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Pochi impianti e troppe norme: rifiuti e riciclo a rischio paralisi

di Jacopo Giliberto

Si profila un’estate rovente sul fronte dei rifiuti. E “rovente” va inteso in senso anche letterale, purtroppo: in qualche caso la soluzione che troveranno le ecomafie per liberarsi di rifiuti senza destinazione sarà ricorrere una tanica di benzina e un fiammifero.

Il quadro è delineato nelle prossime righe. Anche all’estero, gli impianti di riciclo, rigenerazione e trattamento dei rifiuti domestici ma soprattutto dei residui industriali e ospedalieri sono pieni a tappo; cominciano a essere respinti i camion carichi di materiali da rigenerare, i prezzi crescono di giorno in giorno.

I rifiuti domestici (urbani) sono circa 29,5 milioni di tonnellate l’anno. I rifiuti delle imprese (speciali) sono 135 milioni di tonnellate, in massima parte riciclate e rigenerate; fra questi ci sono 9,6 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi.

Gli impianti non bastano, bloccati dai comitati nimby e dai politici in cerca di consenso. L’ultimo caso? L’altro giorno il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha annunciato ai ravennati che farà chiudere l’inceneritore.

Il riciclo si blocca per la nuovissima e improbabile norma end-of-waste che riporta il riciclo alle tecnologie di 20 anni fa e — invece di regolare il ricupero e la rigenerazione dei rifiuti — paralizza l’ambiente e mette le imprese nelle mani di burocrati con il terrore di firmare qualsiasi permesso e di ricattatori della denuncia.

La soluzione in qualche caso sarà aumentare i costi di produzione delle fabbriche. In altri casi la soluzione sarà cercare ripieghi d’emergenza: rivolgersi a chi, fingendo di seguire l’etica d’impresa, si sbarazzerà dei rifiuti in modo improprio.

Ma dopo il quadro d’insieme, ecco una visione ravvicinata di dettaglio.

Brescia: 106 aziende fra qualche giorno vedranno scadere l’autorizzazione al riciclo dei rifiuti industriali, causa la normativa end-of-waste inserita nel decreto sbloccacantieri. Il vicepresidente della Provincia, Guido Galperti, ha lanciato un appello per le imprese che ritirano e riutilizzano le ceneri dell’inceneritore A2a di Brescia, per i ricuperatori di pneumatici usati, per chi produce metano dal letame degli allevamenti.

Bergamo: in allarme le aziende di trattamento dei rifiuti industriali anche pericolosi; a giorni partiranno lettere di disdetta ai clienti.

Milano. Causa norme end-of-waste, non sono più riciclabili in vetreria i tubi catodici dei televisori usati e né si può più rigenerare il silicio dei pannelli fotovoltaici vecchi e le imprese del settore cominciano a smaltire a carissimo prezzo in discarica.

Roma. Senza destinazione grandi quantità di rifiuti industriali, respinti anche dagli impianti all’estero.

Milano, l’assessore regionale all’Ambiente, Raffaele Cattaneo, sarebbe intenzionato a bruciare negli inceneritori già strapieni, invece di usarli come concime, circa metà dei fanghi che i depuratori estraggono dai fiumi e dalle fogne.

Roma. I comitati del no e i nemici del riciclo trovano ascolto facile perfino al ministero dell’Ambiente, che ha indetto un incontro per l’11 luglio sui fanghi dei depuratori. Se non si potranno usare come concime, i fiumi non potranno essere puliti e torneranno fogne a cielo aperto, oppure in caso di combustione negli inceneritori il costo altissimo peserà sulle bollette dell’acqua.

Milano. Una multinazionale francese di trattamento rifiuti: anche in Francia e Germania gli impianti di riciclo e smaltimento sono in emergenza; nei prossimi giorni non potremo più ritirare dalle aziende di produzione.

(Per motivi di condizioni di mercato non sono stati riportati i nomi delle fonti utilizzate).


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