dovendosi pertanto indicare una previsione così come determinabile con le tariffe dell'anno precedente. Per la spesa tuttavia, specie per quanto attiene ai contratti di servizio, è necessario tenere conto degli importi che, sulla base delle condizioni contrattuali in essere, dovranno essere impegnati ed imputati all'esercizio 2020. Importi che non sempre coincideranno con quelli dell'anno 2019. Va infatti rammentato che le previsioni del bilancio devono sempre rispettare, tra l'altro, i principi contabili generali della veridicità, «rigorosa valutazione dei flussi finanziari (e nel caso anche economici) generati dalle operazioni che si svolgeranno nel futuro periodo di riferimento» e della attendibilità «le previsioni e in generale tutte le valutazioni a contenuto economico – finanziario e patrimoniale, devono essere, inoltre, sostenute da accurate analisi di tipo storico e programmatico o, in mancanza, da altri idonei ed obiettivi parametri di riferimento, nonché da fondate aspettative di acquisizione e di utilizzo delle risorse al fine di rendere attendibili i documenti predisposti». A meno che non si voglia pensare a una deroga normativa anche sotto tale profilo, che legittimi la semplice iscrizione nel bilancio di somme pari a quelle dello scorso anno, al fine di garantire la chiusura in pareggio.

Problemi di equilibrio di bilancio
Tuttavia una tale soluzione potrebbe solo rinviare i problemi all'anno successivo quando, in seguito all'approvazione del piano finanziario e delle tariffe tari, l'ente si troverà ad apportare le necessarie variazioni al bilancio, che potrebbero anche evidenziare l'amara sorpresa di una sbilancio da coprire. Basti pensare al caso di crescita dei costi eccedenti l'aumento massimo ammesso per le tariffe, ovvero a modifiche sul metodo di calcolo del fondo rischi su crediti inseribile nel piano finanziario, che determinano una maggiore quota del fondo crediti di dubbia esigibilità a carico delle altre entrate del bilancio. Sbilancio che a quel punto potrebbe essere arduo finanziare, se non magari ricorrendo, laddove possibile, ad aumenti tributari o tariffari in sede di salvaguardia degli equilibri.
Si ritiene piuttosto che l'unica soluzione che non sconvolge il consolidato sistema del bilancio sia quella di un congruo periodo prima dell'entrata in vigore del nuovo criterio, necessario a tutti i soggetti interessati per recepire correttamente il nuovo sistema, rinviando l'entrata in vigore al 2021.

(*) Vicepresidente Anutel e docente Anutel


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