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Tari basata anche sui fabbisogni standard

di Pasquale Mirto

Il dipartimento delle Finanze ha pubblicato «Le linee guida interpretative» per l’applicazione dei fabbisogni standard necessari al calcolo dei costi efficienti per il servizio di gestione dei rifiuti, destinati a influire sulle tariffe alle utenze. L’articolo 1, comma 653 della legge 147/13 prevede che il Comune, nella determinazione dei costi del servizio rifiuti, deve avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard. Le quali fino all’anno scorso non rappresentavano un dato vincolante. Dal 2020, invece, il dato rappresenta un parametro obbligatorio, tant’è che è precisato per i Comuni che hanno già approvato le tariffe 2020 l’obbligo di riaggiornare il Pef e le tariffe entro il 30 aprile 2020, previsto dal decreto legge 124/19. L’obbligatorietà del dato dipende dall’adozione del nuovo metodo tariffario predisposto da Arera, di cui alla delibera 443/19. Si ricorda che l’articolo 16 del nuovo metodo prevede l’uso dei fabbisogni standard come benchmark di riferimento per il costo unitario effettivo del servizio di gestione dei rifiuti, con riferimento all’individuazione dei coefficienti di gradualità per l’applicazione di alcune componenti tariffarie.

Nelle Linee guida si forniscono le indicazioni per il calcolo del fabbisogno standard di ogni Comune, il quale è il risultato del prodotto tra «il costo standard di riferimento per la gestione di una tonnellata di rifiuti» e «le tonnellate di rifiuti urbani gestiti dal servizio». Il dato di partenza deriva dalla stima del costo medio nazionale di riferimento per la gestione di una tonnellata di rifiuti, il cui valore è pari a 130,45 euro. Tale valore poi subisce delle variazioni che dipendono da una serie di fattori che incidono sul costo del servizio, quali la percentuale di raccolta differenziata, la distanza fra il Comune e gli impianti, il numero e tipologia di impianti presenti in regione, le modalità di raccolta (stradale o domiciliare) e altro. I dati di base del Mef sono riferibili in parte al 2016 e in parte al 2017 e il Comune dovrà calcolare il proprio fabbisogno standard aggiornando i dati di riferimento.

Questa operazione può essere effettuata agevolmente utilizzando «l’applicativo di simulazione dei costi standard» messo a disposizione da Ifel, consultabile con le credenziali di accesso all’area riservata del sito.


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