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Servizio idrico: Arera sanziona un Comune calabrese, il Tar Lombardia conferma

di Giuseppe Quartuccio (*) - Rubrica a cura di Anutel

I Comuni che gestiscono direttamente il servizio idrico, dovrebbero «preoccuparsi» della sanzione comminata dall'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) a un Comune. Questa, riconosciuta legittima dal Tar della Lombardia (sentenza n. 2202/2019), è stata recentemente appellata dal Comune davanti al Consiglio di Stato.

In buona parte del Mezzogiorno, sono soprattutto i Comuni gli esercenti del servizio idrico integrato, anche se quali gestori non conformi in quanto cessati ex legge per le norme che impongono, da oltre 25 anni, la presenza di un'impresa e non già di un ente locale.
Difatti, per l'inerzia decisionale degli enti regionali preposti all'individuazione del gestore unico d'ambito, i Comuni rimangono «incagliati» nella gestione del servizio che, per di più, dall'avvento di Arera, si è stabilmente immerso in un complesso e stringente quadro regolatorio e sanzionatorio.

Ma torniamo al caso. Per il Comune in questione, il Tar Lombardia ha confermato la sanzione disposta da Arera: multa di 88.200 euro e restituzione alle utenze del 10% del prezzo fatturato (per effetto della determinazione del theta pari a 0,9) e valevole quale decurtazione sulla corrispondente tariffa applicata nel quadriennio 2012-2015. Il valore della sanzione ripristinatoria è complessivamente pari a circa 3,9 milioni di euro, atteso che il fatturato annuo dell'ente è pressoché di 9,7 milioni.

A questo punto, prima di proseguire, è necessaria una rapida regressione temporale, per meglio definire i contorni dell'affaire.
Dal 2011, l'intera materia regolatoria e di vigilanza del servizio idrico integrato è stata normativamente devoluta all'odierna Arera che, medio tempore, ha dettato (e detta) cogenti disposizioni. Tra i propri compiti d'istituto, assume primaria rilevanza l'adozione del metodo tariffario, in ossequio all'obbligo del recupero dei costi e del principio «chi inquina paga» (il cosiddetto Vrg, vincoli ai ricavi del gestore). A esso, inoltre, si applica un moltiplicatore tariffario annuale theta che tiene conto degli investimenti fatti per rendere più efficiente il servizio stesso.
Tra le motivazioni esposte nella sentenza, si scorge, fra l'altro:
a) l'irrilevanza della «circostanza che la sanzione sia stata adottata nei confronti di un ente pubblico anziché di un'impresa»;
b) la manifesta infondatezza della prospettazione dell'ente locale ricorrente ove afferma che «sussistevano e sussistono tutt'ora, in capo all'Amministrazione comunale, ben due precetti giuridici cogenti, provenienti da due distinte fonti ordinamentali, quella interna, che in forza dell'art. 117 del TUEL imponeva di adottare tariffe, in materia di servizi pubblici, idonee ad assicurare l'equilibrio economico-finanziario dell'investimento e della gestione del servizio, e quella comunitaria, che in forza della Direttiva n. 60/2000/CE impone agli Enti locali il rispetto del principio del full cost recovery". In proposito, il Tar scrive che il predetto motivo esposto dal Comune è infondato "atteso che la legge non attribuisce al Comune la libertà di stabilire autonomamente la tariffa del SII in violazione delle competenze specificamente attribuite in materia all'Autorità».
Concludendo, rispetto ai poco più dei 7.900 Comuni italiani, ne rimangono pressoché 1.500 costretti a gestire un servizio pubblico normativamente previsto in capo ad altri soggetti.

Frattanto, giova rammentare che il servizio idrico (rectius, il connesso processo gestionale delle relative entrate ed uscite) è, per altro, tra i motivi che espongono i bilanci comunali alle «critiche» della Corte dei conti e, spesso, è tra le cause di dissesto, disavanzo o deficit strutturale. Motivi e cause non presenti in gran parte d'Italia dove, essendo presente un soggetto privato che gestisce il servizio in concessione conformemente alla legge, i bilanci di quei (circa 6.400) Comuni non «allocano» le rispettive risorse finanziarie, strumentali ed umane e non soggiacciono agli insiti rischi contabili.

Forse l'alta concentrazione in generale nel Mezzogiorno, di bilanci comunali «decotti» dipende anche dal persistere di tale ultraventennale vincolo al quale, opportunatamente, andrebbe coniugato, per intima analogia, anche l'ambito dei rifiuti, anch'esso oramai ricondotto nell'alveo delle funzioni di Arera.

(*) Responsabile del servizio canone idrico del Comune di Reggio Calabria


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