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Spese di formazione, niente più limiti dal 2020 anche per gli enti non virtuosi

di Milena Fontanarosa (*) - Rubrica a cura di Anutel

Dal 2020, alle Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano, enti locali e loro organismi ed enti strumentali (come definiti dall'articolo 1, comma 2, del Dlgs 118/2011) nonché ai loro enti strumentali in forma societaria, cessano di applicarsi le norme in materia di contenimento e di riduzione della spesa per formazione di cui all'articolo 6, comma 13, del Dl 78/2010 convertito dalla legge 122/2010.
Lo prevede l'articolo 57, comma 2, del Dl 124/2019 (Gazzetta Ufficiale n. 252, entrato in vigore il 27 ottobre 2019) che pertanto abroga l'articolo 6, comma 13, del Dl 78/2010 che disponeva la riduzione del 50% per le spese di formazione rispetto a quelle del 2009.

Quindi dal 2020 nessun limite, perché la previsione per le spese di formazione è libera e affidata alle valutazioni dell'amministrazione circa i fabbisogni e le necessità reali nell'ente.
Restano però ancora in vigore tutti gli altri limiti puntali di spesa introdotti nel tempo. Ma c'è possibilità di «premialità» per gli enti virtuosi.

Infatti c'è una grande corsa in atto per l'approvazione in giunta della nota di aggiornamento al Dup e dello schema di bilancio di previsione 2020-2022, al fine di approvare in consiglio il bilancio di previsione 2020-2022 entro il 31 dicembrer 2019, perché, se si riesce a rispettare i termini e se si rispetta anche il saldo del pareggio di bilancio, non si applicano i seguenti limiti di spesa (Dl 50/2017):
• riduzione delle spese per studi ed incarichi di consulenza nella misura minima dell'80% delle spese impegnate nel 2009 per la stessa finalità (articolo 6, comma 7, Dl 78/2010);
• riduzione delle spese per relazioni pubbliche, convegni, pubblicità e rappresentanza nella misura minima dell'80% delle spese impegnate nel 2009 per la stessa finalità (articolo 6, comma 8, Dl 78/2010);
• divieto di sostenere spese per sponsorizzazioni (articolo 6, comma 9);
• riduzione delle spese per le missioni in misura non inferiore al 50% delle spese impegnate nel 2009 per la stessa finalità (articolo 6, comma 12, Dl 78/2010);
• riduzione del 50% della spesa sostenuta nel 2007 per la stampa di relazioni e di ogni altra pubblicazione prevista da leggi o regolamenti e distribuita gratuitamente o inviata ad altre amministrazioni (articolo 27 «taglia carta», comma 1, del Dl 25 giugno 2008 n.112 convertito dalla legge 6 agosto 2008 n. 133);
• riduzione delle spese per la formazione in misura non inferiore al 50% delle spese impegnate nel 2009 per la stessa finalità (articolo 6, comma 13, del Dl 78/2010). Infatti l'abolizione completa di questo limite scatta dal 2020.

A queste spese si aggiungono le spese per l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio di autovetture, nonché per l'acquisto di buoni taxi (massimo 30% delle spese sostenute nel 2011, a loro volta non superiori all'80% di quelle del 2009 – articolo 5, comma 2, del Dl 95/2012), con esclusione delle autovetture utilizzate per i servizi istituzionali di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, per i servizi sociali e sanitari svolti per garantire i livelli essenziali di assistenza e di quelle utilizzate per i servizi istituzionali di vigilanza sulla rete stradale provinciale e comunale.

Ma agli enti locali che approvano il bilancio di previsione entro il 31 dicembre e il rendiconto entro il 30/4 non si applicano vincoli in materia di automezzi, acquisto immobili, piani di razionalizzazione delle dotazioni strumentali, comunicazione delle spese pubblicitarie. Quest'ultimo adempimento è previsto dall'articolo 5, commi 4 e 5, della legge 67/1987 il quale prescrive che per i Comuni superiori a 40.000 abitanti debbano dare comunicazione, anche se negativa, al garante delle spese pubblicitarie effettuate nel corso di ogni esercizio finanziario, depositando un riepilogo analitico.

In tema di incentivi, invece, per gli enti che approvano il bilancio entro il 31 dicembre e il rendiconto entro il 30.4 (Sezione regionale di controllo Emilia Romagna, delibera n. 52/2019) è possibile prevedere gli incentivi al personale di cui all'articolo 1, comma 1091, della legge 145/2018, disciplinando con apposito regolamento che il maggior gettito accertato e riscosso relativo alla Tari e all'Imu, nella misura massima del 5%, sia destinato al potenziamento delle risorse strumentali degli uffici tributi e al trattamento accessorio del personale dipendente, anche con qualifica dirigenziale, in deroga al limite previsto dall'articolo 23, comma 2, del Dlgs 75/2017. La quota destinata al trattamento economico accessorio, al lordo degli oneri riflessi e dell'Irap è attribuita mediante contrattazione integrativa subordinando la corresponsione al raggiungimento di determinati obiettivi.

Al riguardo si richiama la nota dell'11 ottobre 2019, del Presidente Anutel Francesco Tuccio, rivolta al Ministro dell'Economia e finanze, riguardante una proposta di norma interpretativa dell'articolo 1, comma 1091, della legge 145/2018, allo scopo di introdurre il diritto ai suddetti incentivi tributi anche in caso di differimento di termini di approvazione del bilancio. Si è in attesa di riscontro.

Per gli altri enti, che non approvano il bilancio entro il 31 dicembre, continuano ad applicarsi tali limiti. Ciascun ente però potrà rimodulare le singole voci di spesa sulla base delle effettive esigenze, dovendo garantire esclusivamente il rispetto del limite complessivo.

Al riguardo vediamo, infatti, la posizione della Corte costituzionale e della Corte dei conti.
La Corte costituzionale aveva evidenziato già con la sentenza 139/2012 che se da un lato il legislatore statale può legittimamente imporre agli enti vincoli alle politiche di bilancio, tenuto conto degli obiettivi nazionali a cui tali enti devono concorrere, dall'altro lato i vincoli possono considerarsi solo un limite complessivo che lascia agli enti la libertà di allocazione delle risorse tra i diversi ambiti di spesa.

Anche secondo Corte dei conti, Sezione delle Autonomie (deliberazione 26/2013), i limiti andranno attentamente monitorati quale «tetto complessivo di spesa risultante dall'applicazione dell'insieme dei coefficienti di riduzione della spesa per consumi intermedi previsti da norme in materia di coordinamento della finanza pubblica, consentendo che lo stanziamento in bilancio tra le diverse tipologie di spese soggette a limitazione avvenga in base alle necessità derivanti dalle attività istituzionali dell'Ente».

Quindi lo Stato può imporre limiti puntuali di spesa, ma deve lasciare agli enti libertà di rimodularli, nel rispetto comunque dell'obiettivo complessivo stabilito. Obiettivo che può ricavarsi considerando tutte le diverse normative che hanno imposto limitazioni puntuali a singole voci di spesa relative ai cosiddetti «consumi intermedi» (Corte Conti Liguria, delibera n. 89/2017).

Concludendo, questa eliminazione del limite di spesa per la formazione, dunque, consente davvero una maggiore discrezionalità di previsione, sulla base delle priorità e del fabbisogno formativo reale del personale dell'ente, fermo restando il limite di cui sopra con la libera distribuzione tra le rimanenti voci di spesa.

(*) Revisore enti locali e Presidente della Commissione Enti Territoriali Odcec-Bari)


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