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Incarichi ai pensionati, responsabile anticorruzione e concorsi

di Gianluca Bertagna

La rubrica settimanale con le indicazioni sintetiche delle novità normative e applicative intervenute in tema di gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni.

Conferimento di incarico al personale in quiescenza
Il Consiglio di Stato conil parere n. 309/2020, ha analizzato la questione dell'applicabilità del divieto di conferimento di incarichi al personale in quiescenza. Gli incarichi, le cariche e le collaborazioni contemplati dal Dl 95/2012 possono essere attribuiti a chi è ancora in servizio anche se, prima della scadenza dell'incarico, andrà a riposo.
In ogni caso, prosegue il parere, nell'ipotesi in cui venga conferito un incarico a un soggetto ancora in servizio, per evitare elusioni, al momento della collocazione in quiescenza il rapporto deve trasformarsi in un rapporto a titolo gratuito.
E invero, come previsto dall'articolo 5, comma 9, terzo periodo del Dl 95/2012, gli incarichi, le cariche e le collaborazioni di cui ai periodi precedenti dello stesso comma 9 sono comunque consentiti a titolo gratuito. Il Collegio ha evidenziato che la norma di legge si riferisce, in modo chiaro, solo ai soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza, lasciando fuori dal suo campo di applicazione chi, invece, all'atto del conferimento dell'incarico (nelle sue eterogenee forme contemplate dalla legge) non è ancora in quiescenza.

Quota di sbarramento e soglia di sufficienza nelle prove preselettive
Nell'ambito di una procedura concorsuale, in relazione agli esiti della prova preselettiva, «la previsione ex ante di una soglia numerica di sbarramento, totalmente sganciata dalla predeterminazione di una soglia minima di punteggio in termini di sufficienza, da correlarsi alle risposte esatte fornite dal candidato, può determinare un'irragionevole restrizione della partecipazione al concorso».
Sono queste le conclusioni contenute nella sentenza n. 1882/2020 del Tar Lazio, con la quale ha affrontato il caso di una candidata a una procedura concorsuale che aveva impugnato gli atti della selezione, per presunti vizi in relazione alle clausole disciplinanti la prova preselettiva.
Nel concorso, di fatto non era stata consentita l'ammissione alla prova scritta a coloro, come la ricorrente, che avevano ottenuto un punteggio di 59,5 punti sugli 80 disponibili, che, rapportato in decimali, era pari a 7,4/10.
In altri termini, per essere ammessi alle prove successive del concorso era necessario raggiungere il punteggio di 61,5/80 che, tradotto in decimali, determinava una media minima di 7,6/10, ossia un punteggio non solo sopra la soglia della sufficienza, ma addirittura superiore a quello necessario per il superamento delle successive prove scritte ed orali per le quali era necessario un punteggio minimo pari a punti 70/100.

Segretario/responsabile anticorruzione: no allo svolgimento di funzioni aggiuntive
La delibera n. 186/2020 dell'Anac risponde alla richiesta di parere di un segretario comunale e Rpct in merito a determinate funzioni aggiuntive assegnate al medesimo.
In particolare, qualora l'area «Affari legali e contenzioso» ricomprenda anche la gestione del contenzioso tributario, ivi inclusi gli strumenti deflattivi del relativo contenzioso, quale la mediazione tributaria, non è opportuno, in quanto non è compatibile con la disciplina di prevenzione della corruzione e con le indicazioni fornite da Anac nei Pna, che un segretario comunale, anche Rpct, ne sia responsabile, in quanto questo procedimento di deflazione del contenzioso insiste in aree considerate ad alto rischio corruttivo.
Nel dettaglio, confermando l'inopportunità di una simile scelta, l'Autorità ribadisce le indicazioni sui criteri per la nomina del Rpct da ultimo fornite nel Pna 2019-2021, secondo cui il Rpct deve essere scelto possibilmente tra i dirigenti non assegnati a uffici che svolgono attività nei settori più esposti al rischio corruttivo.

Annullamento del concorso per mancata pubblicazione bando/estratto in Gu
È illegittimo il comportamento del Comune che, avendo visto annullare gli esiti di un concorso per l'assunzione di 4 unità di personale, per la violazione dell'obbligo di pubblicazione del bando (o di un estratto di esso) nella Gazzetta ufficiale, abbia provveduto a reclutare il personale necessario con procedura di mobilità, senza assumere i candidati dichiarati vincitori all'esito della procedura annullata.
Sono queste le considerazioni del Tar Emilia Romagna contenute nella sentenza n. 9/2020, con la quale ha condannato un ente a risarcire il danno patito da 4 candidati vincitori di una procedura concorsuale, annullata dal giudice amministrativo, avendo l'ente nel frattempo ricoperto i posti tramite mobilità esterna.
In particolare, all'esito del concorso, un candidato non vincitore aveva impugnato gli atti della procedura, censurando la violazione dell'obbligo da parte del Comune di pubblicare il bando sulla Gazzetta ufficiale.
Per cui, accertata l'illegittimità, il Giudice amministrativo aveva annullato tutti gli atti della selezione e, di conseguenza, l'ente, nonostante avesse nominato i vincitori, aveva proceduto, erroneamente, al reclutamento tramite mobilità.


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