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Il calcolo del Tefa sul contributo del Miur per le scuole pubbliche

di Haydèe Micetich (*) e Luigi D'Aprano (**) - Rubrica a cura di Anutel

Le modifiche sul riversamento del Tefa porgono lo spunto per un approfondimento circa la presenza o meno del tributo provinciale sulla quota erogata dal Miur per le scuole pubbliche; approfondimento che merita alcune precisazioni volte a comprendere la possibile esclusione del contributo dal calcolo della somma da riversare alla Provincia.

Con l'articolo 33-bis del Dl 248/2007 (cosiddetto decreto milleproroghe) convertito dalla legge 31/2008, è stato disposto che, a decorrere dall'anno 2008, il ministero della Pubblica istruzione provvede a corrispondere direttamente ai Comuni la somma concordata in sede di conferenza Stato-città e autonomie locali nelle sedute del 22 marzo 2001 e del 6 settembre 2001, valutata in euro 38,734 milioni, quale importo forfettario complessivo.
Questo importo forfetario complessivo, è riconosciuto non in ragione dei criteri ordinari di tassazione, ma sulla base della popolazione studentesca, per lo svolgimento, nei confronti delle istituzioni scolastiche statali, del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, di cui all'articolo 238 del decreto legislativo 152/2006.

Di fatto, è stata annullata ogni possibile richiesta da parte dei Comuni volta al pagamento della tassa rifiuti secondo i principi tradizionali, in quanto i criteri e le modalità di corresponsione delle somme dovute ai Comuni, in proporzione alla consistenza scolastica, sono stati concordati nell'ambito della conferenza Stato-città ed autonomie locali. Ne consegue che il tributo in questione per le scuole statali è stato «sganciato»:
• dalla quantificazione effettiva del costo che l'ente sostiene;
• dal piano economico finanziario Pef;
• dal comma 654 della legge 147/2013 in base al quale «deve essere assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio, ricomprendendo anche quello che viene comunemente denominato costo post mortem della discarica ai sensi del Dlgs 36/2003 articolo 15».
L'eventuale eccesso nel costo del servizio dovrà essere inserito nel Pef e ripartito sulla collettività.
Questa modifica inizialmente ha creato alcune incertezze sulla sua corretta applicazione, in particolare:
• l'importo riconosciuto dal Miur, essendo appunto un importo forfettario riconosciuto senza alcun riferimento al piano economico finanziario propedeutico alla quantificazione delle tariffe per coprire il costo del servizio, è comprensivo del Tefa?
• il Tefa da riconoscere alla Provincia sulla quota del Miur deve essere depurato dello 0,30 per cento anche se l'ente non effettua attività di riscossione per queste somme?
Di fatto è intervenuta la Corte dei conti in risposta a un quesito posto dal sindaco del Comune di San Giorgio Jonico (TA).

La Corte dei conti, con parere 17/2009 emesso dalla sezione autonomie ha statuito che dal 2008 le istituzioni scolastiche statali non sono più tenute a corrispondere ai Comuni il corrispettivo del servizio di smaltimento dei rifiuti, tuttavia questa disposizione introdotta con l'articolo 33-bis del Dl 248/2007 non produce alcun effetto sull'obbligo gravante sui Comuni del versamento del tributo per l'esercizio delle funzioni di tutela ambientale (Tefa) sancito dall'articolo 19 del Dlgs 504/1992, che prevede che il tributo a favore della Provincia sia dovuto dagli stessi soggetti che sono tenuti al pagamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Specifica anche che il Comune ha diritto alla commissione posta a carico della Provincia nella misura dello 0,30 per cento delle somme riscosse, senza importi minimi e massimi.

L'importo che i Comuni ricevono a titolo di ristoro per il servizio da essi svolto, deve ritenersi, pertanto, comprensivo anche del Tefa atteso che secondo la Corte «il combinato disposto degli articoli 19 del Dlgs 504/1992 e 33-bis del Dl 248/2007 convertito dalla legge 31/2008 è da interpretare nel senso che il contributo versato al Comune deve essere riversato alla Provincia come disposto dal citato articolo 19».

Esempio di riversamento Tefa
La provincia stabilisce una percentuale Tefa pari al 5 per cento
Quota Comune = importo erogato dal Miur/1,05
Tefa = importo erogato dal Miur – quota Comune
Importo per la Provincia = Tefa – (Tefa x 0,3 per cento)

Effettivamente, possiamo commentare che la motivazione della sopravvivenza del Tefa esplicitata dalla Corte dei conti è che la norma, ha determinato soltanto il mutamento del soggetto passivo dell'imposizione tributaria che non è più l'istituzione scolastica ma direttamente il ministero della Pubblica istruzione e che, il mutamento del soggetto passivo non può avere effetti sull'obbligo dei Comuni di versare il Tefa alle Provincie.
In realtà però non è stato modificato soltanto il soggetto passivo ma, riconoscendo solo una somma forfettaria quantificata sul numero degli alunni, sono stati modificati anche i presupposti impositivi di una tassa che è legata essenzialmente alla copertura del costo del servizio legato ai rifiuti.

La medesima questione subisce, altresì, una netta variazione normativa a decorrere dal 2013, forse non pienamente percepita dai Comuni beneficiari.
Con il comma 14 dell'articolo 14 del Dl 201/2011, in regime di Tares e, soprattutto con la conferma del comma 655 della legge 147/2013, per la Tari, il legislatore da un lato ribadisce l'applicazione del citato articolo 33-bis del Dl 248/2007, ma dall'altro afferma un nuovo ed importante principio che andrebbe in contrasto con l'analisi condotta dalla Corte dei conti nel 2009 ovvero che «Il costo relativo alla gestione dei rifiuti delle istituzioni scolastiche è sottratto dal costo che deve essere coperto con il tributo comunale sui rifiuti».
Questo significa che il contributo erogato dal Miur per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nelle scuole pubbliche rappresenterebbe oggi, più una forma di finanziamento del servizio che il pagamento del tributo sui rifiuti.
Togliendo, infatti, il costo dal Pef si elimina alla fonte, la partecipazione di questo importo al calcolo della Tari. In altri termini, appurato che il Tefa viene calcolato sulla Tari, scorporare la quota provinciale dal contributo del Miur, significherebbe in realtà riconoscere l'addizionale provinciale su una somma che non partecipa alla copertura integrale del costo del servizio e, di conseguenza, alla determinazione delle tariffe Tari. Il medesimo concetto viene ribadito anche dall'Ifel nella recente nota di approfondimento della delibera Arera 443/2019, nella quale al fine di evidenziarne l'indicazione nel Pef 2020, viene sottolineata la sua completa esclusione dai costi del servizio che l'ente può attribuire ai contribuenti attraverso le tariffe Tari.
Proseguire nell'interpretazione fornita dalla Corte dei conti porterebbe, pertanto, a avvantaggiare solo le amministrazione provinciali a discapito dei comuni che resterebbero, in questo modo gli unici destinatari del cambio normativo che esclude le scuole dall'applicazione tradizionale della tassa rifiuti.
Inoltre, il nuovo dettato normativo evidenza anche la necessità di una quadratura finanziaria del Pef per effetto di costi sottratti alla sua competenza. In altri termini, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani e assimilati deve essere assicurato dal Comune di ubicazione dei locali scolastici, ma il relativo costo non partecipa alla determinazione del piano finanziario e, pertanto, alla ripartizione del carico tariffario tra i vari contribuenti. Tutto ciò implica che se il costo sostenuto dal Comune è uguale o inferiore alla somma versata dal Miur, l'operazione non impatta sull'equilibrio finanziario dell'ente essendo l'onere a totale carico del ministero. Se, invece, il costo sostenuto fosse superiore alla somma versata dal Miur, allora il Comune si troverebbe a dover direttamente sostenere i costi del servizio senza alcuna possibilità di recuperare le relative minori somme sui restanti contribuenti. È per questo motivo che si ritiene al quanto opportuna la sensibilizzazione all'organizzazione del servizio per le scuole pubbliche, con la finalità di un maggior orientamento alla riduzione dello scostamento tra costo e ricavo dell'operazione, agendo sia sulla riduzione dei costi attraverso una efficace ed efficiente organizzazione del servizio, sia sull'aumento delle entrate, grazie alla realizzazione di profitti derivanti dalla raccolta differenziata e conseguente avvio al riciclo/recupero dei rifiuti prodotti.
Per le scuole private, che come detto mantengono la metodologia di tassazione tradizionale, l'unica possibilità di ridurre il prelievo fiscale è quello, al pari delle altre utenze non domestiche, di ottenere l'abbattimento della parte variabile della tariffa proporzionalmente alla quantità di rifiuti prodotti avviati al riciclo di cui al comma 649 della legge 147/2013. Inoltre, successivamente alla norma del 2008, la conferenza Stato-città ha concordato con il ministero anche il versamento delle somme relative alle annualità pregresse Tarsu/Tia per gli anni fino al 2007. Queste somme sono state tutte regolarmente versate ai Comuni competenti, per l'estinzione dei debiti tributari esistenti.
Anche le scuole ubicate nei Comuni cha abbiano implementato un sistema di misurazione puntuale dei rifiuti, e pertanto applicato una tariffa di natura corrispettiva e non tributaria, beneficiano della medesima disposizione di legge; per cui la tariffa non viene determinata in relazione alla quantità di rifiuti effettivamente prodotti ma sempre ed esclusivamente sul numero di studenti che frequentano gli istituti scolastici.

Riepilogo normativo

Si veda la tabella

(*) Istruttore direttivo dell'ufficio ecologia, energia e ambiente del Comune di Aprilia
(**) Dirigente area economico finanziaria del Comune di Anzio - Docente Anutel


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