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Partecipate: il dribbling fra revisione ordinaria, straordinaria e correttivi in manovra

di Enrico Meucci (*) - Rubrica a cura di Ancrel

Dopo la riforma del 2016, la disciplina delle società a partecipazione pubblica è stata integrata da norme regolamentari nel 2017 e nel 2018, nonché coordinata con altre iniziative legislative di riforma.

La revisione straordinaria delle partecipazioni pubbliche
I Dlgs 175/2016 e 100/2017 imponevano agli enti pubblici proprietari una revisione straordinaria di razionalizzazione delle loro partecipate, ai fini di dismissione o risanamento, inviando una serie di informazioni al ministero dell’Economia e alle sue strutture tecniche.
La maggioranza degli enti ha portato a termine la revisione, mentre una parte è rimasta inadempiente per la volontà di non procedere a razionalizzazioni né dismissioni. Conseguentemente il Mef, con la struttura di monitoraggio delle partecipazioni pubbliche, istituita presso il dipartimento del Tesoro, a maggio 2018 ha inviato richieste di chiarimenti inizialmente a circa 200 amministrazioni pubbliche selezionate per rilevanza, per le società da questi possedute e che risulterebbero non avere i requisiti per proseguire la loro attività in ambito pubblico (comunicato stampa Economia n. 86/2018).
Nel comunicato si conferma la stima di circa un terzo delle società pubbliche che saranno interessate da interventi di dismissione, relativi alla situazione normativa, finanziaria ed economica non più in linea né con le norme di legge, né con le regole di sana amministrazione. A breve ci saranno ulteriori richieste di chiarimenti, anche per le altre amministrazioni pubbliche ancora non interessate.
Il ministero, dopo aver recepito il quadro completo della situazione delle partecipazioni pubbliche, sicuramente adotterà provvedimenti di razionalizzazione del settore, probabilmente con legge.

Il personale delle società
Riguardo al personale delle socieà a partecipazione pubblica esisteva il divieto di assunzione fino al 30 giugno 2018, salvo le assunzioni di chi era segnalato negli specifici elenchi previsti dalla legge e stilati da Regioni e Provincie autonome come «eccedentario», elenchi peraltro previsti dalla norma.
Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro) aveva fornito nel corso dei primo mesi del 2018 specifiche indicazioni in merito all'elenco del personale eccedente, istituito in applicazione del Dlgs 175/2016 (articolo 25).
Il 30 giugno 2018, però, il termine che imponeva alle società a partecipazione pubblica di procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato attingendo dagli appositi elenchi e secondo la procedura prevista dal Dlgs 175/2016 (articolo 25 e seguenti), è scaduto, come anche previsto dal decreto ministeriale 9 novembre 2017, che regolamenta e attua la materia del personale delle società a partecipazione pubblica, chiudendo una fase transitoria peraltro piuttosto confusa sia nei termini che nelle modalità di attuazione.
Dal 1° luglio 2018, quindi, le società a controllo pubblico, fermo restando le norme e i vincoli del Dlgs 175/2016 (articolo19) e norme correlate in materia di assunzioni di personale, non sono più obbligate ad assumere dipendenti a tempo indeterminato attingendo dagli elenchi. Il problema si riproporrà fortemente al momento in cui il ministero dell’Economia avrà definito il quadro generale delle società a partecipazione pubblica per la definitiva razionalizzazione ed eventuale successiva dismissione.

La correlazione della riforma fallimentare con il Dlgs 175/2016
Con la riforma Madia delle società partecipate da pubbliche amministrazioni, sia con il Dlgs 175 del 2016, sia con la parziale integrazione del Dlgs 100/2017, si rendevano queste società soggette alle ordinarie norme fallimentari in caso di crisi di impresa(articolo 14 e 6 del Dlgs175/2016).
Infatti, vanno seguiti alcuni obblighi normativi nel tentativo di prevenire le crisi d’impresa, riassumibili brevemente così:
A) L'azienda/società partecipata pubblica deve dotarsi di idonee strumentazioni di valutazione e misurazione del rischio di crisi aziendale, con parametri oggettivi contenuti in regolamenti interni e codici di condotta, verificati da uffici di controllo interno per prevenire quanto prima possibile crisi aziendali irreversibili;
B) Qualora dall'esame dei parametri di rischio emergano criticità, l'organo di gestione deve adottare immediatamente provvedimenti correttivi necessari a evitare l'aggravamento della crisi, incombente, e correggere l'andamento attraverso l'adozione di un piano di risanamento, che contempli l'esistenza di comprovate e concrete prospettive di recupero e risanamento economico;
C) La mancata adozione del piano e dei correlati provvedimenti concretizza la fattispecie delle gravi irregolarità con denuncia al Tribunale competente, come previsto dall'articolo 2409 del codice civile, a carico degli organi della partecipata.
Ora, con gli schemi dei decreti attuativi della riforma della legge fallimentare (detta «Rordorf») in corso di pubblicazione, si verifica il fatto che una riforma di carattere civilistico prenda spunti dalla riforma di carattere pubblico e/o pubblicistico.
Infatti il testo dello schema del codice della crisi di impresa e della insolvenza, all'articolo 3 prevede che l'imprenditore deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi e assumere senza indugio le iniziative necessarie a farvi fronte. L'imprenditore collettivo deve adottare un assetto organizzativo adeguato in base all'articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell'assunzione di idonee iniziative. Quanto sopra altro non è che l'attuazione delle norme riassunte al punto A).

I parametri di rischio
Riguardo al punto B), gli idonei parametri di rischio per le partecipate pubbliche, individuati dall'organo di gestione della società, nello schema della riforma fallimentare vengono citati all'articolo 13 quali indicatori della crisi, questa volta demandati per la determinazione all'organo tecnico, cioè il consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Qualora i parametri, delle società pubbliche, siano indice di criticità gestionale l'organo di gestione deve adottare subito i correttivi necessari per evitare l'aggravamento della crisi e correggere l'andamento aziendale. Nella riforma fallimentare se i parametri determinati dal Cndcec non fossero aderenti alla situazione dell'impresa questa deve attivare immediatamente, attraverso i propri organi gestionali e di controllo, la procedura di allerta attraverso l'organo di composizione delle crisi, primo passaggio per evitare crisi ben più profonde e aggravamento anche a carico di terzi creditori.
Per quanto detto al punto C), questo è già previsto anche per le società di carattere privato, sia pur con caratteristiche diverse. Per questi motivi e altre specifiche anche contabili-finanziarie, come per esempio l'inclusione in un bilancio consolidato in capo all'ente proprietario delle partecipazioni, consolidato formato con il metodo contabile economico/patrimoniale la gestione delle società pubbliche con i suoi effetti giuridici si sta avvicinando sempre di più in forma sostanziale e regolamentare a quella delle società di carattere privato.

(*) Revisore enti locali


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