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Allarme dei Comuni montani: la legge sullo scuolabus gratuito è bloccata, faremo da soli

di Eugenio Bruno

Al coro di voci proveniente dal mondo della scuola, che chiede di “scongelare” il decreto precari approvato salvo intese dal Consiglio dei ministri del 6 agosto scorso e bloccato dalla crisi di governo, si uniscono le comunità montane. Quel provvedimento, infatti, offriva ai Comuni la possibilità di cofinanziare o coprire interamente la cifra per il servizio scuolabus. Una possibilità - sottolinea un comunicato dell’Unione nazionale Comuni comunità enti montani (Uncem) - che oggi «secondo la legge del 2017, ribadita in più sentenze della Corte dei Conti, non c’è. E tutti i Comuni che lo hanno fatto e che lo faranno, in base alla norma vigente, sono perseguibili».

Il pessimismo dell’Uncem
La nota prosegue ricordando che, per rendere operative le nuove norme - che consentirebbero ai Comuni in equilibrio finanziario di farsi carico totalmente del servizio di scuolabus - il decreto che le contiene andrebbe pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prima dell’inizio dell’anno scolastico. E cioè entro il 1° settembre. Ragion per cui - spiega il presidente dell’Uncem, Marco Bussone, «le modifiche richieste da Uncem e dai Sindaci, annunciate da molti parlamentari, non ci saranno».

Le contromisure allo studio
È lo stesso Bussone a raccontare cosa faranno i Comuni: «Di certo non interromperanno il servizio di scuolabus e continueranno a finanziarlo nella misura che ritengono più opportuna. Andranno contro la legge vigente per buonsenso. Per garantire opportunità e diritti». Anche perché - aggiunge - «il diritto alla scuola nei piccoli Comuni montani è tale solo se gli studenti possono raggiungere con lo scuolabus i plessi». Aspettando - è il suo auspicio conclusivo - che «il Parlamento approvi una nuova legge che modifichi la precedente, con lo stesso buonsenso che abita negli uffici dei Sindaci e nelle sale consiliari dei piccoli Comuni».


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