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Decreto crescita verso l’addio al turn over: 40mila assunzioni in più in Comuni e Regioni

di Giovanni Parente e Gianni Trovati

Nel decreto crescita in via di condivisione fra il pacchetto Mef e quello dello Sviluppo economico punta a entrare anche l'addio alle regole del turn over che fin qui hanno frenato le assunzioni in Regioni ed enti locali. La mossa, costruita a Via XX Settembre in parallelo con la norma che traduce l'accordo sulle assunzioni in sanità (si veda il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 22 marzo), anch'essa destinata al "crescita", cancella i vecchi tetti, che fin qui hanno permesso agli enti di dedicare alle assunzioni una quota dei risparmi ottenuti con le uscite. Al suo posto, viene pensato un nuovo parametro, ancorato alle entrate da tributi, trasferimenti e tariffe.

Tradotto, significa che chi ha più entrate potrà assumere di più, a patto di rispettare in prospettiva il pareggio di bilancio. E in cifre, «secondo le stime dei tecnici può portare a regime a 40mila assunzioni aggiuntive - spiega Laura Castelli, viceministra all'Economia con delega alla finanza locale -, con un cambio di rotta radicale che aiuterà soprattutto gli enti dove oggi la spesa di personale è più bassa». La nuova regola è già stata condivisa con Funzione pubblica. I «valori soglia» nel rapporto fra entrate e spese di personale saranno differenziate in base alla fascia demografica: ci dovrà pensare un decreto dell'Economia, ma i calcoli sono stati già fatti e andranno presto ai tavoli di confronto con le amministrazioni locali per gli ultimi affinamenti.

Obiettivo dichiarato della norma, nei due commi quasi gemelli dedicati a Regioni e Comuni (nelle Regioni la base di calcolo esclude le entrate vincolate come il fondo sanitario), è «l'accelerazione degli investimenti» su rischio idrogeologico, scuole e strade, infrastrutture, ed edilizia sanitaria. «Ma il collegamento è con lo sblocca-cantieri - rivendica Castelli -; lì si sbloccano le procedure, con questa norma si permette agli enti di trovare le competenze per farle viaggiare».

Modifiche in arrivo anche sulla flat tax, che attualmente riguarda imprese e professionisti con ricavi o compensi fino a 65mila euro. Le partite Iva con tassa piatta al 15% dovranno operare le ritenute sui propri dipendenti. Un paletto giudicato necessario dopo le modifiche introdotte dall'ultima legge di Bilancio che, oltre ad allargare le maglie d'accesso in base al "fatturato", ha anche eliminato il precedente vincolo dei 5mila euro delle retribuzioni massime pagabili in un anno a dipendenti o collaboratori. Dal 1° gennaio 2019, infatti, le partite Iva nella flat tax non hanno più vincoli sulle retribuzioni pagabili. Con l'intervento allo studio nel decreto crescita si punta quindi a far applicare le ritenute Irpef, così come per la generalità degli altri lavori dipendenti. Sarà introdotto anche un periodo di tolleranza di tre mesi per sanare le ritenute non applicate sulle buste paga e consentire a imprenditori e professionisti in regime di flat tax di mettersi in regola.

Nel nutrito pacchetto fiscale del decreto crescita, come già anticipato su queste colonne, dovrebbero entrare poi l'aumento al 60% della deducibilità dell'Imu sui capannoni e il ritorno del bonus per incentivare le fusioni e aggregazioni tra imprese. Si profila anche la revisione della mini-Ires per poi sostituirla del tutto con un taglio progressivo Ires a cominicare dal 2019 (dal 24% al 22,5%). Mentre sul fronte adempimenti si va verso l'introduzione dell'obbligo della fattura elettronica nelle operazioni con San Marino.


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