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Il decreto «Cura Italia» lascia i Comuni orfani di risposte sui tributi

di Cristina Carpenedo (*) e Tommaso Ventre (**) - Rubrica a cura di Anutel

L'intervento contenuto nel Dl 18/2020 «Cura Italia» offre ben poco alle aspettative dei Comuni per la gestione dei tributi locali. Le disposizioni di interesse sono contenute negli articoli 67 e 68, rivolte non solo al sistema erariale bensì agli enti impositori in genere.

La sospensione dei termini
L'articolo 67 riguarda le attività degli enti impositori disponendone la sospensione dei termini con una formula che raccoglie l'universo delle funzioni amministrative tributarie svolte: liquidazione, accertamento, controllo, riscossione, contenzioso. Nessun termine procedimentale o di scadenza procedurale matura dall'8 marzo al 31 maggio 2020. Una formula che non ha lo scopo di paralizzare tutte le attività impositive ma che si pone nell'ottica di rassicurare gli enti in un momento di black out forzato per la gestione dell'emergenza. Istruttorie, dilazioni, procedure di riscossione non sono impedite ma è il caso di fare i conti con una norma che, bloccando i termini, si pone l'obiettivo di non procedere verso i contribuenti inadempienti. I restanti commi dell'articolo 67 sono in gran parte dedicati alla procedura di interpello, di interesse anche dei Comuni almeno per l'interpello ordinario, e ad altre attività proprie dell'agenzia delle Entrate.
L'effetto della sospensione delle attività degli enti impositori fa si che i termini prescrizionali e decadenziali subiscano uno slittamento. Su questo aspetto il legislatore non fa tesoro di quella che è la disciplina generale per le sospensioni disposte in occasione di eventi eccezionali contemplata dall'articolo 12, del Dlgs 159/2015, che nella sua integrale formulazione avrebbe, da sola, risolto gran parte delle problematiche frettolosamente «risolte» con gli articoli 67 e 68. Si limita invece a disporne un richiamo limitatamente ai termini di prescrizione e di decadenza e quindi al solo comma 2. E questa è una ulteriore conferma del ristretto ambito operativo dell'intervento legislativo disposto.

La sospensione dei versamenti
Anche in ordine ai versamenti, l'articolo 68 è assai restrittivo limitando la sospensione dei termini ai soli versamenti in scadenza dall'8 marzo al 31 maggio a condizione che discendano da titoli con forza precettiva: cartelle, ingiunzioni fiscali e accertamenti esecutivi (comma 792) - e, con molta probabilità anche le dilazioni derivanti da questi atti. I versamenti sospesi devono essere eseguiti in una unica soluzione entro il 30 giugno 2020. Da questa disposizione si comprende che nessuna tregua è prevista per i versamenti bonari né per le utenze di rete, diversamente da quanto previsto dal precedente Dl 9/2020, circoscritto all'elenco dei Comuni della prima zona rossa, che contempla, appunto, una sospensione fino al 30 aprile di acqua, luce, gas e rifiuti.

Le questioni aperte
Dalle norme esaminate non sono contemplate le attività cautelari ed esecutive già avviate.
Non trova soluzione anche la questione dell'accertamento con adesione in relazione alla eventuale sospensione del termine dei 20 giorni per il pagamento.
I versamenti spontanei e le acquiescenze che i contribuenti dovessero prestare rispetto a provvedimenti già inviati restano, come visto, esclusi da qualsiasi forma di sospensione.
Laddove gli enti dovessero ritenere di intervenire sorge il problema di una attenta analisi dei flussi di cassa che devono consentire di potere disporre la sospensione dei versamenti (e quindi degli incassi), da affidare alle competenze della Giunta o del Consiglio, a seconda delle possibilità previste dai singoli regolamenti. In ogni caso una eventuale sospensione disposta non potrà avere in coordinamento con le norme richiamate, la previsione del versamento finale entro il 30 giugno.
Infine uno dei problemi più grandi che gli enti si trovano ad affrontare e che non potranno risolvere in tempi rapidi riguarda la gestione della Tari oggi richiesta anche a soggetti gestori di attività in gran parte paralizzate. La disciplina non contempla norme che permettono di intervenire in tempi rapidi, né facilmente si potrà ipotizzare qualche riduzione senza aver fatto i conti con le adeguate modifiche con gli equilibri di bilancio e con l'adozione del piano finanziario redatto secondo le direttive Arera.
L'imposta di soggiorno esce sconfitta dalla temporanea crisi del turismo, evidenziando tutte le criticità di un tributo liquido, caratterizzato dall'instabilità di gettito e che obbliga i Comuni a intervenire subito sul fronte della spesa.

(*) Funzionario responsabile della riscossione di ente pubblico
(**) Professore aggregato di fiscalità degli enti locali università Vanvitelli e docente Anutel


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