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Infortuni, indennità di maternità, assegni familiari e limiti alle posizioni organizzative

di Gianluca Bertagna

Assegno nucleo familiare: nuovi livelli reddituali
L’Inps ha presentato le tabelle contenenti i nuovi livelli reddituali, nonché i corrispondenti importi mensili della prestazione da applicare dal 1° luglio 2018 al 30 giugno 2019, alle diverse tipologie di nuclei familiari (circolare dell’11 maggio 2018 n. 68).

Limiti alle posizioni organizzative
Il tetto del salario accessorio afferente le posizioni organizzative dev’essere considerato tenendo conto della «spettanza potenziale» (principio del valore di competenza annua) oppure si può tenere conto esclusivamente di quanto «effettivamente liquidato»?
Con deliberazione n. 65/2018/PAR la Corte dei conti della Campaniaosserva che quando il legislatore discorre di «ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale» che «non può superare il corrispondente importo determinato per l’anno 2016», intende operare il computo di tale tetto di spesa facendovi rientrare le risorse stanziate in bilancio nel 2016 con destinazione al trattamento accessorio del personale.
La corte ritiene che l’importo determinato nel 2016 con tale finalità costituisca, con decorrenza 1° gennaio 2017 il limite massimo per lo stanziamento di risorse destinate al trattamento accessorio del personale, senza che venga operato alcun riferimento a quanto a tale titolo effettivamente liquidato negli anni successivi, non essendo ammesse deroghe al limite di spesa complessivo così definito.

Criteri di calcolo dell’indennità di maternità
«Il legislatore, nella parte in cui prevede che la retribuzione di riferimento, agli effetti della determinazione della misura dell’indennità di maternità, debba essere quella «media globale giornaliera del periodo quadrisettimanale o mensile scaduto e immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternità» intende realizzare una particolare tutela economica della lavoratrice in maternità; per tale motivo la normativa deve essere interpretata nel senso di individuare il criterio del maggior mantenimento possibile del livello retributivo raggiunto ed immediatamente precedente al congedo».
Questo il principio confermato dalla Corte di cassazione – civile, sezione lavoro – con la sentenza dell’11 maggio 2018 n. 11414, con la quale ha analizzato il caso di una lavoratrice (assistente di volo) che chiedeva il riconoscimento per intero - e non nella misura del 50% come il suo rapporto a tempo parziale - dell’incidenza di una voce retributiva per la determinazione della base di calcolo dell’indennità di maternità a lei dovuta. La sentenza, ancorchè specifica per un caso del settore privato, vale come parametro di riferimento anche per la quantificazione dell'indennità anche per il pubblico impiego.

Superamento periodo di comporto per infortunio occorso sul luogo di lavoro
La Corte di cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 10 maggio 2018 n. 11327 ha confermato la legittimità del licenziamento per superamento del periodo di comporto irrogato a un lavoratore il quale si era infortunato all’interno dei locali di lavoro. La Cassazione ha rilevato come il lavoratore si fosse infortunato per essere «scivolato mentre deambulava per entrare nel bagno» e «senza che l’infortunato avesse indicato insidie o difetti di manutenzione del pavimento». È stato pertanto escluso che l’evento di danno fosse da porre in correlazione causale con la condotta e quindi è stato affermato che: «La responsabilità del datore di lavoro prevista dall’articolo 2087 codice civile è di natura contrattuale. Ne consegue che, ai fini del relativo accertamento, incombe sul lavoratore che lamenti di aver subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare l’esistenza di tale danno, come pure la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’uno e l’altro elemento, mentre grava sul datore di lavoro - una volta che il lavoratore abbia provato queste circostanze - l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno medesimo».


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