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Utility, è corsa alle fusioni: Illumia apre il dossier alleanze

di Cheo Condina

Per il mercato retail elettricità e gas si prepara un inizio di 2019 potenzialmente scoppiettante in termini di operazioni straordinarie. Alla possibile cessione del maxi pacchetto di Ascopiave e all'eventuale riassetto di Sorgenia, secondo quanto risulta a Radiocor, si potrebbe aggiungere un ulteriore deal – su cui è già al lavoro Barclays - rappresentato dalla valorizzazione di Illumia, cui fanno capo oltre 200mila clienti. In tutto sul mercato potrebbero così arrivare dossier che riguardano 1,2 milioni di clienti, seppur appartenenti a società l'una completamente diversa dall'altra. Un'occasione comunque ghiotta per tutti gli operatori italiani e stranieri che volevano crescere in questo segmento e hanno visto la liberalizzazione slittare a metà del 2020. I nomi principali? Edison, Engie, Eni Gas & Power, Iberdrola, Hera, A2A, Iren e Alperia. Che il momento sia cruciale lo rivela anche il fatto che, di recente, Alan Bevan, capo globale dell'M&A della tedesca E.On (mezzo milione di clienti in Italia), abbia fatto un giro tra banche d'affari e consulenti nel nostro Paese per fare il quadro della situazione.

Illumia rappresenta il principale asset della Tremagi Holding, family business riconducibile alla famiglia bolognese Bernardi, e ha chiuso il 2017 con un fatturato di 869 milioni, un mol di 13,7 milioni e un utile vicino a 1,2 milioni, a fronte di una posizione finanziaria netta negativa per 27 milioni. In tutto ha in portafoglio circa 200mila clienti soprattutto elettricità (principalmente in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Veneto). Fonti vicine alla società confermato il mandato a Barclays per “valutare alcune opportunità strategiche ivi incluse eventuali partnership orientate ad accelerare la crescita”. Del resto, le sfide del mercato, dove il prezzo unico nazionale (il cosiddetto pun) continua a salire, sono crescenti e molte aziende di medie dimensioni come Illumia sono chiamate a fare massa critica e consolidarsi per tenere il passo. Tutto ciò, per i soci, può significare un'importante diluizione e, in taluni casi, anche la cessione del controllo, magari col mantenimento di una quota di minoranza. Un tema cruciale, in quest'ottica, è anche la valutazione del singolo cliente con molti operatori che tendono a utilizzare come pietra di paragone gli oltre 600 euro pagati da Edison l'anno scorso per quelli di Gas Natural Italia. Un prezzo elevato – generoso, secondo alcuni esperti, perché un cliente può essere perso da un giorno all'altro – ma in quel caso forse giustificato dal fatto che si trattava di contratti con un tasso di abbandono molto basso. Un ragionamento che potrebbe vale, a maggior ragione, per i 700mila clienti veneti di Ascopiave: il teaser di offerta è atteso prima di Natale anche se la situazione, per quanto indirizzata dagli advisor e dalla maggioranza dei soci, pare ancora fluida.

Per Sorgenia, su cui le banche azioniste hanno da poco nominato Lazard advisor, il discorso è diverso. L'idea potrebbe essere quella dell'ingresso di un socio di peso (alcuni istituti vorrebbero restare perché vedrebbero un ulteriore upside di valore) per favorire la crescita di quella che è ormai la prima digital energy company italiana con 270mila clienti. In questo caso tra marchio storico e vocazione digital, osservano gli esperti, c'è un valore immateriale rilevante.


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