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Controllo a distanza, rifiuto di eseguire ordini, buoni pasto e demansionamento

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Privacy e installazione Gps su auto polizia locale
Via libera del garante Privacy a un sistema di geolocalizzazione satellitare dei veicoli della polizia municipale che opera nei territori di alcuni Comuni aderenti a una convenzione per la gestione associata del servizio. È quanto contenuto nel provvedimento n. 181/2018con il quale è stato ritenuto lecito, pertinente e non eccedente il trattamento dei dati personali mediante il sistema anche in considerazione del fatto che prima della sua installazione ciascun Comune aderente alla convenzione dovrà acquisire l'autorizzazione del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali - Direzione territoriale del lavoro, in conformità alla disciplina in materia di controllo a distanza dei lavoratori. Il Garante ha inoltre previsto specifiche misure di sicurezza come la configurazione del sistema, in modo tale da consentire solo accessi autorizzati tramite assegnazione di credenziali di autenticazione differenziate e limitando i profili autorizzati alla modifica e all'estrazione dei dati.

Licenziamento per rifiuto di eseguire ordini di servizio ritenuti illegittimi
«Un lavoratore può chiedere giudizialmente l'accertamento della legittimità di un provvedimento datoriale che ritenga illegittimo, ma non lo autorizza a rifiutarsi aprioristicamente, e senza un eventuale avallo giudiziario (conseguibile anche in via d'urgenza), di eseguire la prestazione lavorativa richiesta, in quanto egli è tenuto ad osservare le disposizioni impartite dall'imprenditore, ex artt. 2086 e 2104 c.c., e può legittimamente invocare l'eccezione di inadempimento, ex art. 1460 c.c., solo nel caso in cui l'inadempimento del datore di lavoro sia totale (cfr., tra le più recenti, Cass. n. 831 del 2016 e n. 18866 del 2016). Tali principi trovano applicazione nel rapporto di pubblico impiego privatizzato, anche in ragione del rinvio operato dall'art. 2, co. 2, d.lgs. n. 165/01». È questo il principio espresso dalla Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, con la sentenza n. 9736/2018, con la quale ha cassato la decisione con cui una corte territoriale aveva ritenuto illegittimo il licenziamento irrogato a una dipendente che si era rifiutata di eseguire alcuni ordini di servizio impartiti dal datore di lavoro.

Ripetizione indebito maggiori somme erogate a titolo di buoni pasto
Il Consiglio di Stato, sezione IV, con la sentenza n. 2115/2018, ha esaminato il ricorso di alcuni lavoratori avverso il provvedimento con cui l'ente datore di lavoro chiedeva la restituzione di somme di denaro, dovute all'illegittima erogazione di buoni pasto di valore maggiore rispetto il consentito. Il Collegio, ricorda che l'attribuzione dei buoni pasto rappresenta un'agevolazione di carattere assistenziale e, pertanto, qualora i dipendenti non percepiscano somme in denaro, bensì titoli non monetizzabili destinati esclusivamente a esigenze alimentari in sostituzione del servizio mensa e, per tale causale, pacificamente spesi nel periodo di riferimento, non è configurabile per la Pa una pretesa restitutoria, per equivalente monetario, dell'eventuale maggior valore erroneamente attribuito a detti buoni. Si tratta, infatti, di benefici destinati a soddisfare esigenze di vita primarie e fondamentali dei dipendenti medesimi, di valenza costituzionale.

Demansionamento e danni biologici
Il lavoratore al quale venga revocata la nomina a posizione organizzativa, alla cessazione dell'incarico, ha diritto a svolgere le funzioni di responsabilità proprie della categoria di appartenenza e qualora l'amministrazione non gli affidi le mansioni corrispondenti, risponde di eventuali danni biologici derivanti dalla situazione di demansionamento. Sono queste le conclusioni della Corte di cassazione civile, sezione Lavoro, che con la sentenza n. 10138/2018 ha condannato un ente pubblico al risarcimento dei danni cagionati a un proprio lavoratore a seguito di un demansionamento.


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