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Stadio, Daspo per i mafiosi - Le linee guida del Viminale

di Marco Ludovico

Daspo ai mafiosi che vanno allo stadio. Il divieto di partecipare alle manifestazioni sportive è diventato con il decreto sicurezza bis - ieri con la fiducia ha avuto il primo sì a Montecitorio, attende ora la ratifica al Senato - un daspo «allargato». L’obiettivo è di escludere le frange di criminalità dalle tifoserie: fenomeno endemico. come dimostra l’esame ripetuto di casi nelle procure della Repubblica e alla procura federale della Figc.

Ma questo daspo rinnovato è anche fissato nelle «Linee guida in materia di misure di prevenzione personale» inviate di recente dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, a tutti i questori e poi anche ai prefetti. Un documento elaborato dalla Direzione centrale Anticrimine, messo a punto dal Servizio centrale Anticrimine. Le misure sono quelle «tipiche» (foglio di via obbligatorio e sorveglianza speciale) e «atipiche» non inserite nel testo unico Antimafia (daspo; ammonimento per atti persecutori, per atti di violenza domestica e per cyberbullismo; ordine di allontanamento; divieto di accesso a specifiche aree urbane).

Per il prefetto Gabrielli il documento è fondamentale: «In considerazione della centralità del ruolo rivestito in materia dal Questore» come si legge nella sua lettera di trasmissione. Tanto da essere stato condiviso con magistrati della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato e della Sezione autonoma misure di prevenzione del tribunale di Milano. Le «Linee guida fanno un esplicito riferimento al decreto sicurezza bis presentato e voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. Osservano come il daspo si possa applicare per «comportamenti posti in essere in ambiti non ricollegabili a eventi sportivi (come, ad esempio, nel corso di manifestazioni politiche)». Se la cosiddetta «pericolosità sociale» del soggetto da «daspare», come si dice con un brutto gergo di addetti ai lavori, emerge da altri elementi, nulla quaestio. Non può non bastare, del resto, «l’essere incorsi in denunzia o condanna, anche con sentenza non definitiva, per determinati reati, specificamente indicati e scelti quali indici precisi di attitudine al compimento di reati di particolare allarme sociale». Tra i reati, ma questo è ovvio e scontato, ci sono quelli di mafia e di terrorismo. Con il particolare, però, che gli affari della malavita organizzata e i loro obiettivi di infiltrazione e consenso sociale - richiamati con gravità nell’ultima relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) - sono fiorenti proprio con diverse tifoserie calcistiche. Al Nord come al Sud.

I tecnici della direzione Anticrimine sottolineano come proprio questi soggetti «coinvolti in indagini per reati in tal modo caratterizzati, per i quali è presumibile la probabilità di condotte violente, possano accedere alle manifestazioni sportive, luoghi in cui condotte analoghe potrebbero comportare una condizione di particolare rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica». Le innovazioni legislative hanno poi aggiunto altri reati che, già con il buon senso, apparirebbe logico annoverare per l’emanazione di un daspo del questore. Come l’incendio, la rapina e la rissa.

Franco Frattini, presidente della terza sezione del Consiglio di Stato, sottolinea nella prefazione alle «Linee guida»: le misure atipiche sono «uno strumento di contrasto ormai irrinunciabile, accanto alla sanzione penale, contro condotte violente e aggressive da parte di singoli o gruppi in settori particolarmente sensibili dell’ordinamento». Frattini ricorda «le violenze domestiche, lo stalking, il cyberbullismo, ma anche le aggressioni durante le manifestazioni sportive e la sicurezza urbana»». Ai questori, adesso, tutta la responsabilità di dare piena attuazione alle «Linee guida» del capo della Polizia.


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