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Diritti di rogito, Cococo, ferie e compensi ai revisori

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Diritti di rogito: limiti e regole
Alla sezione regionale della Corte dei conti della Liguria sono state poste quattro questioni:
1) se le somme destinate al pagamento, a favore del segretario comunale, dei diritti di rogito devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori, ivi compresi quelli che la legge pone a carico dell'ente locale;
2) se sia corretto ripartire, tra comune e segretario, gli oneri riflessi sulle somme da erogare a titolo di diritti di rogito, secondo le regole ordinarie, non sussistendo alcuna previsione normativa espressa che consenta di derogarvi;
3) se il concetto di salario in godimento implica che il calcolo vada rapportato allo stipendio effettivamente percepito o, invece, alla retribuzione annua spettante, senza raffrontarlo all'effettivo periodo di servizio;
4) se, ai fini del computo del quinto dello stipendio, si cumulano gli emolumenti percepiti, a titolo di diritto di rogito, in comuni diversi, ove il segretario, in alcuni, è titolare e, in altri, reggente a scavalco.
Con la deliberazione n. 74/2019, i giudici, innanzitutto, hanno sospeso il giudizio e inviato il tutto alla Sezione Autonomie con riferimento al primo e al secondo punto. In relazione, invece, rispettivamente, al terzo e al quarto quesito, la sezione ritiene che la locuzione «salario in godimento», costituisce il riferimento della percentuale del quinto, integrante il tetto massimo annuale all'erogazione di diritti di rogito ai segretari comunali, rapportata allo «stipendio effettivamente percepito» (e non invece alla «retribuzione annua teoricamente spettante») e che ai fini del computo del «quinto dello stipendio in godimento», si cumulano gli emolumenti percepiti nei comuni (o altri enti locali) ove il segretario presta servizio, da titolare, come reggente o a scavalco.

Detrazioni fiscali per i Cococo
Con la risposta n. 295/2019, l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti ad un quesito in merito al calcolo dei giorni spettanti ai fini delle detrazioni fiscali per un collaboratore con contratto Cococo. La questione riguardava se il calcolo dei giorni spettanti ai fini delle detrazioni fiscali andasse effettuato:
1. per l'intero periodo coperto da contratto (comprensivo, quindi, anche delle giornate di sospensione del progetto);
2. solo per i giorni effettivamente lavorati all'interno del periodo di vigenza del contratto stesso.
In merito all'individuazione del periodo di lavoro dipendente, l'Agenzia ricorda che con circolare n. 15/E/2007, paragrafo 1.5.1 (detrazioni per redditi di lavoro dipendente e assimilati) è stato chiarito che i giorni per i quali spetta la detrazione coincidono con quelli che hanno dato diritto alla retribuzione assoggettata a ritenuta. Pertanto, nel numero di giorni relativamente ai quali va calcolata la detrazione si devono comprendere le festività, i riposi settimanali e gli altri giorni non lavorativi, mentre vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcuna retribuzione (anche le circolari n. 3/1998 e n. 326 del 1997).
In conclusione, nel caso di specie, la detrazione per reddito di lavoro dipendente spetta per i giorni di durata del progetto che danno diritto alla retribuzione.

Contenzioso per mancata monetizzazione ferie
Non risponde di danno erariale il funzionario che ha negato il pagamento delle ferie pregresse, qualora l'ente condivida le sue valutazioni costituendosi nel giudizio civile. È quanto deciso dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per il Veneto, con la sentenza n. 109/2019, la quale ha escluso la responsabilità erariale di un funzionario, reo di aver negato il pagamento dell'indennità sostitutiva per ferie non godute a un lavoratore, il quale aveva ottenuto ragione nell'ambito del contenzioso civile appositamente attivato.
La procura contabile aveva citato davanti al giudice erariale il funzionario che in principio aveva negato la liquidazione, ritenendo che le spese legali indebitamente sostenute dalla Pa per il successivo contenzioso fossero da imputare al medesimo.
Al contrario, i giudici veneti esonerano da qualsiasi responsabilità il funzionario, illustrando come la Pa non era affatto necessitata, e men che meno costretta a distanza di anni, a mantenere la decisione di non monetizzare le ferie non godute.

Limite "minimo" del compenso dei revisori dei conti
Esiste un limite minimo obbligatorio per i compensi dei revisori dei conti degli enti locali? Con la deliberazione n. 320/2019, la Corte dei conti della Lombardia ha ricordato che con la delibera n. 16/2017, la Sezione per le Autonomie ha già evidenziato che la normativa, anche in un'ottica di contenimento delle spese degli enti locali, ha predeterminato il tetto massimo del compenso sulla base di criteri oggettivi, prefissati dalla legge, ma nulla ha disposto in ordine ai limiti minimi del compenso. Ne consegue, pertanto, che l'interesse del revisore a un adeguato corrispettivo «si realizza, allo stato della normativa, mediante lo strumento contrattuale - ove sia possibile la determinazione concordata del compenso (pur nei limiti massimi fissati dalla legge) - o in sede giudiziaria qualora la remunerazione fissata unilateralmente dall'ente appaia incongrua».


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