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Avvisi di pagamento Tari a tutta trasparenza

di Stefano Baldoni (*) - Rubrica a cura di Anutel

Le innovazioni introdotte dall'Arera nel campo dei rifiuti hanno riguardato non solo la definizione del nuovo metodo tariffario, ma anche la trasparenza del servizio di gestione e dei documenti di riscossione. A quest'ultima è infatti dedicata la deliberazione n. 444 del 31 ottobre 2019, le cui previsioni richiederanno la necessaria rivisitazione dei documenti di riscossione oggi inviati dai soggetti che si occupano della gestione dell'entrata, Tari o tariffa corrispettiva.

La trasparenza del servizio integrato di gestione dei rifiuti
La deliberazione definisce gli elementi informativi minimi che devono essere garantiti all'utente del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani nel periodo regolatorio che va dal 1° aprile 2020 al 31 dicembre 2023, stabilendo tre tipologie di adempimenti obbligatori: la trasparenza nei siti internet, la trasparenza nei documenti di riscossione e le comunicazioni agli utenti. Servizio integrato che include le attività di raccolta e trasporto, di spazzamento e lavaggio delle strade e di gestione delle tariffe e dei rapporti con gli utenti.

Soggetti obbligati
I soggetti obbligati agli adempimenti di trasparenza sono il gestore del servizio integrato ovvero, qualora questo sia articolato tra più soggetti, il gestore del servizio di raccolta e trasporto, quello di gestione del servizio di spazzamento stradale e quello che si occupa dell'attività di gestione delle tariffe e dei rapporti con gli utenti. Seppure con obblighi informativi minimi differenziati.

La trasparenza nei documenti di riscossione
Nello specifico dei documenti di riscossione, vale a dire dell'avviso di pagamento della tassa sui rifiuti o della fattura della tariffa corrispettiva (entrata soggetta a Iva, in attesa di conoscere le valutazione delle sezioni unite della Corte di cassazione a cui la questione della natura giuridica anche della tariffa è stata rimessa dall'ordinanza n. 23949/2019), la deliberazione prevede l'obbligo di riportare alcune informazioni di carattere generale, delle informazioni specifiche sugli importi addebitati e altre notizie riferite al servizio finanziato dal prelievo e ai risultati ambientali conseguiti. I contenuti informativi minimi devono essere indicati nell'avviso di pagamento, mentre si ritiene che non siano da ripetersi nel sollecito di pagamento o nell'avviso di accertamento, il quale peraltro ha un contenuto minimo già definito dalla legge.
La quantità delle informazioni richieste rischia però di incrementare sensibilmente la voluminosità degli avvisi di pagamento e di disincentivare pertanto il contribuente alla loro lettura.
Le informazioni generali riguardano, in modo chiaro e comprensibile, il servizio a cui si riferisce l'importo addebitato, i dati dell'utente e dell'utenza, il periodo di riferimento del documento di riscossione, specificando le eventuali diverse decorrenze (si ritiene riferite alla diversa situazione soggettiva o oggettiva del contribuente, considerato il carattere annuale delle tariffe del tributo) e i recapiti a cui comunicare errori o variazioni o presentare reclami.
Anche con riferimento agli importi addebitati vanno specificati numerosi elementi di dettaglio, quali le somme richieste, distinte per singola utenza, le scadenze di pagamento, la distinzione della parte fissa e di quella variabile (che però negli enti che determinano le tariffe della Tari con il metodo semplificato di cui al comma 652, legge 147/2013, non è presente, non essendo la tariffa binomia), l'importo e la descrizione delle riduzioni applicate, le addizionali o i tributi addebitati, gli estremi di approvazione della tariffa e il recapito per richiedere le eventuali riduzioni sociali.
Vanno dettagliate anche le modalità di pagamento, indicando quelle ammesse, la situazione debitoria pregressa dell'utente (se disponibile) e le procedure in caso di mancato o tardivo pagamento, con le informazioni utili per regolarizzare i versamenti.
Nel documento di riscossione deve altresì trovare posto uno spazio dedicato alle eventuali comunicazioni dell'Arera, da reperire nel sito internet dell'Autorità.
Infine, il documento deve riportare informazioni sul servizio, quali il nome del gestore e i suoi dati, i recapiti per richiedere informazioni o segnalare disservizi o reclami, gli orari degli sportelli per gli utenti e il sito internet in cui è pubblicata la carta della qualità. Inoltre, almeno annualmente, devono riportarsi le informazioni sul calendario della raccolta delle varie frazioni di rifiuti e dello spazzamento (è possibile sostituire queste indicazioni con il riferimento al sito internet dove sono pubblicate), le istruzioni per il corretto conferimento dei rifiuti urbani e la percentuale di raccolta differenziata del comune o del bacino riferita ai tre anni precedenti l'emissione del documento (ricavata dal catasto dei rifiuti ovvero calcolata con le regole del Dm 26 maggio 2016).
I gestori del servizio sono obbligati a trasmettere al soggetto che gestisce la tariffa le informazioni in loro possesso entro il 30 aprile 2020.
Il tutto salvo che l'autorità regionale competente (Egato) non decida di richiedere ulteriori elementi informativi.

L'invio del documento
Va evidenziato che l'articolo 4 della delibera richiede che l'invio del documento di riscossione ai contribuenti, che mantiene un format libero, sia effettuato in formato cartaceo, salvo che il destinatario non scelga di farsi inviare i documenti in formato elettronico. A questo proposito nel documento deve essere indicato come il contribuente può optare per l'invio elettronico. Ciò evidentemente richiede un adeguamento dei software gestionali in uso agli enti, che in alcuni casi ancora consentono solo l'invio cartaceo. L'invio deve avvenire inoltre senza addebitare costi a carico del contribuente (peraltro già inclusi nei costi comuni, voce carc, seppure con riferimento all'onere di due anni prima). Inoltre, data la quantità delle informazioni richieste, è facoltà dell'ente decidere se inserire tutte o alcune delle informazioni richieste in uno o più prospetti informativi allegati che accompagnano il documento di riscossione.

L'entrata in vigore
I documenti emessi a partire dal 1° aprile 2020 dovranno essere adeguati ai nuovi standard informativi minimi, almeno per i gestori integrati o quelli delle tariffe e dei rapporti con l'utenza che operano in territori con popolazione superiore a 5.000 abitanti, considerando però anche tutte le eventuali diverse procedure di affidamento. Gli altri invece potranno adeguarsi dal 2021.

Considerazioni finali
Questa mole di informazioni richiederà un importante aggiornamento sia dei software gestionali e sia dei modelli utilizzati per i documenti di riscossione, adempimento che si aggiunge a tutti quelli connessi all'applicazione del nuovo metodo di determinazione dei costi del piano finanziario (e dell'ammontare massimo delle tariffe addebitabile). Il tutto rischia di far slittare l'avvio della riscossione della Tari, con tutte le difficoltà del caso, a meno che non si valuti di mettere in salvo l'introito del tributo, pur in assenza del Pef e delle tariffe (la cui approvazione secondo alcuni emendamenti presentati al decreto fiscale, potrebbe essere «sganciata» da quella del bilancio, con scadenza 30 aprile 2020) e nelle more dell'aggiornamento dei documenti di riscossione, emettendo quest'ultimi con le vecchie modalità prima del 1° aprile 2020 e sfruttando la norma dell'articolo 15-bis del Dl 34/2019, in base alla quale i versamenti scadenti prima del 1° dicembre devono essere effettuati comunque con le tariffe dell'anno precedente. Operando successivamente un nuovo invio, questa volta adeguato alle prescrizioni della trasparenza, in corso d'anno, applicando a conguaglio le tariffe del 2020 in occasione dell'ultima scadenza annuale da fissare dopo il 1 dicembre (spostamento che potrebbe richiedere una correzione dei regolamenti o una specifica previsione della deliberazione di approvazione delle tariffe).
Ciò determina un aumento dei costi di spedizione, il quale però abbinato a un eventuale anticipo delle prime scadenze, eviterebbe la carenza di liquidità legata al tardivo incasso (che potrebbe determinarsi per il ritardo nel completamento delle procedure anzidette) e garantirebbe una migliore sincronizzazione dei flussi di cassa con le scadenze delle fatture dei gestori riferite alla competenza dell'anno di riferimento, che in molti casi già cadono nel mese di febbraio.

(*) Vicepresidente Anutel e docente Anutel


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