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Tribunale Amministrativo Regionale SICILIA - Catania, Sezione 1
Sentenza 29 gennaio 2015, n. 298
Data udienza 15 gennaio 2015

Integrale

Esecuzione appalto

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA SICILIA

SEZIONE STACCATA DI CATANIA

SEZIONE PRIMA

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1685 del 2014, proposto da:

Co.Si. s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avv. Vi.Vi., con domicilio eletto presso il suo studio in Catania, Via (...);

contro

Comune di Siracusa, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Sa.Bi., con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Gi.Ca. in Catania, Via (...);

nei confronti di

Ditta individuale Ge.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Lu.Bo. e Mi.Dell'Ar., con domicilio legale presso la presso la Segreteria del T.A.R. per la Sicilia – sezione di Catania in Catania, via (...);

per l'annullamento

- della nota prot. n. 51406 del 16 maggio 2014 del Comune di Siracusa – Settore Attività Produttive e Mercati, pervenuta alla ricorrente il 19 successivo, con cui è le stato negato l'accesso documentale di cui all'istanza, inoltrata il 4 aprile 2014 a mezzo posta elettronica certificata, ai sensi e per gli effetti degli artt. 22 e segg. della l. 241/1990 e s.m.i., nonché del d.lgs. 195/2005, avente ad oggetto l'esecuzione dell'appalto da “Cottimo fiduciario per il servizio di noleggio e pulizia-spurgo di bagni mobili ecologici a funzionamento chimico da installare nei mercati su aree pubbliche per il biennio 2010 e 2011 e successive proroghe” e della successiva integrazione, inoltrata sempre a mezzo posta elettronica certificata il 5 aprile 2014;

- della nota prot. 51396 del 16 maggio 2014 del Comune di Siracusa – Settore Attività Produttive e Mercati, pervenuta il 19 successivo a mezzo posta elettronica certificata, nella parte in cui è stato negato l'accesso documentale di cui all'istanza, inoltrata il 30 aprile 2014 a mezzo posta elettronica certificata, ai sensi e per gli effetti degli artt. 22 e segg. della l. 241/1990 e s.m.i., avente ad oggetto la documentazione afferente ad una gara per l'affidamento dell'appalto di locazione e pulizia-spurgo di bagni mobili, prevista per il 7 aprile 2014, per la quale la ricorrente aveva avanzato richieste in autotutela, al fine di parteciparvi.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Siracusa e della ditta individuale Ge.A.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2015 la dott.ssa Eleonora Monica e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

La società ricorrente, operante nel settore della locazione, pulizia e spurgo di bagni mobili ecologici, con ricorso ritualmente notificato e depositato entro i termini, impugna i provvedimenti in epigrafe con cui il Comune di Siracusa, nel riscontrare le istanze di accesso agli atti avanzate rispettivamente il 4 ed il 30 aprile 2014, ha negato l’ostensione dei seguenti documenti:

- relativamente all'esecuzione dell'appalto da “Cottimo fiduciario per il servizio di noleggio e pulizia-spurgo di bagni mobili ecologici a funzionamento chimico da installare nei mercati su aree pubbliche per il biennio 2010 e 2011 e successive proroghe”,

1) documenti comprovanti la consegna e/l’inizio del servizi svolti dalla ditta appaltatrice;

2) formulari di identificazione dei rifiuti - la copia n. 1 e n. 4 - che, a norma dell'art. 193 d.lgs. 15212006 e del D.M. Ambiente n. 145/1998, sono stati emessi ad ogni intervento di pulizia-spurgo;

3) fatture presentate dalla ditta Genovese;

4) provvedimenti di liquidazione;

5) mandati di pagamento;

- relativamente ad una gara per l'affidamento dell'appalto di locazione e pulizia-spurgo di bagni mobili, prevista per il 7 aprile 2014,

1) copia della documentazione (incluse le copie dei plichi e della busta dell'offerta) prodotta dalla ditta Ge. per la partecipazione alla gara;

2) copia della corrispondenza eventualmente intercorsa tra il Comune e la ditta Ge. successivamente al 7 aprile 2014 in merito alla procedura de qua.

La ricorrente, in particolare – nell’invocare, ai fini della titolarità di un interesse diretto, concreto ed attuale ad accedere alla citata documentazione, il proprio diritto di difesa in relazione ad eventuali comportamenti contra legem e di concorrenza sleale praticati dalla propria concorrente Ge.A. - chiede l’annullamento dei provvedimenti impugnati e la condanna del Comune di Siracusa ad esibire tutta la documentazione richiesta con le citate istanze.

Con memoria depositata il 25 settembre 2014, si costituiva in giudizio il Comune resistente, adducendo a sostegno dei propri dinieghi come la ricorrente, non avendo partecipato alla gara, non avrebbe “un interesse qualificato e differenziato in ordine a tale procedimento”.

Anche la controinteressata, con memoria depositata il 12 dicembre, si costituiva in giudizio eccependo anch’essa la finalità meramente esplorativa delle istanze di accesso avanzate dalla società ricorrente, nonché chiedendo la cancellazione ex art. 598, comma 2, del codice penale di affermazioni nel ricorso ritenute offensive e la condanna della ricorrente al pagamento del risarcimento del danno non patrimoniale conseguentemente subito per una somma di euro 5.000,00.

Alla camera di consiglio del 15 gennaio 2015, la causa veniva trattata e, quindi, trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato nei limiti di seguito specificati.

1. In particolare, tale ricorso è fondato e deve, dunque, essere accolto soltanto per quel che concerne l’istanza di accesso avanzata dalla società ricorrente il 4 aprile 2014, nei soli limiti in cui essa risulta essere stata formulata ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 del d.lgs. n. 195/2005, “sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale”, ritenendosi, infatti, che i richiesti “formulari di identificazione dei rifiuti” rientrino nella nozione di “informazione ambientale”, di cui all’art. 2 di tale d.lgs. n. 195/2005, comprendente tra l’altro “qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora, elettronica od in qualunque altra forma materiale concernente … fattori quali le sostanze, l'energia, il rumore, le radiazioni od i rifiuti, anche quelli radioattivi, le emissioni, gli scarichi ed altri rilasci nell'ambiente, che incidono o possono incidere sugli elementi dell'ambiente”.

Nello specifico settore della tutela dell'ambiente, l’accesso all'informazione ambientale deve essere, infatti, consentito a chiunque ne faccia richiesta, senza necessità che questi, in deroga alla disciplina generale sull’accesso ai documenti amministrativi, dimostri un suo particolare e qualificato interesse all’ostensione.

Il citato art. 3 del d.lgs. n. 195/2005, espressamente richiamato dalla società ricorrente in calce all’istanza di accesso del 4 aprile 2014 “per quel che riguarda la raccolta, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti”, prevede, per l’appunto, che “l'autorità pubblica rende disponibile, secondo le disposizioni del presente decreto, l'informazione ambientale detenuta a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dichiarare il proprio interesse”, con la conseguenza che per costituire in capo all'amministrazione un relativo obbligo di comunicazione non si deve essere necessariamente titolari di una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, essendo, bensì, sufficiente la sola indicazione delle informazioni richieste (in tal senso, T.A.R. Lazio, Roma, Sez. III quater, n. 389/2012, secondo cui in materia ambientale l'accesso sarebbe “incrementato anche sotto il profilo qualitativo”, estendendosi anche alla leggibilità e alla comprensione delle stesse imponendo un obbligo aggravato di trasparenza in capo alle autorità pubbliche).

Orbene, osserva il Collegio come nel caso di specie non ricorra alcuna delle ipotesi tassativamente previste all’art. 5 del d.lgs. n. 195/2005, che in materia di accesso all’informazione ambientale legittimano un diniego da parte dell’amministrazione intimata, neanche risultando che il Comune resistente, con l’impugnata nota del 16 maggio 2014, prot. n. 51406, nell’addurre l’opposizione della ditta aggiudicataria, la mancata titolarità di un interesse qualificato e differenziato all’accesso ed il riferirsi la richiesta alla fase esecutiva di una procedura di affidamento già conclusasi, abbia nemmeno eseguito “una valutazione ponderata tra l'interesse pubblico all'informazione e 1’interesse tutelato dall’esclusione dall’accesso”.

2. Relativamente agli altri documenti richiesti, il ricorso è, invece, infondato.

Deve essere accolta l’eccezione, formulata sia dal Comune che dalla controinteressata, di carenza di un interesse qualificato e differenziato all’ostensione, condividendosi quell’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui “in materia di accesso agli atti nel settore degli appalti pubblici la disciplina contenuta nell'art. 13 del D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163 (Codice degli appalti) specifica i principi di cui all'art. 24 della legge n. 241 del 1990 sul bilanciamento degli interessi contrapposti alla trasparenza ed alla riservatezza, rispetto ai quali è più puntuale e restrittiva, definendo esattamente l'ambito di applicazione della esclusione dall'accesso, ancorandola, sul piano della legittimazione soggettiva attiva, al solo concorrente che abbia partecipato alla selezione e, su quello oggettivo, alla sola esigenza di una difesa in giudizio” (in tal senso, Cons. di Stato, sez. V, n. 6121/2008 e, più recentemente, ex multis, T.A.R. Emilia-Romagna, Parma, Sez. I, n. 454/2014)./

Nel caso di specie, il Collegio è, infatti, dell’avviso che la ricorrente, non avendo partecipato alle procedure di gara ai cui atti le istanze di accesso si riferiscono ma limitandosi ad invocare un proprio diritto di difesa in relazione ad eventuali ed ipotetiche condotte sleali praticate dalla propria concorrente Ge.A. (consistenti nel praticare prezzi più bassi nelle procedure di gara, effettuando, poi, delle indebite economie nella fase esecutiva degli appalti, tramite la difettosa esecuzione delle prestazioni e l’omessa o non corretta gestione e tracciatura dei rifiuti), non sia legittimata all’accesso agli atti della relativa procedura di affidamento e di esecuzione del contratto, non avendo nemmeno sufficientemente argomentato in merito all’effettiva utilità della documentazione richiesta “in vista della difesa in giudizio”, non ritenendosi sufficiente in materia di appalti la titolarità di un qualsiasi interesse differenziato e protetto dall’ordinamento, ancorché serio e non emulativo, quale quello di acquisire prove documentali circa eventuali condotte contra legem e di concorrenza sleale.

3. Per quel che riguarda, infine, la domanda formulata dalla controinteressata di cancellazione ex art. 598, comma 2, del codice penale di affermazioni nel ricorso ritenute offensive, condannando la ricorrente al pagamento del risarcimento del danno non patrimoniale conseguentemente subito, essa non può essere accolta non essendo le asserzioni in questione riferite specificamente alla controinteressata medesima bensì genericamente agli operatori del settore.

In conclusione, quindi, ritiene il Collegio che esistano i presupposti per accogliere il ricorso in epigrafe solo in parte, annullando la sola nota prot. 51406 del 16 maggio 2014, nella parte in cui si nega l’accesso ai “i formulari di identificazione dei rifiuti - la copia n. 1 e n. 4 - che, a norma dell'art. 193 D.Lgs. 15212006 e del D.M. Ambiente 145/1998”, e, per l’effetto, ordinare, ai sensi dell’art. 116, co. 4, cod. proc. amm., all’amministrazione comunale l’esibizione di tali formulari, consentendone l’accesso, entro trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza, mediante visione e rilascio di copia (a spese dell’istante).

Sussistono, comunque, giusti motivi, attesa la peculiarità della materia e la parziale reciproca soccombenza , per compensare integralmente fra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania Sezione Prima definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo accoglie ed in parte lo respinge nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, ordina al Comune di Siracusa l’esibizione dei documenti ivi precisati, nel termine e con le modalità parimenti ivi indicati.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2015 con l'intervento dei magistrati:

Salvatore Veneziano - Presidente

Gabriella Guzzardi - Consigliere

Eleonora Monica - Referendario, Estensore

Depositata in Segreteria il 29 gennaio 2015.

Da: Pubblica Amministrazione 24