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In manovra i fondi per garantire ai prof 40 euro lordi in più

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

Mini-aumento all’orizzonte anche per i docenti. Grazie alle risorse stanziate dalla manovra 2019, a partire dall’anno prossimo, gli insegnanti e il resto del personale scolastico, dovrebbero vedersi riconosciuti 40 euro al mese in più. Lordi. Oltre al rifinanziamento - per chi lo percepisce - dell’elemento perequativo. Che vale un’altra trentina di euro.

La prima impressione che balza all’occhio è che stiamo parlando di ben altre cifre rispetto a quelle assicurate ai presidi dall’intesa siglata l’altra notte. Ma le ragioni sono più d’una. La prima è che stiamo parlando di aumenti “ordinari”. Senza recuperi da operare sul passato. I 40 euro lordi mensili che dovrebbero arrivare per il triennio 2019-2021 andrebbero a sommarsi infatti ai 96 euro lordi al mese - con picchi di 110 per gli insegnanti delle superiori con elevata anzianità - attribuiti soltanto pochi mesi fa per il periodo 2016-2018. La seconda è che alla base non c’è la stessa esigenza di adeguamento rispetto al resto del pubblico impiego che è stata invece riconosciuta ai dirigenti scolastici. La terza è che la platea di riferimento è molto più ampia. E anche l’esborso che ne deriva per le casse dello Stato.

I fondi a cui attingere sono quelli indicati nel disegno di legge di bilancio attualmente all’esame del Senato. Al netto di eventuali modifiche - che al momento non si profilano all’orizzonte vista l’esigenza della maggioranza di reperire ulteriori risorse per rivedere i saldi ed evitare le sanzioni di Bruxelles - a disposizione ci sono gli 1,7 miliardi di euro. Che serviranno per i rinnovi di tutti i dipendenti pubblici. Una “fetta” ancora da individuare servirà ad assicurare i predetti aumenti in agenda per i circa 850miladipendenti del comparto scuola.

Di questi, 200-250 milioni serviranno a garantire il mantenimento di una voce retributiva che è stata assicurata dal precedente rinnovo e che rischiava di scomparire. Si tratta del cosiddetto «elemento perequativo» che sarebbe scaduto il prossimo 31 dicembre. E che invece continuerà a comparire in busta paga anche a partire dal 1° gennaio 2019. Per 30 euro o giù di lì. Non per l’intero comparto però. Solo per i livelli retributivi più bassi che necessitano, appunto, di perequazione.


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