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I bilanci comunali e l'emergenza Coronavirus

di Luciano Benedetti (*) - Rubrica a cura di Anutel

Appena l'emergenza Covid-19 si attenuerà, i Comuni italiani dovranno far ripartire velocemente, a pieno regime e al meglio i propri servizi. Prendendo esempio dall'eccezionale lavoro dei colleghi della sanità di questi giorni, tutti i dipendenti degli enti locali saranno chiamati a fare la loro parte per supportare al meglio la ripresa delle proprie comunità, quali che saranno le misure che il governo definirà per il settore.
In particolare, il lavoro dei servizi finanziari sarà delicato e strategico; proviamo a delinearne fin d'ora alcune linee di intervento, nell'ipotesi che nelle prossime settimane l'emergenza sanitaria possa progressivamente attenuarsi.
Accenniamo subito e brevemente alla spesa per il personale, che meriterebbe un approfondimento specifico. La massiva e precipitosa inaugurazione dello smart working lascerà sicuramente dei frutti permanenti da non disperdere, utili al superamento della trita e troppo mediatica «mitologia della timbratura»; una concezione legata agli schemi di una rivoluzione industriale vecchia di un secolo, ormai superata nell'economia dei paesi più avanzati. La fruizione delle ferie arretrate e il recupero della banca ore da parte del personale nell'attuale periodo di emergenza, poi, sarà funzionale alla presenza attiva del medesimo per il pieno recupero della produttività dell'ente, appena ciò sarà possibile, in quello che rappresenterà uno dei più giganteschi sforzi collettivi nella storia dell'Italia unita.

La liquidità e gli equilibri di competenza nei Comuni
In teoria, i responsabili finanziari dei Comuni dovrebbero già adesso esprimere la «segnalazione obbligatoria» sugli equilibri prevista dall'articolo 153 comma 6 del Tuel, ma si tratterebbe di un inutile adempimento burocratico, vista la conclamata emergenza globale in corso e la difficoltà di funzionamento degli organi. Ben più utile sarà seguire l'evolversi degli eventi sanitari e le misure del Governo, per farsi trovare pronti con robuste manovre di riequilibrio.
L'elemento di carattere finanziario più urgente è fin d'ora la gestione della liquidità, che richiederà un'oculatezza ancora maggiore che nella grande crisi finanziaria di un decennio fa. Anche gli enti con maggiore liquidità dovranno rimodulare con grande attenzione le previsioni di cassa. Nel contempo va eseguita una stima attendibile e prudente sui danni agli equilibri correnti di competenza, che saranno particolarmente pesanti per i Comuni più colpiti dall'epidemia e per quelli turistici; stima in cui si dovrà tenere conto di una significativa «coda» nell'esercizio 2021.
In una situazione di crisi come quella in corso, l'elasticità delle entrate si dimostra notevolmente superiore a quella delle spese. Pertanto, allo scopo di contenere gli effetti finanziari pesantemente negativi dell'evento, tutte le economie di spesa, sia di funzionamento che di sviluppo, realizzate per l'emergenza Coronavirus andranno riacquisite al bilancio dell'ente. A questo fine le varie strutture dell'ente dovranno effettuare quanto prima, alla luce delle emanate ed emanande disposizioni nazionali, un attento esame delle clausole dei contratti e convenzioni con terzi (sia privati che pubblici) di fornitura, prestazione, servizio, eccetera, allo scopo di individuare le legittime minori spese che l'ente non è tenuto a erogare per la mancata o ridotta prestazione di servizi nel periodo dell'emergenza, dandone sollecita comunicazione al servizio finanziario. Queste economie saranno da riacquisire al bilancio dell'esercizio 2020.
Gli stanziamenti di spesa per le utenze di energia, gas, acqua dovranno essere riviste in difetto, in virtù dei verosimili minori consumi del periodo emergenziale. I trasferimenti a soggetti esterni, prima di essere confermati nell'importo inizialmente previsto, dovranno essere oggetto di rivalutazione in relazione all'evolversi dell'emergenza. Si dovrà comunque eseguire un ridimensionamento generalizzato, seppur non lineare, della spesa corrente non obbligatoria. Le integrazioni di spese di funzionamento e per iniziative ipotizzate in sede di preventivo e rimaste in lista di attesa non potranno sicuramente essere esaminate finché gli equilibri correnti non saranno ripristinati.
Fino all'adozione dei provvedimenti di variazione da parte del Consiglio o, d'urgenza, della Giunta, appare opportuno che il responsabile finanziario limiti la copertura finanziaria delle spese correnti a quelle di carattere obbligatorio o la cui non assunzione comporta pregiudizio dell'azione amministrativa o determini danni certi e gravi all'ente. In questo sarà utile il supporto di direttive espresse dall'organo politico; sarà altresì importante che il servizio finanziario rappresenti una chiara visione delle reali possibilità dell'ente agli amministratori che saranno, senza alcun dubbio, fortemente sollecitati a effettuare interventi di spesa o rinvio/riduzione di entrate tributarie e tariffarie da molteplici attori del territorio.

Le misure statali più efficaci: qualche proposta
Per concludere, proviamo a ipotizzare molto schematicamente quali potrebbero essere gli interventi governativi più adeguati per il sostegno finanziario all'azione degli enti locali, dato che gli stessi non si esauriranno certamente con il recentissimo Dl 18/2020 cosiddetto «Cura Italia». Senza pretesa di completezza, ci sentiremmo di proporre: individuare delle compensazioni statali per i minori gettiti dei Comuni su tributi e tariffe proprie; eseguire quanto prima un ulteriore consistente anticipo ministeriale sul gettito dell'acconto Imu 2020; anticipare il versamento ai Comuni del Fsc 2020; riattivare/potenziare il Fal o strumento analogo per gli enti più a rischio liquidità; consentire da subito la spesa dell'avanzo di amministrazione libero, al netto del ripiano trentennale Dm 2 aprile 2015; consentire nel 2020 piena libertà di spesa dell'avanzo vincolato/destinato costituito da entrate proprie proventi codice della strada, concessioni edilizie e alienazioni patrimoniali; rinviare di un anno le rate, o almeno la quota capitale, di tutti i mutui Cassa depositi e prestiti e possibilmente anche quelle degli altri mutui e obbligazioni; ridurre la percentuale di accantonamento minimo al Fcde 2020. In merito a quest'ultimo punto, non condividiamo qualche proposta già uscita di azzerare del tutto questo accantonamento: il beneficio sarebbe illusorio e spianerebbe la strada al rapido dissesto dell'ente.
Per la più ampia platea delle Pa, inoltre, potrebbe essere necessaria una semplificazione delle procedure del Dlgs 50/2016 per l'individuazione del contraente e per i pagamenti alle imprese fornitrici/appaltatrici, prevedendo che moltissime di esse da adesso e per i prossimi mesi, malgrado le norme del Dl 18/2020, non risulteranno in regola con gli obblighi contributivi e fiscali e non solo, rischiando di essere tagliate fuori dal sistema degli appalti pubblici.
Un ultimo auspicio è quello che questa gravissima crisi sia l'occasione per un altro passo avanti nella semplificazione degli adempimenti di carattere finanziario e contabile, consentendo ai servizi finanziari dei Comuni di non disperdersi nella compilazione di infiniti prospetti per innumerevoli organismi di controllo ma di concentrarsi, adesso e domani, sul servizio concreto alle proprie collettività.

(*) Componente consiglio generale Anutel


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