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Coniugi con residenze separate in Comuni diversi, «no» della Cassazione all'abitazione principale

di Michele Farneti (*) - Rubrica a cura di Anutel

Svolta sulla corretta applicazione dell'esenzione Imu per abitazione principale nel caso di coniugi che separano le residenze in Comuni diversi, che nel tempo ha alimentato un copioso contenzioso. La Corte di cassazione con due illuminanti ordinanze nn. 4166/2020 e 4170/2020, in analogia e continuità con i consolidati pronunciamenti già maturati in vigenza dell'Ici, ha respinto i ricorsi dei contribuenti che avevano impugnato innanzi al Supremo collegio le sentenze di appello, che accoglievano le pertinenti argomentazioni del Comune, sul semplice presupposto che l'esenzione, come formulata dal legislatore, ha fondamento soltanto se i requisiti della dimora e della residenza stanno in capo all'intero nucleo familiare, ponendo in risalto che i coniugi (non separati) non possono ottenere la doppia esenzione.

L'auspicato intervento degli Ermellini colma il vuoto creatosi con la legge di Bilancio, con il ritiro dell'emendamento che avrebbe chiarito la questione e conferisce forza all'operato dei Comuni che da sempre si adoperano per contrastare ogni forma di elusione, che ha visto crescere a dismisura situazioni tipiche del fenomeno, come quelle legate alla fittizia separazione delle residenze tra marito e moglie, con il fine precipuo di vantare una arbitraria doppia esenzione. La decisione della Cassazione ha anche il pregio di azzerare la fantasiosa interpretazione fornita dal Mef con la circolare n. 3/DF/2012 a proposito della fattispecie legata al concetto di abitazione principale da applicare in caso di residenza dei coniugi in Comuni diversi, che tantissimi problemi ha creato agli uffici tributi.

Da evidenziare l'importanza dello spazio temporale ove si collocano le due ordinanze; entrambe sono depositate successivamente all'approvazione della nuova Imu che i Comuni saranno chiamati ad applicare dal 1° gennaio 2020 e, dunque, si partirà con la nuova imposta con una certezza in più (tra i tanti dubbi rimasti irrisolti), gli uffici tributi si vedono finalmente riconoscere la piena fondatezza della linea incentrata sulla rigorosa ed ermeneutica applicazione dell'istituto premiale riferito all'esenzione per abitazione principale, che, quindi, deve intendersi tale solo quella che, usando le parole del legislatore (con una lettura che da sempre doveva essere incentrata sui principi previsti dall'articolo 12 delle pre-leggi), vede dimorare e risiedere in forma contestuale il proprietario ed il suo nucleo familiare.

Detti pronunciamenti assicurano certezze sia a quei Comuni che hanno già in itinere contenziosi tributari, sia a quegli enti che sino a oggi, nel dubbio, poco si sono adoperati per deflattere questo diffuso fenomeno elusivo, che potranno, quindi, mettere in cantiere forme di controllo e contrasto non più procrastinabili, atte a garantire da una parte il legittimo recupero di una entrata dovuta e dall'altra, assicurare ai propri contribuenti quella certezza del diritto che troppo spesso norme scritte in maniera confusa ed approssimativa mettono in dubbio.

(*) Presidente regionale Anutel Umbria


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