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Province e città metropolitane non inseguiranno più la Tefa e anche i Comuni potranno tirare il fiato

di Mario Alias (*) - Rubrica a cura di Anutel

Il 24 dicembre, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto fiscale 2020 (Dl 124/2019) sono diventate operative le numerose modifiche introdotte nel corso dell'iter parlamentare, fra le quali quella contenuta nell'articolo 38-bis, che riguarda il tributo per l'esercizio delle funzioni ambientali (Tefa), un tributo di competenza della Provincia ma la cui riscossione è affidata ai Comuni.
Il tributo provinciale, commisurato alla superficie dei locali ed aree assoggettabili al tributo, è applicato sull'importo del tributo nella misura percentuale deliberata dalla Provincia ed è liquidato direttamente dai Comuni, che solitamente trasmettono ai contribuenti i modelli di pagamento precompilati.

La riscossione della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) avveniva ordinariamente attraverso il ruolo ed era l'agente della riscossione che si occupava del riversamento del tributo e della rendicontazione in favore della Provincia. Le modifiche legislative che si sono consolidate nel 2014 con l'introduzione della Iuc hanno indotto la maggior parte dei Comuni a passare ad un sistema di riscossione diretta dei propri tributi e quindi, con riferimento alla Tari, a dover estrapolare dal totale delle somme riscosse la quota da riversare all'ente beneficiario, da calcolare al netto della commissione dello 0,30% riconosciuta in favore del Comune. A partire da quel momento sono emerse in modo generalizzato le difficoltà operative e le responsabilità correlate alla gestione del tributo provinciale: inadeguatezza di alcuni software gestionali, assenza di una regolamentazione dei termini e delle modalità di riversamento agli enti creditori, cronica carenza degli organici degli uffici tributi a fronte di una ulteriore incombenza solo in apparenza banale oltre alla possibile configurazione in capo al Comune della qualifica di agente contabile con le inevitabili conseguenze in merito alla resa del conto della gestione. Le difficoltà dei Comuni si sono ripercosse sulle Province, le quali hanno accumulato ritardi nella riscossione e si sono trovate nella situazione di non disporre dei dati riferiti al proprio tributo e quindi al relativo gettito, non avendo informazioni sulle liste di carico o sugli elenchi di avvisi di accertamento emessi dai Comuni, se non nel caso in cui gli stessi enti provvedessero a comunicarlo.

Con norma di buon senso e nel senso auspicato dai Comuni, Il legislatore ha modificato il comma 7 dell'articolo 19 del Dlgs 504/1992. Questa modifica, oltre a indicare in modo espresso le Città metropolitane tra i beneficiari del tributo, ha confermato che la riscossione attraverso un concessionario implica che sia quest'ultimo a dover gestire, unitamente alla riscossione del tributo comunale, la rendicontazione e il riversamento del tributo provinciale. Ma il vero elemento di novità riguarda la disciplina della riscossione diretta da parte del Comune. Si distingue a seconda che la riscossione avvenga mediante il modello unico di pagamento (F24) ovvero tramite altri canali (versamento sul conto corrente anche attraverso i servizi elettronici di incasso e di pagamento come ad esempio il PagoPa, piuttosto che con lo specifico bollettino di conto corrente postale). Il Legislatore ha previsto che in caso di riscossione tramite F24 sarà l'agenzia delle Entrate, attraverso l'apposita struttura di gestione, a dover versare agli enti destinatari le somme a ciascuno spettanti e a dover gestire gli adempimenti collegati alla riscossione del tributo; mentre in caso di riscossione attraverso altri canali di pagamento, la disciplina delle modalità operative per il riversamento del tributo e la rendicontazione in favore degli enti beneficiari sarà contenuta in uno o più decreti ministeriali, che dovranno essere adottati entro il 31 maggio 2020. I Comuni che intendono riscuotere a mezzo F24, per beneficiare degli effetti della modifica normativa per l'intero anno d'imposta dovranno pertanto fissare la scadenza della prima rata o della rata unica in data successiva al 1 giugno.

Un'altra novità, che indirettamente potrà avere delle lievi ripercussioni sull'ammontare dell'imposta dovuta dai contribuenti è l'aver fissato al 5 per cento la misura del tributo, salvo diversa deliberazione da parte della Provincia o della Città metropolitana. Questo implica che le Province e le Città metropolitane che attualmente applicano un'aliquota inferiore al 5 per cento, dovranno deliberare in modo esplicito la minore percentuale al fine di evitare per il 2020 l'applicazione del tributo nella misura massima.

(*) Istruttore Direttivo - Ufficio Tributi del Comune di Alghero - Componente comitato regionale Anutel Sardegna


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