Home  › Sviluppo e innovazione

Passaggio ad altro ministero: l’assegno comprende la retribuzione personale docenti

di Andrea Alberto Moramarco

In caso di passaggio nei ruoli di altro ministero, l'Amministrazione di destinazione è tenuta ad includere nell'assegno ad personam dell'ex docente anche la retribuzione personale docenti (Rpd), in quanto si tratta di un compenso fisso e continuativo non legato alla valorizzazione professionale della funzione docente. Ad affermarlo è la Sezione lavoro della Cassazione con l'ordinanza n. 6435/2020, con la quale i giudici di legittimità hanno sottolineato come nella transizione da un'amministrazione all'altra deve essere mantenuto il trattamento economico complessivo goduto dal dipendente prima del trasferimento.


La vicenda
Protagonista della controversia è una ex dipendente del Miur, poi transitata nei ruoli del ministero degli Affari esteri, la quale chiedeva al Mae l'inclusione nell'assegno ad personam della retribuzione personale docenti di cui godeva nell'esercizio della professione di insegnante. Il ministero riteneva però che, dall'analisi dell'articolo 30 del Dlgs 165/2001 (Testo unico sul pubblico impiego) e nell'ottica di evitare un onere troppo elevato del bilancio dello Stato, il trattamento economico e giuridico corretto dovesse essere quello dell'amministrazione di destinazione con conseguente esclusione di assegni personali ereditati dal precedente servizio alle dipendenze del Miur. Per i giudici, sia di primo che secondo grado, la richiesta dell'ex docente era legittima, considerato che il trattamento economico goduto presso il ministero di provenienza era dovuto «a prescindere dallo svolgimento dell'attività di docenza», in quanto l'importo ex articolo 7 del Ccnl 2001 costituisce una «componente della retribuzione dotata dei caratteri di fissità e continuità».


La decisione
La questione finiva così all'esame dei giudici di legittimità dinanzi ai quali il Mae sosteneva l'incongruenza di una tale decisione sulla base del fatto che la retribuzione professionale docenti fosse un compenso di natura accessoria per l'erogazione del quale era necessaria «l'effettiva prestazione dell'attività didattica». La Cassazione si mostra però di diverso avviso e conferma il verdetto di merito. Ebbene, per la Suprema corte per la risoluzione della controversia valgono le regole fissate da un orientamento giurisprudenziale ormai costante secondo il quale, in sostanza, il passaggio diretto ex articolo 30 del Dlgs 165/2001 «è riconducibile all'istituto civilistico della cessione del contratto», con conseguente conservazione dell'anzianità e del mantenimento del trattamento economico goduto presso l'amministrazione di provenienza, il quale deve essere determinato «con il computo di tutti i compensi fissi e continuativi erogati al prestatore di lavoro». Quanto al comparto scuola, nello specifico, il Collegio sottolinea come la retribuzione professionale docenti costituisca un compenso fisso e continuativo corrisposto in misura fissa e non variabile per dodici mensilità che va pertanto incluso nell'assegno personale.


© RIPRODUZIONE RISERVATA