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Il Tar rigetta il ricorso sul bilancio e Dup

di Filomena Angela Fontanarosa (*) - Rubrica a cura di Anutel

Il Tar Puglia, con la sentenza n. 1756/2019, pronunciandosi sul caso del Comune di Santeramo in Colle, ha rigettato il ricorso.
Il fatto: questa amministrazione, già condannata-con sentenza n. 241/2019 dallo stesso Tar Puglia alla riapprovazione di tutti gli atti (ovvero Dup 2018-2020, bilancio di previsione 2018-2020, assestamento e variazioni di bilancio), scegliendo di non ricorrere avverso la sentenza, aveva dato rapidamente corso alla riapprovazione degli atti citati, per ritrovarsi subito dopo a doversi difendere ancora contro un ulteriore ricorso (avente a oggetto Dup 2018-2020, bilancio di previsione 2018-2020, rendiconto 2018, Dup 2019-2021, bilancio di previsione 2019-2021, atti propedeutici, variazioni di bilancio, Dup 2020-2022).
Il nuovo ricorso e i motivi aggiunti, dopo l'udienza del 18 dicembre 2019, è sfociato nella sentenza n. 1756/2019 di rigetto totale. In 18 pagine il Tar ha spiegato in che modo l'Amministrazione abbia provveduto a riapprovare i numerosi atti in osservanza degli articoli del Tuel e del regolamento comunale di contabilità, e in particolare il collegio si è soffermato minuziosamente sui vari passaggi tesi ad assicurare ai consiglieri l'esercizio del munus publicum ovvero delle proprie prerogative.
Il Tar ha evidenziato che «è stato osservato puntualmente il disposto di cui all'articolo 37, comma 2 del regolamento comunale di contabilità, secondo cui la presentazione del Dup al consiglio comunale può essere effettuata in apposita seduta oppure tramite deposito presso l'ente con avviso dato mediante comunicazione affissa all'albo pretorio dell'ente, pubblicata sul sito internet dell'ente e notificata ai capigruppo consiliari».
Dopo di che «in data 6 marzo 2019 si è tenuta una seduta del consiglio comunale, nel corso della quale, per quanto più interessa il profilo della garanzia delle prerogative di partecipazione dei consiglieri comunali alla formazione del Dup, l'assessore al bilancio ha illustrato il contenuto del Dup in vista della "discussione ed eventuale approvazione di integrazioni e/o modifiche (...) da parte di tutti i consiglieri, articolo 37 comma 3 del vigente regolamento di contabilità"».
Una seduta di Consiglio intermedia, statuita nel regolamento dell'ente, determinante: se fosse saltata, sarebbe stata «pretermessa» la possibilità dei consiglieri ricorrenti - facenti parte dell'opposizione, ma l'argomento sarebbe estensibile in via analogica anche ai consiglieri di maggioranza - di presentare integrazioni e modifiche al Dup, che «ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa dell'ente» (articolo 170, comma 2, Tuel) e costituisce «atto presupposto indispensabile per l'approvazione del bilancio di previsione» (articolo 170, comma 5, Tuel).
Quindi l'amministrazione comunale ha provveduto a rinnovare il procedimento di approvazione del proprio bilancio, garantendo - sul piano procedurale e sostanziale - le prerogative dei Consiglieri.
Si legge in sentenza che nella seduta di Consiglio del 6 marzo 2019 «la discussione in effetti si è aperta ed è stato consentito a diversi consiglieri comunali di intervenire; tra questi ve n'è stato uno (omissis) il quale ha chiesto al Presidente del Consiglio comunale se fossero state presentate integrazioni/modifiche e, dopo aver ricevuto da quest'ultimo conferma che queste istanze non fossero state presentate, ha, comunque, chiesto di formalizzare questa circostanza mediante una proposta scritta volta a esplicitare, nel dispositivo della successiva deliberazione, che il Consiglio comunale desse atto "che non sono state proposte integrazioni e/o modifiche al DUP per il triennio 2018/2020"».
Il Collegio prosegue con l'elencazione dei vari atti correttamente riapprovati nella giusta sequenza.
Il tutto nel rispetto dell'articolo 37 comma 3 del regolamento comunale di contabilità dell'ente, ai sensi del quale «il Consiglio, in una successiva seduta da tenersi non oltre i 45 giorni successivi a quella di presentazione, approva integrazioni e modifiche al DUP, che costituiscono un atto di indirizzo politico nei confronti della Giunta, ai fini della predisposizione della successiva nota di aggiornamento». Nella specie, dalla data di presentazione del DUP al Consiglio comunale (19 febbraio 2019) è trascorso un termine assai inferiore ai predetti 45 giorni (6 marzo 2019) e, soprattutto, non è stata presentata, per autonoma scelta, alcuna proposta di integrazione/modifica del Dup.
Il Collegio dopo aver doviziosamente verificato che siano state osservate tutte le norme tese ad assicurare ai consiglieri l'esercizio delle loro prerogative, passa a verificare la violazione dell'articolo 39 del regolamento di contabilità, che prevede un termine, per presentare emendamenti alla nota di aggiornamento al Dup e allo schema di bilancio, di 5 giorni dalla data della seduta consiliare fissata per la loro approvazione (articolo 174, comma 2, Tuel secondo cui «il regolamento di contabilità dell'ente prevede per questi adempimenti un congruo termine, nonché i termini entro i quali possono essere presentati da parte dei membri dell'organo consiliare e dalla giunta emendamenti agli schemi di bilancio»).
Pur prescindendo la violazione del questo termine dalla concreta formulazione di proposte di modifica (che nella fattispecie non vi erano state), essendo strumentale alla corretta informazione dei consiglieri i quali rimangono liberi di formulare o meno ipotesi emendative, il profilo di doglianza sebbene ammissibile è, comunque, infondato nel merito. Il Collegio ripercorre con precisione il cronoprogramma di riapprovazione dei numerosi atti di giunta e di consiglio, per ragionevolmente concludere che le delibere sono state assunte «nel rispetto di un adeguato e ragionevole periodo propedeutico all'esercizio delle prerogative consiliari».
«Stesso discorso va esteso alla deliberazione di consiglio comunale avente a oggetto il programma triennale delle Oopp 2019-2021, in ordine alla quale i ricorrenti hanno mosso censure di (mera) legittimità procedimentale, che il Collegio reputa pretestuose e, quindi, infondate", essendovi stato un semplice errore di stampa in due schede, mentre i totali sono sempre stati quelli inseriti poi nel Dup e nel bilancio, «su cui anche l'organo di controllo si è espresso favorevolmente».
In breve, un ricorso va bene, ma il secondo, sull'inosservante iter di riapprovazione degli atti, alla stessa Sezione prima appare pretestuoso, non è ravvisabile alcuna illegittimità, tantomeno nei prefigurati termini di una «modifica sostanziale dell'equilibrio di cassa del Comune di Santeramo in Colle nonché della sostenibilità della stessa».
«In conclusione, il ricorso principale e i tre ricorsi per motivi aggiunti vanno respinti».
La Sentenza pertanto è la celebrazione dell'osservanza del legislatore nazionale e della regolamentazione secondaria del Comune, quindi un monito alla normalità e un invito a evitare le pretestuosità che rallentano la macchina amministrativa.
Spesso le minoranze negli enti locali promuovono ricorsi al Tar nella speranza o nella convinzione di poter determinare un (automatico) scioglimento del consiglio comunale, ma ingenerano invece una mera rinnovazione del procedimento per l'adozione degli atti annullati, quando non direttamente un rigetto, come in questo caso. Peccato che nel frattempo gli enti, nelle more della riapprovazione dei numerosi atti annullati, vivono un clima di paralisi di cui accusano i colpi i cittadini.
Infatti in assenza di bilancio di previsione approvato nei termini di legge, si cade in esercizio provvisorio quando non direttamente in gestione provvisoria, ovvero in una gestione solo «nei limiti dei corrispondenti stanziamenti di spesa dell'ultimo bilancio approvato per l'esercizio cui si riferisce la gestione provvisoria. Nel corso della gestione provvisoria l'ente può assumere solo obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi, quelle tassativamente regolate dalla legge e quelle necessarie a evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all'ente. Nel corso della gestione provvisoria l'ente può disporre pagamenti solo per l'assolvimento delle obbligazioni già assunte, delle obbligazioni derivanti da provvedimenti giurisdizionali esecutivi e di obblighi speciali tassativamente regolati dalla legge, per le spese di personale, di residui passivi, di rate di mutuo, di canoni, imposte e tasse, ed, in particolare, per le sole operazioni necessarie ad evitare che siano arrecati danni patrimoniali certi e gravi all'ente» (articolo 163, comma 2, Tuel).

In generale molte sentenze dei Tar hanno evidenziato che gli incombenti previsti nei regolamenti altro non riflettono che il contenuto delle disposizioni di cui agli articoli 170 e 174 del Tuel, individuando dei subprocedimenti del più generale procedimento di approvazione del bilancio di previsione e del rendiconto e costituiscono espressione di una disciplina che il legislatore comunale ha intenzionalmente articolato in maniera puntigliosa per consentire un esercizio effettivo della funzione del consiglio come «organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo (articolo 42, comma 1, Tuel). Subprocedimenti che, sebbene previsti, in molti enti locali sono tuttora disattesi.
Talvolta le amministrazioni ricorrono al Consiglio di Stato, generando ulteriori spese legali a carico dell'ente e probabilmente anche a carico dei consiglieri di minoranza ricorrenti, altri preferiscono, come il Comune di Santeramo in Colle, la via dell'ottemperanza, garantendo il diritto dei consiglieri di svolgere questa «funzione di pubblico interesse».
C'è da augurarsi che, dopo tante Sentenze, le Amministrazioni riflettano davvero sulle violazioni di iter procedimentali e sull'osservanza di termini di legge ordinatori (che diventano perentori quando recepiti nei propri Regolamenti), anche allo scopo di evitare freni alla realizzazione del proprio mandato amministrativo.

(*) Revisore enti locali e Presidente della commissione enti territoriali Odcec-Bari


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