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Onnicomprensività retribuzione, tetto spesa per il personale, infortuni e categorie protette

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni

Superamento spesa di personale dell’esercizio precedente
Le regole che disciplinano la mobilità in entrata e in uscita e i riflessi sulla spesa di personale sono riassunti dalla Corte dei conti del Piemonte con la delibera n. 69/2018.
I rapporti tra l’istituto della mobilità e i vincoli assunzionali sono regolati dall’articolo 1, comma 47, della legge 311/2004: da tale norma deriva che la mobilità è una forma di reclutamento, consentita anche in deroga a tali vincoli, purché sia garantita la neutralità finanziaria, la quale deve assicurare che all’interno del comparto pubblico non si producano variazioni nella consistenza numerica dell’organico e incrementi nella spesa di personale.
La mobilità in uscita, nello specifico, non è considerata dall’ente cedente, a sua volta sottoposto a vincoli assunzionali, come cessazione utile ai fini di nuove assunzioni dall’esterno, così come l’ente di destinazione non imputerà l'ingresso in mobilità nella quota consentita dalle norme vigenti per le assunzioni.
Fermi tali presupposti, ciascun ente coinvolto nella procedura di mobilità, comunque, dovrà rispettare i vincoli di spesa dettati dalla legge 296/2006, articolo 1, commi da 557 in poi.
Il fatto che ci sia incremento di spesa di personale nel 2018 rispetto al 2017 non è ostativo all’ipotizzata mobilità: la valutazione rimessa all'ente, infatti, riguarda un arco temporale più esteso, dovendo, una volta individuato il triennio di riferimento (2011/2013), calcolare il valore medio della spesa di personale e il risultante valore costituirà il parametro di riferimento per valutare la fattibilità dell’operazione prospettata.

Titoli valutabili per accesso alla qualifica di dirigente
Il regolamento che stabilisce i titoli valutabili nell’ambito del concorso per l’accesso alla qualifica di dirigente e il valore massimo assegnabile a ognuno di essi, Dpcm 27 aprile 2018 n. 80, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 giugno 2018 n. 148.
Le nuove disposizioni entreranno in vigore a partire dal 12 luglio.

L’onnicomprensività della retribuzione del dipendente pubblico
«Il principio generale di omnicomprensività della retribuzione dei dipendenti pubblici contenuto nel Dlgs 165/2001, [...] opera inderogabilmente in tutti i casi in cui l’attività svolta sia riconducibile a funzioni e poteri connessi all’ufficio ricoperto, e a mansioni cui il dirigente è obbligato rientrando nei normali compiti di servizio, salvi i soli incarichi retribuiti a titolo professionale dall’amministrazione sulla base di una norma espressa che gliene attribuisca il potere, sempre che ciò non costituisca comunque espletamento di compiti di istituto».
Il principio è stato ribadito di recente dalla Corte di Cassazione - sezione lavoro - con sentenza del 26 giugno 2018 n. 16843, in relazione al ricorso di un architetto comunale, dirigente del settore lavori pubblici, il quale aveva argomentato di essere stato incaricato della direzione lavori di alcune opere dell’ente, al di fuori del proprio orario di lavoro e aveva rivendicato un compenso per tale prestazione professionale, in base all’articolo 62 del Regio decreto n. 2537/1925.

Contabilizzazione spesa personale categorie protette
Nel calcolo delle spese di personale, per la verifica del rispetto dei limiti di spesa per l’ente, l’esclusione delle spese per il personale appartenente alle categorie protette è ammissibile solo quando le stesse siano riferite a soggetti rientranti nella quota d’obbligo a essi riservata e, nel caso di trasferimento o cessazione di personale appartenente alle categorie protette assunte al di fuori della predetta quota d’obbligo, la conseguente minor spesa può essere utilizzata per la sua sostituzione soltanto negli ordinari limiti delle norme vigenti.
È quanto ha affermato la Corte dei conti del Piemonte (delibera 64/2018) in risposta a due quesiti di un sindaco:
1. se le spese per il personale appartenente alle categorie protette debbano essere escluse anche quando riferite a dipendente non rientrante nella quota d’obbligo riservata alle categorie protette;
2. se la minore spesa derivante dal trasferimento o dalla cessazione del personale appartenente alle categorie protette possa essere utilizzato, nei limiti delle norme vigenti, per la sostituzione del personale trasferito o cessato.

Infortuni sul lavoro
«Il datore di lavoro è tenuto a prevenire anche le condizioni di rischio insite nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia degli stessi lavoratori, quali destinatari della tutela [...], dimostrando, secondo l'assetto giuridico posto dall’artocolo 2087 codice civile, di aver messo in atto ogni mezzo preventivo idoneo a scongiurare che, alla base di eventi infortunistici, possano esservi comportamenti colposi dei lavoratori. [...] unico limite a quanto sopra è quello del comportamento del lavoratore - c.d. rischio elettivo - che ponga in essere una “condotta personalissima (...) avulsa dall'esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e a motivazioni del tutto personali, al di fuori dell'attività lavorativa e prescindendo da essa, come tale idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata».
Questi i principi ribaditi dalla Corte di Cassazione lavoro - con ordinanza del 18 giugno 2018 n. 16026, con la quale ha accolto il ricorso degli eredi di un soggetto, deceduto a seguito di un infortunio mortale occorso al lavoro.


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