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Eccedenze e prepensionamenti, comporto, stabilizzazioni e compensi aggiuntivi

di Gianluca Bertagna

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L Esclusivo per Quotidiano Enti Locali & PA

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Stabilizzazione personale precario
Un Sindaco ha chiesto alla Corte dei conti della Liguria se sia possibile stabilizzare un dipendente che al 31 dicembre 2017 non aveva propriamente maturato tre anni di servizio alle dipendenze dell'ente ma, negli ultimi otto, aveva prestato ulteriore attività lavorativa presso altri enti locali con medesime mansioni.
Con delibera del 13 settembre 2018 n. 111/2018/Par, la Sezione preliminarmente fa presente che, nella richiesta di parere, si nota che il dipendente interessato, precedentemente all'instaurazione del rapporto di lavoro determinato con il Comune, ha sì compiuto ulteriori periodi di servizio con medesime mansioni presso altri enti locali, ma non risulta se ciò sia avvenuto nell'ambito della gestione associata di funzioni insieme al medesimo ente locale.
Infatti, sottolinea il Collegio, solo in tale circostanza il servizio precedentemente prestato presso altri enti locali può essere computato, in aggiunta a quello maturato presso il Comune che intende procedere al reclutamento, ai fini della verifica della sussistenza del requisito previsto dall'articolo 20, comma 1, della legge 75/2017.
Per cui tale condizione è senz'altro da considerarsi dirimente, dato atto anche che, a queste norme, concernenti misure per la «stabilizzazione» di personale pubblico «avventizio», deve essere attribuito carattere di specialità ed eccezionalità, in quanto correlate alla contingente necessità di ridurre le notevoli dimensioni assunte dalle forme di lavoro precario nella pubblica amministrazione.

Dichiarazione di eccedenza e pensionamento anticipato
Non rientra nelle ipotesi di licenziamento l'attivazione del pensionamento anticipato del dipendente in caso di eccedenza del personale. La Corte di cassazione - sezione lavoro - con la sentenza del 26 luglio 2018 n. 19864 ha affrontato il caso di un Comune che, in applicazione delle procedure in materia di ricognizione del fabbisogno del personale e, in particolare, di quelle relative al prepensionamento, aveva disposto la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a tempo indeterminato di un lavoratore, il quale adiva l'autorità giudiziaria per l'annullamento del «licenziamento» con applicazione del rito Fornero.
Per la Corte, però, nella vicenda non si sarebbe discusso di un licenziamento, bensì di una risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro posta in essere dal Comune, in applicazione delle specifica normativa in materia (in base all’articolo 33 del Dlgs 165/2001) e l'esercizio della facoltà riconosciuta alla Pa da tale ultima disposizione non necessitava di ulteriore motivazione, qualora l'amministrazione interessata avesse preventivamente determinato specifici criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto dei competenti organi di controllo (come, peraltro, avvenuto nel caso in esame).

Superamento periodo di comporto
La Corte di cassazione - sezione lavoro - con la sentenza del 17 agosto 2018 n. 20761, ha confermato il licenziamento irrogato da un lavoratore per superamento del periodo di comporto fornendo importanti precisazioni riguardo a questo istituto.
In base all'articolo 2110 codice civile il licenziamento per superamento del periodo di comporto ne costituisce una fattispecie autonoma, vale a dire una situazione di per sé idonea a consentirlo, diversa da quelle riconducibili ai concetti di giusta causa o giustificato motivo.
Nella fattispecie di recesso del datore di lavoro per l'ipotesi di assenze determinate da malattia del lavoratore, tanto nel caso di una sola affezione continuata, quanto in quello del succedersi di diversi episodi morbosi (cosiddetta eccessiva morbilità), la risoluzione del rapporto è la conseguenza di un caso di impossibilità parziale sopravvenuta dell'adempimento, in cui il dato dell'assenza dal lavoro per infermità ha una valenza puramente oggettiva.
Infine, è precisato che, circa il calcolo del periodo di comporto, in difetto di specifica disciplina contrattuale con esplicite previsioni di segno contrario, vanno inclusi nel calcolo anche i giorni festivi che cadono durante il periodo di malattia indicato dal certificato medico, operando in difetto di prova contraria (di cui è onerato il lavoratore), una presunzione di continuità in quei giorni dell'episodio morboso addotto dal lavoratore, quale causa dall'assenza dal lavoro e del mancato adempimento della prestazione dovuta. Né, ai fini del computo complessivo del periodo di assenza, possono detrarsi i giorni di ferie ove non sia stata avanzata domanda al riguardo da parte dell'interessato del periodo maturato e non goduto.

Erogazione compensi aggiuntivi ai dipendenti
«La regola dell'onnicomprensività della retribuzione dei pubblici dipendenti non va ricollegata soltanto a compiti riconducibili alla qualifica ed all'ufficio ricoperto, bensì anche a quelli comunque connessi ai fini istituzionali, perciò unitariamente considerati, dell'amministrazione da cui l'impiegato dipende, in quanto al dipendente pubblico, in mancanza di una norma legittimante e di autorizzazione allo svolgimento di incarichi esulanti i doveri d'ufficio e comunque da svolgere al di fuori dell'orario di lavoro, nulla è dovuto al di fuori di quanto oggetto di contratto».
Questo il principio ricordato dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Puglia, con la sentenza del 3 agosto 2018 n. 610, con la quale ha condannato per danno erariale un dirigente di un ente, reo di aver erogato a due dipendenti compensi aggiuntivi non dovuti.


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